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lunedì 29 novembre 2010

Wikileaks: an english title for non-italian news

Da ieri sera, sono disponibili per i comuni mortali informazioni piuttosto riservate (poche quelle top secret) sulla politica estera americana, fornite a Wikileaks da un giovane soldato 23enne americano schifato dal sopruso del suo paese a danno degli iracheni.

Le informazioni, vagliate ed interpretate (essendo in gergo militare), saranno disponibili parzialmente presso un gruppo di giornali che le pubblicherà nei prossimi giorni.

New York Times, Guardian, El Pais, Le Monde, Der Spiegel.
Stati Uniti, Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania.

Come sosterrebbe un fisico, non è importante avere le risposte esatte, ma porsi le giuste domande. Cercherò di applicare questo principio.

Prima domanda: come mai nella diffusione di una delle più grandi (se non la PIU' grande) fuga di notizie che la storia del Giornalismo ricordi non partecipa un giornale italiano?

Seconda domanda: è perché da noi la pubblicazione delle notizie non è una priorