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giovedì 5 novembre 2009

La ri-balta della nuova specie: uno studio dell'Opportunistas negationistas

Un tempo, si diceva che gli unici votanti di Berlusconi fossero gli ignoranti e gli opportunisti. I primi erano metodicamente indottrinati dal potere mediatico, i secondi erano quelli non ascrivibili ai "coglioni" o, per dirla con le parole del pensatore-palazzinaro Ricucci, erano i "furbetti del quartierino" (dal Nuovo Garzanti/Devoto/Oli per la prima volta insieme: "coloro che sfruttano una opportunità di breve respiro credendo erroneamente di aver svoltato per la vita").

E' possibile dire con una certa precisione che ad oggi (Novembre 2009), dopo 15 anni di berlusconismo in continua evoluzione (si pensi solo che nella discesa in campo del 1994 Berlusconi aveva contattato Di Pietro per fargli da Ministro della Giustizia, roba che i sinistrorsi non hanno pensato neanche a partire da due anni dopo, con Prodi), è possibile dire, dicevo, che la fauna italica si sia bio-diversificata, spinta appunto da questo stress evolutivo.

Ad oggi, le macro categorie Servi-Opportunisti sono sempre valide, ma hanno speciato (in linguaggio scientifico, hanno dato origine a specie diverse).

Fra gli Ignoranti, a lato dell'Ignorante ingnorantis, razza pura, dal DNA geneticamente stabile fin dai tempi più remoti, si è sviluppato stabilmente l'Ignorante servus. Quest'ultimo, in realtà ormai da tempo presente sulla piazza, deriva direttamente dal ramo bondiano del credo biscionano. Ne fanno parte coloro che sono in completa adorazione del personaggio Berlusconi. La loro ammirazione risiede non nel come, ma nel cosa: ovvero, chissenefrega di quello che fa, il fatto è che c'è sempre lui, sempre lì. Che uomo! Deve pur valere qualcosa! Ne segue un sussurrato, intestino: Io non sarò mai così. Il resto è storia nota.

Fanno solo erroneamente parte di questa categoria i servi consapevoli, coloro che recitano la parte da servo avendo però in testa un piano ben allocato. In questo caso si parla in Biologia di Evoluzione Convergente, ovvero si scopre che per un determinato contesto-ambiente esterno, una certa soluzione è quella che garantisce maggiori probabilità di sopravvivenza. Quest'ultimo caso di servitù va in realtà ascritto agli Opportunisti puri.

Gli Opportunisti si dividono appunto nei duri e puri (Opportunistas opportunistas) e nella specie relativamente nuova degli Opportunistas negationistas. Dico relativamente in quanto la Storia è piena di casi del genere, non ultima quella italiana. Ma la prepotente ribalta di questa categoria ha radici recenti, dovuta proprio a quest'ultimo giro di vite del berlusconismo ("L'etat c'est moi"; "Viva l'Itaglia, viva Berlusconi"). Il negazionista, per quanto a prima vista appartenente ad una categoria a sè, in realtà fa parte degli Opportunisti. Oltre al caso evidente di negare per pubblico tornaconto (penso e parlo: Ghedini, Ferrara o ogni politico del centrodestra e/o centrosinistramanontroppoperl'amordiddio), tocca anche sfere minori di cittadini comuni, i quali di pubblico non hanno niente, se non la loro normale e banalissima vita. Come è possibile giungere a questo fenomeno?

E' altamente probabile che il loro negare poggi i piedi in una incapacità di accettare la loro condizione. Non riuscendo a sopportare il peso di ciò che vedono attorno a loro (una civilità decadente e priva di valori) la negano fortemente, arrivando a combattere con "sincerità" chi continua a puntare il dito. Le definizioni "moralista" e "giustizialista" sollevano spiritualmente questi individui, donando un sostegno dialettico alle loro ansie. Similmente lo fanno le evoluzioni logico-grammatiche di un Feltri come di un Bel(?)pietro. Il feedback generato da questa lotta è per loro certamente positivo, in quanto dà dei nuovi valori a persone che non sanno più che fare di quelli vecchi passati in evidente disuso (spesso pure "buoni", nel senso della sostenibilità sociale di tali valori). Il feedback negativo, antecedente e il più delle volte mascherato alle loro coscienze, è che loro stessi hanno indotto con i loro atti (in primis una prepotente ed arresa indifferenza) l'instaurarsi ed il consolidarsi di tale imbarbarimento sociale.

Mentre per le altre specie il debellamento è semplice e relativamente breve (non appena morto Berlusconi cadranno tutti dal pero. I primi a farlo, con un certo vantaggio, saranno ovviamente gli Opportunisti puri), la risoluzione del fenomeno negazionista è lunga e difficile. Questi, venendo meno il loro nuovo sostegno esistenziale, rimangono smarriti e persi per la seconda volta. Fisiologicamente questo genererà in loro un imbastardimento molto forte, che li porterà a sostenere ancora con più forza le loro idee ormai drammaticamente fuori moda. Finiranno ancora più chiusi ed imbronciati, fedeli ad un periodo lontano dal tempo (e per questo ancora più sicuro da eventuali critiche oggettive: che ne sai tu, non c'eri). Nel caso di riprese sociali titubanti (frequenti a seguito di dittature del calibro berlusconiano), i negazionisti possono essere pericolosi. Se accedono nelle stanze dei bottoni (anche in quelle con un bottone solo), con la loro sicurezza possono arrivare ad influenzare "quelli che non c'erano", instillando il virus della negazione o almeno il suo dubbio. Per una più ampia casistica in merito, si consiglia una ricerca più approfondita sui negazionisti della Shoah.

domenica 15 marzo 2009

Germania batte Italia 6.58 a 6.33

Eh sì, cari amici, la vita dell'italiano all'estero è dura!
Devo difendere l'italianità da attacchi di ogni genere, altro che Vendettaaaaaaaa!

Mi è arrivato poco tempo fa il "pacco della salvezza", uno scatolone proveniente dalla mia consorte pieno di oggetti di cui, secondo italica abitudine, avrei dovuto sentire il bisogno. Dico avrei, perchè il pacco è stato una sorpresa, non ne sapevo nulla (non vi dico neanche le scene davanti alla porta con il postino tedesco che mi braccava ed io che lo scansavo).

Fra i vari oggetti, c'erano due vasetti di Nutella italiana. Non appena i tedeschi l'hanno vista, si sono chiesti perchè diavolo non l'avessi comprata qui, se la volevo. Vagli a spiegare che era un regalo e che io non sapevo nulla: voleva essere una cosa così (c'erano anche dei calzini colorati: insomma, erano regali di ogni tipo!). La presenza della crema nutelloide italiana ha infuocato il dibattito su quale fosse più buona. Facendo ancora tesoro del buon senso e conservando l'aplomb che mi contraddistingue, ho detto: "E che cazzo, saranno uguali!". Giammai!, la falange germanica sosteneva unita che era migliore quella tedesca perchè fatta con prodotti di Crante Ciemania. Ancora una volta, mi sono sentito in dovere di sottolineare che, seppure certi prodotti locali fossero certamente migliori, un aggeggio strapieno di conservanti che scadrà quando mio nipote morirà di vecchiaia non è proprio il prodotto migliore per sostenere certe tesi nazionalistiche. Giammai! (e due!): la falange germanica premeva per un confronto diretto per dimostrare coi fatti la nutellosa superiorità.

Ho comprato dunque un vasetto di Nutella tedesca ed ho, giusto ieri mattina, approntato un esperimento di rara attenzione. I tester erano due: me e Miriam, una delle conviventi della magnifica casa dove sono ospite, pari età e- credo- grado sociale. Un maschio ed una femmina, un italiano ed una tedesca. Un buon mix per un test. Sono stati scelti 3 tipi di assaggi: 1) prova secca al cucchiaio, 2) spalmato su pane tostato e, infine, 3) 'a morte sua: pane tostato e burro. Fra un assaggio e l'altro, il tester aveva l'obbligo di lavarsi la bocca con un sorso di latte ed, a seguire, uno di acqua gassata (il gas facilitava la rimozione del precedente assaggio e massaggiava le pupille gustative riducendo le precendenti stimolazioni). Ovviamente, il tester indossava una maschera che lo rendeva assolutamente cieco. Il compito del tester era di dare un voto da 0 a 10 (0= orrendo; 6= sufficiente; 10= magnifico). Infine, dopo i 6 assaggi (3 tipi per 2 prodotti), al tester veniva nuovamente fornito un campione a caso (tedesco o italiano) di Nutella al cucchiaio: la comparazione col voto precedentemente dato rappresentava l'affidabilità del tester. Questo protocollo, da me inventato, sviluppato e proposto (ed accettato senza revisione dall'altra tester, Miriam) ha portato a sconvolgenti risultati (vedi tabella).

Tabella: Valutazione su singoli campioni di Nutella tedesca ed italiana. A sinistra, valori mediati e valutazione finale. I dati rappresentano il risultato di esperimenti condotti in singolo.

Clamorosamente, la Nutella tedesca è risultata vincente. Quello che la tabella non dice, è che la Nutella italiana è molto più zuccherosa rispetto a quella tedesca. Il fatto di essere leggermente più amara (si sentono di più le nocciole in quella tedesca) la penalizza incredibilmente nella prova su pane tostato, mentre quella italiana regge botta. Il dramma per quest'ultima è l'aggiunta del burro: l'amarognolo è stemperato e la Nutella tedesca passa da destra in corsia d'emergenza. La disfatta è totale. Lo zucchero della Nutella italiana lotta con il burro e non si capisce chi vince. Alla fine, la media delle medie dice Germania batte Italia 6.58 a 6.33. Questa differenza è una differenza molto lieve, del 4%. Ora, considerando la relatività delle analisi (il gusto è comunque un affare personale) il 4% è una differenza ridicola. Nel biologico, si considerano uguali anche valori con differenze del 20%, in certi casi. Nel chimico, il 4% è lì lì per essere effettivamente considerato un valore diverso.

A latere, da notare che entrambi i tester hanno abbassato esattamente di un punto la loro precedente votazione della stessa Nutella al cucchiaio durante il controllo (Miriam da 6 a 5, io da 6.5 a 5.5). Se inizialmente questo era stato considerato un parametro di inaffidabilità per entrambi, è risultato chiaro, poi, che il passaggio da Nutella e burro a Nutella e basta era eccessivamente penalizzante per qualsiasi palato.

Ad ogni modo, questa triste realtà si è sposata con una interessante scoperta: in casa, la Nutella italiana è già finita (4% o no, ai tedeschi è piaciuta eccome!), mentre di quella tedesca (causa misunderstanding su chi dovesse comprarla fra me e Miriam) adesso ce n'è poco meno di un chilo.

Così, facendo tesoro della esperienza scientifica, stamani mi sono sparato pane, burro e Nutella tedesca...

venerdì 27 giugno 2008

Irlanda atto finale

La conferenza a cui sto partecipando finira' oggi e questo e' l'ultimo giorno che posso abusare della linea internet dell'Universita' di Galway.
Ieri sera c'e' stata la serata di gala (alla quale io ero vestito come un 16enne). Con mia enorme sorpresa, molto piu' divertente di quanto potessi sospettare. Ad un certo punto e' arrivata anche una super-orchestra che ha fatto ballare le ginocchia cigolanti di alcuni prof (ai miei occhi lodevoli per questo) ma soprattutto di parecchi studenti.
Al di la' dei risultati scientifici o delle condizioni lavorative, questi momenti sono davvero eccezionali per fare un punto, tirare qualche somma e darsi modo di collocarsi opportunamente, nello spazio e nel tempo delle nostre vite. E' incredibile, ad esempio, scoprire come non ci sia davvero alcuna differenza fra le persone che vivono in paesi diversi. Alcuni aspetti sono cosi' radicati nella natura umana che si sviluppano autonomamente, a prescindere dal luogo. I sentimenti sono sempre i soliti, magari vengono manifestati in momenti e modi differenti, ma sono proprio quelli. Non c'è niente di realmente nuovo o diverso. Un pò come una partita a carte: magari gara dopo gara, il mix che hai in mano cambia, ma le carte sono sempre uguali.
Un altro aspetto entusiasmante e' la babele delle lingue che ritrovi. Ieri sera ero ad un tavolo con un ricercatore giapponese, i miei 2 colleghi italiani, 3 israeliani ed 1 portoghese. Ognuno parlava una lingua diversa dalla sua per poter comunicare con gli altri.
Il giapponese non ha fatto altro che ridere tutta la sera. Rideva troppo. Rideva gia' prima che qualcuno dicesse qualcosa, aveva il colpo in canna. Ho sospettato fosse una tattica sociale per poi carpire qualche segreto scientifico al mio capo al terzo bicchiere di bianco. Avevo ragione.
Con i 3 israeliani e la portoghese ero "abbastanza" coetaneo e mi sono fatto qualche risata in piu'. Non avevo mai sentito parlare in ebraico, ha una sonorita' nuova per me. Mi e' sembrato un misto fra francese ed arabo. Anche il loro inglese, a tratti, suona come parlato da un francese. Ad ogni modo risultava estremamente affascinante, come affascinanti erano anche loro (almeno 2 su 3).
La portoghese, una bella ragazza di 40 anni (dovrei dire donna, dato che aveva anche un figlio di 14 anni, ma aveva un aspetto particolarmente gggiovane), aveva pero' un arma in piu' su tutti: non appena parlava nella sua lingua madre, anche se ti stava dicendo che il tuo alito sapeva di capra morta, aveva il potere di ammaliarti. Non so quanti di voi hanno avuto la fortuna di sentire parlare dal vivo il portoghese. Non credo di aver sentito niente di piu' sensuale. Ho passato la serata a farmi ripetere la parola Nacchere (lo strumento musicale) che era qualcosa tipo Castagnolas, la cui sonorita' era devastante. Se non vi sentite affascinanti abbastanza ed avete voglia di investire su voi stessi, imparate questa lingua.
Come mi capita ormai spesso, nonostante fossi fra i piu' giovani del gruppo non lo sembravo affatto. Fra me e l'israeliano di 32 anni avreste scommesso su di lui. Mi ha parlato davvero bene della vita nel deserto, dove vive lui. Un po' pallosa, magari, ma climaticamente parlando perfetta. Durante il giorno fa un gran caldo, 35-40 gradi, ma è particolarmente secco, non c'è umidità (é il deserto!). Non appena cala il sole, nel giro di un ora la temperatura scende vertiginosamente, un vento fresco arriva dal deserto (dove di notte può fare tranquillamente -4 °C) e basta aprire le finestre per sentirsi riavere. Esattamente l'opposto di quello che fai a Firenze per sopravvivere d'estate!
E' buffo pensare che ognuno di noi veniva da un clima particolarmente diverso da quello che ci ha accolto in Irlanda: la loro estate è fatta principalmente da pioggia, vento e freddo (mediamente 10 °C). Pensate che ho dovuto comprare una sciarpa!

In conclusione, mi rendo conto che l'esperienza umana è valsa più di tutto. E comincio a credere che sia in realtà l'unica che valga davvero: la scienza ha tempi molto molto lunghi prima di diventare tecnologia, disponibile per tutti. Quello che c'è nel mezzo, l'arco temporale di una vita, ci potrebbe anche far vivere un periodo molto stagnante, da quel punto di vista. Ma le diversità e le analogie umane no, hanno un tempo tutto loro. Magari una società ci mette secoli a cambiare, ma quando ci presentiamo al confine, con le nostre radici, è già lì, tutta diversa, che ti aspetta.

giovedì 26 giugno 2008

Energia rinnovabile

Proprio in tema di energia, non posso fare a meno di segnalarvi un articolo di puro buon senso di un uomo (Jeremy Rifkin) di cui avevo gia' conoscenza per motivi lavorativi.

Leggi o ascolta l'intervento

I suoi argomenti sono cosi' convincenti sotto ogni punto di vista che e' inutile che io aggiunga altro.
Vi prego, intensamente, di leggerlo.
Se non lo volete leggere per voi stessi, consideratelo un investimento per i vostri figli (se ne avete o che vorrete avere).

Sinceramente, ma davvero sinceramente,
Alberto

Irlanda 3: fuori dagli standard

Continuo il mio aggiornamento dall'Irlanda.
Ieri grande gita per le "campagne" irlandesi (il vento ha raggiunto velocita' Mach 2, era un carnevale di parrucche volanti, un attacco alieno). Ho compreso come mai gli irlandesi bevano cosi' tanto ed abbiano spesso una faccia poco raccomandabile. La loro storia e' cosi' ricca di soprusi ed abusi, di dispotismo nei confronti della popolazione che forse, considerato dove stiamo andando noi italiani, protemmo proporre un gemellaggio. E' come se avessero un atavico risentimento nei confronti del carattere sprezzante della vita, quella fase dell'esistenza in cui senti che tutto ti rema contro. Ad ogni modo temo che non accetterebbero il gemellaggio, questa gente sta riemergendo dal baratro proprio ora (solamente Galway e' stata la citta' con il tasso di sviluppo e crescita piu' alto di tutta Europa negli ultimi anni, a detta della guida).
Come per Berlino l'anno scorso, anche quest'anno ho avuto la possibilita' di fare un paragone fra le nostre condizioni italiote e le condizioni europee. Anche stavolta il confronto e' disarmante. Gli standard di queste persone sono ad un livello troppo alto per noi. Non reggiamo il passo con la loro normalita'. La cosa peggiore, pero', non e' che la qualita' della nostra ricerca sia pessima, anzi: da quel punto di vista, almeno per questo settore, siamo ad altissimi livelli. E' tutto il resto che manca. Le infrastrutture mancano. I servizi mancano. Un italiano, se avesse l'assistenza che ha un irlandase o un francese o un americano (intendo da parte dell'universita', delle aziende che gravitano attorno alla ricerca, del personale tecnico dei laboratori, ma soprattutto- e sopra ogni altra cosa- dalla burocrazia da compilare) produrrebbe 3 volte quello che fanno gli altri. Come l'anno scorso, mi stupisco nel vedere come gli italiani arrivati qui siano cosi' competenti, considerando che sono lasciati totalmente soli. Alcuni stranieri danno presentazioni in cui si comprende come il sostegno della struttura dove lavorano, l'integrazione del loro lavoro con quello di altri uffici, altri dipartimenti, sia cosi' capillare che ci sia un progetto generale all'interno del quale loro operano. In una sola parola: questa gente e' organizzata. Fanno la loro piccola parte sapendo che il resto lo fanno tanti altri come loro.
Chi dei nostri e' arrivato a farsi un nome e lo mantiene lo fa combattendo una lotta assurda perche' non ha appoggio da nessuno e, purtroppo, lo fa creando una "scia di morte" alle spalle, precari e schiavi nei laboratori tenuti appesi per un filo. Nei posti competenti si creano dei mini feudi in cui si rifa' tutto a spese del capo: il tecnico, l'amministratore, lo specializzando etc. Chi va avanti lo fa come fosse un privato e non un ricercatore del settore pubblico. Per mantenere gli standard di qualita' che hanno gli altri (e spesso risultando davvero migliori, come ho modo di vedere qui) si e' sacrificata (anzi direi proprio immolata) la risorsa umana. Ed ora che il limite umano e' raggiunto e si sta superando la linea della sopravvivenza il crack e' inevitabile. Credo sia lo stesso motivo per cui i morti sul lavoro sono il doppio di quelli per le strade (1300 contro 600 l'anno: girare per strada la sera e' piu' sicuro che fare certi lavori...).
So che questo aspetto cinico non piace ai piu', ma e' una realta' a cui non si puo' sfuggire. Io mi sento sinceramente desolato nel confronto con gli altri, ci credo che nascono partiti iper-nazionalisti a difesa dell'italianita': ma chi diavolo vuole davvero paragonarsi con gli altri? Meglio guardarsi i piedi e dire che siamo soli. Diamine se lo capisco.
Quello che onestamente mi spaventa di piu', non e' il crack che faremo ma il dopo. Ho la sensazione che per ricominciare davvero a fare qualcosa di buono, un nucleo forte di italiani scevri da ideologie da dopoguerra debba rimanere coeso, non si perda, non si demoralizzi. Perche' e' molto facile che il caos a seguito del crack faccia emergere lo schifo. Ma d'altro canto, dobbiamo stare "sinceramente" male per renderci conto che stavamo sbagliando tutto. E questo comporta che qualche "anima buona" si perda e mandi tutti a quel paese.

martedì 24 giugno 2008

Irlanda, parte seconda

Alla fine della prima giornata di lavori, anche i prof si concedono una pausa.
Girando per Galway per cercare un posto dove mangiare (qua mangiano prestino, alle 21:30 cucine chiuse, ma birra a fiumi) era possibile trovare qualche "scienziato" in pieno relax. Ne ho beccato uno, spagnolo, peraltro molto simpatico, totalmente in botta dopo la terza Guinness. Prima di uscire dal pub mi ha salutato con una pacca sulla spalla ed un sorriso profondamente beota che non lasciavano scampo (essendo io il signor nessuno fra questa gente, si fa presto a concludere che solo da ubriaca 'sta gente ti si avvicina).
La chiusura precoce delle cucine in Irlanda pero' mi stupisce, se si considera che la citta' sia ancora piena di gente che gira e, dato il parallelo, quassu' faccia davvero buio solo dopo la mezzanotte. Ad ogni modo, e' interessante notare come una certa italianita' culinaria sia rintracciabile ovunque: e' molto facile trovare piatti che imitano specialita' o gusti italiani, ma forse questo e' dovuto al fatto che non conosco i tipici piatti degli altri paesi e forse si potrebbe applicare lo stesso discorso anche per loro.
L'Irlanda non mi sta risparmiando le sue peculiarita': tempo perennemente grigio, con vento e pioggia (il che giustifica perche' siano sempre ubriachi), verde illimitato ovunque caschi lo sguardo(e te credo!), carne dal gusto sopraffino (scegliete un taglio qualsiasi), patate di un sapore dimenticato (il vostro sorriso e' disgustoso) e birra piuttosto buona (dopo che ieri mi sono sparato una chiara ed una guinness rimango del partito della birra praghese, ma stasera voglio dare un'altra possibilita' a quella irlandase!).
Per quanto riguarda le ultime impressioni sulla conferenza sulla ficologia applicata (e basta ridere, che diamine!), non posso fare a meno di notare un aspetto deprimente eppure forse davvero inevitabile. La scienza e' maledettamente legata alla moda. Il bio-idrogeno andava di moda 5-6 anni fa. Dopo di che', e' arrivato il momento del bio-diesel. Mi chiedo cosa ci sara' in futuro: bio-etanolo? Bio-metano? Essendo il mio argomento incredibilmente passato di moda, sono andato a porre qualche domanda a ricercatori che sapevo essere stati interessati a questo argomento in passato per sapere se davvero l'avevano data su', come direbbero a Bologna. Manco per niente! L'hanno messa da parte e ci continuano a lavoricchiare, solo che non riportano piu' i loro dati e seguono la scia del momento (il bio-diesel, appunto).
Mi chiedo quale diavolo possa essere il vantaggio nel frenare cosi' palesemente un campo di ricerca quando ti rendi conto che non ne sai abbastanza. Perche' lasciar perdere tutto per montare sul treno che sembra andare piu' veloce (sapendo che come al solito si fermera' anche lui dopo qualche metro?).
La risposta e' sempre la solita: no pay, no way. I soldi dominano la ricerca come tutti gli altri settori della vita umana. Anzi, costando la ricerca parecchi soldi, si porta avanti solo quel processo che dara' i maggiori risultati nel minor tempo. E' un ragionamento in fin dei conti accettabile.
Ad ogni modo, rimango d'accordo con Einstein quando affermava che impossibile e' quel processo che tutti credono tale fino a che arriva uno che non lo sapeva e dimostra che non lo era.

lunedì 23 giugno 2008

Irlanda, mon amour

Mentre voi scoppiate di caldo a casa vostra, io mi gelo le chiappe in quel di Galway, Irlanda. Per motivazioni lavorative (una conferenza sulla ficologia applicata) (e smettetela di ridere, perdio!) sono salito fino a qui sopra, dopo ben 3 aerei e 12 ore di viaggio.
Vi scrivo dal punto internet dell'universita di Galway (sulla costa ovest dell'Irlanda) dove la temperatura si aggira minacciosa sui 10-15 gradi. Dormo con il piumone (e dire che la sera prima di partire stavo sudando anche i reni). A prima vista, la verde Irlanda mi sembra piacevole. La cittadina e' finta, le case e le strade sembrano fatte con il lego da un bambino di 5 anni. Tutte le abitazioni sono piuttosto basse e per quanto ho visto finora, non esistono condomini, solo villette singole. Il cibo e' squisito- ripeto, squisito!- gli irlandesi piuttosto ubriachi ma gentili (finora), e stasera mi aspetto di dire lo stesso con la mia prima Guinness.

Per quanto riguarda l'aspetto scientifico del mio viaggio, la conferenza e' enorme, ci sono 400 persone e 4 sessioni parallele, tutte riguardanti lo studio sulle alghe. La ficologia (o algologia) e' infatti lo studio delle micro e macro alghe, organismi acquatici sia uni che pluricellulari, i quali vivono facendo fotosintesi o consumando acidi organici (per farla breve, zuccheri e roba simile). Come saprete, il mio lavoro si basa sulla produzione di idrogeno (a partire dall'acqua) utilizzando appunto una microalga. Questi esserini sono usati per produrre di tutto. Perche'? Perche' potrebbe essere piu' economico produrre certe sostanze tramite un processo biologico che tramite uno chimico. Ad ogni modo, per molti processi biologici e' difficile essere competitivi con quelli chimici presenti oggi sul mercato. Ad esempio, uno dei settori in particolare difficolta' nel mondo, oggi come oggi, e' quello della produzione di energia (da qui, la produzione di idrogeno, diesel, metano ed etanolo per via biologica invece che con le riserve fossili).

Se volete un aggiornamento, dopo la prima mattinata di presentazioni vi posso confermare che la situazione e' piuttosto brutta. L'energia rinnovabile, almeno quella biologica, e' davvero al palo. L'efficienza di conversione della luce solare in energia chimica (idrogeno, diesel etc) e' cosi' bassa che non ci basterebbe l'intera superficie terrestre per coltivare le nostre alghette ed ottenere biologicamente tutta l'energia che usiamo oggi. La conclusione di tutti gli addetti ai lavori e' quella di tornare in laboratorio. I piu' pessimisti sostengono che comunque sarebbe inutile e nessun processo biologico potra' soddisfare le nostre attuali richieste energetiche. I meno pessimisti sostengono che se non si investe abbastanza denaro ora, non si fara' nessun passo avanti (ed aspettare di essere con l'acqua alla gola ancora piu' di adesso peggiorera' solo la situazione). I piu' ottimisti (o saggi) (comunque gente anzianotta) sostengono che lo sforzo di produrre sostanze come l'etanolo (cioe' alcol) per fare andare le macchine e' cosi' sconveniente in termini energetici che ci meriterebbe berlo per fare il miglior investimento possibile (e qui la gente ride e squote su' e giu' il capoccione).

Comunque sia, sebbene ci siano persone di ogni parte del mondo ed abbia addirittura sentito qualche critica politica, nessuno ha ancora detto che l'attuale fabbisogno energetico e' certo elevato, ma sconsideratamente sbilanciato a favore di una ristrettissima minoranza. Forse consumando meno e sprecando anche meno energia tireremmo a campare un po' di piu', mentre nel frattempo cerchiamo la situazione migliore.

sabato 1 marzo 2008

Progetto Idrogeno: game over



Immagine da ilrasoiodioccam.it




Il progetto a cui lavoro è stato vinto da una cordata di ricercatori italiani comprendenti Università, CNR ed Enea di diverse città italiane. Il progetto è triennale e si avvia alla conclusione (ovvero, sto per perdere il lavoro!).
Questo progetto fa parte di un numero di progetti nazionali indetti dal nostro paese perchè l'Europa intimò al nostro governo di spendere quattrini per la ricerca perchè non lo faceva più. Era l'epoca del governo Berlusconi (anno 2001). Fu bandito un concorso e fu vinto nell'anno 2002. I soldi per lavorare sono arrivati nel 2006/2007. In questi 4/5 anni di attesa esclusivamente burocratica, i francesi hanno indetto un concorso simile al nostro, copiando spudoratamente alcune delle nostre iniziative. Nell'anno 2002 hanno bandito il concorso, nell'anno 2003 lo hanno finanziato; nell'anno 2006/7, quando a noi iniziavano ad arrivare i soldi, loro avevano già pubblicato i risultati. Ma, come si dice, le vie del Signore sono infinite. Molte cose sono andate comunque bene. Ciò che è successo è che abbiamo lavorato sodo ed abbiamo acquisito competenza in un campo ancora abbastanza sconosciuto in italia.

Poco tempo fa, è stata indetta una riunione fra tutti i partner del progetto per fare un pò il punto. E', questo, un momento piacevole, perchè c'è modo di confrontarsi con i coetanei che lavorano in altre città italiane per capire che aria si respira a casa loro (solitamente ci sono persone che stanno bene dal punto di vista umano e non lavorativo o viceversa, o che stanno male in entrambi i casi ma hanno solo quella strada da percorrere). Purtroppo è stato anche il momento di capire se sarà possibile rinnovare questo progetto o no. Essendo vicino alla sua fine, i capi gruppo cercavano di capire se, dati i buoni risultati conseguiti, fosse possibile rinnovarlo senza ritardi nel finanziamento. Se così non fosse, circa 10 milioni di euro spesi per la formazione di una ottantina di persone sparse in 5 città fra nord e sud italia sarebbero stati investiti nel nulla. Per farvi capire di cosa sto parlando faccio un esempio, nel piccolo della nostra esperienza di laboratorio. In Germania hanno trovato il modo di produrre in laboratorio 3 volte di più del controllo (fino a 300). Sulla base di questa scoperta hanno avviato un impianto pilota a livello industriale ed hanno continuato ad ottimizzare il processo. Noi abbiamo trovato il modo di portare la produzione 5 volte sopra il controllo (fino a 500) in scala laboratorio ma, con ogni probabilità, butteremo tutto nel cesso.

La persona giusta a cui chiedere era il referente politico. A guardia della buona riuscita di questo finanziamento è stata, infatti, messa una persona. Non mi dilungo nello specificare che la sua nomina era politica (ho sentito dire lo avesse messo lì Alleanza Nazionale) e che era un uomo di età avanzata. Ovviamente, la sua presenza durante il governo di centro-sinistra è stata zero: ovvero nel momento centrale del progetto siamo rimasti senza riferimento per cause sempre politiche. Per le stesse ragioni, ultimamente, la sua presenza è tornata a farsi sentire (in vista, probabilmente, del nuovo rinvendire dello spoiling system).

La notizia brutta è stata capire che di bioidrogeno non si parlerà mai più. La notizia più brutta ancora è stata capire che se mai verrà rifinanziato un progetto come questo, verrà depistato su un'altra fonte energetica rinnovabile che non è l'idrogeno, ma il biodiesel. Ad ogni modo, dunque, i nostri sforzi per raggiungere una competenza in questo processo saranno persi.
In buona sostanza, l'atteggiamento politico è stato lo stesso applicato a molti altri campi: sono cascati dei soldi? Bene, li avete avuti. Ora per un po' non rompete le balle. Beh, questa sì che è antipolitica!

A siglare il tutto ci sono stati un paio di scambi di idee con quest'uomo dalle idee dell'800. Capisco adesso che nell'anno di centro-sinistra debba aver frequentato Scott Bakula.
Dovete sapere che per produrre biodiesel, basta sostanzialmente far crescere i nostri microrganismi fotosintetici. Per fare questo, essi hanno bisogno anche della CO2, la stessa che si trova nell'atmosfera in quantità eccessiva e provoca l'effetto serra ed il riscaldamento globale. Ovviamente, al momento della combustione di questo biodiesel, la CO2 assunta durante la crescita verrà reimmessa pari pari nell'atmosfera, rendendo quindi l'impatto uguale a zero: tanta ne ho presa, tanta ne ho ridata al sistema. Sebbene questo metodo non riduca la quantità di CO2, va detto che almeno non la aumenta come invece facciamo adesso usando risorse fossili come il gas, il carbone ed il petrolio.
Bene, nella mente contorta di quest'uomo la soluzione per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera sarebbe usare la CO2, invece che dall'aria, direttamente in uscita da una raffineria di petrolio per crescere le microalghe. Come se questo cambiasse qualcosa! Appena brucio quel biodiesel, la CO2 rifinisce nell'amosfera! Ma sei cretino? Se vuoi ridurre la CO2 non devi usare un combustibile fossile, dinosauro!
Se questo deve essere l'input all'apice del progetto, immaginatevi quale possa essere il risultato.

mercoledì 19 dicembre 2007

Linguaggio ed informazione

Sto leggendo in questi giorni "Se un leone potesse parlare" di tale S. Budiansky.
E' un libro che parla dello sviluppo della coscienza nel regno animale (mi ha già dato degli interessanti spunti su come Yoda guarda il mondo...).
Uno dei punti più interessanti riguarda l'intelligenza animale la quale, secondo Budiansky, non differisce quantitativamente da quella umana, ma qualitativamente.
Più nello specifico, anni di studi hanno dimostrato che i cervelli animali (compresi quelli umani) hanno la stessa rapidità nel rispondere a risposte specifiche per cui non si può dire che un cavallo (il quale riesce a coordinarsi durante una galoppata) sia meno dotato di un umano (il quale riesce a comadare una macchina senza sbattere).
Ciò che ha creato, evolutivamente parlando, una vera differenza nell'intelletto fra le scimmie e noi è stata la capacità del nostro cervello di poter rispondere a problemi generici, cioè la capacità di immaginare soluzioni prima ancora di metterle in atto. In altre parole, la capacità di sviluppare un linguaggio con il quale riuscire a pensare sopra altri pensieri in modo da articolare soluzioni astratte. Cosa che, di fatto, rende capace il cervello stesso di comprendere che cos'è un pensiero ed anche cos'è un cervello!

Il linguaggio sembra dunque essere alla base della nostra capacità di immaginare (e creare) un mondo più complesso e, sempre evoluzionisticamente parlando, più adatto a noi, alle nostre esigenze.
Va da sè che l'espressione massima del linguaggio, dopo la filosofia ed il cazzeggio, sia la politica. Devo concludere dunque che la politica, intesa come gestione della cosa pubblica, sia uno degli strumenti tecnicamente più evoluti per la società per gestire sè stessa.

Cosa pensare allora quando, come da noi oggi (ma non siamo gli unici), il fallimento politico è palese e la gestione della cosa pubblica riguarda un numero ristretto di individui che gestiscono per sè i soldi di tutti?
Quale nuova soluzione risulterebbe più adatta alla "sopravvivenza della specie" (ovvero le persone tutte e non solo una parte)?

Non trovo, nell'immediato, alcuna risposta. Ma questa riflessione mi permette di capire, una volta di più, l'importanza della vera Informazione all'interno dei rapporti umani.
D'altronde, si capisce subito anche perchè uno con un passato come Berlusconi, il quale sa parlare, raccolga consensi rispetto ad un Di Pietro che un passato rispettabile e cristallino lo ha avuto davvero ma parlare non sa.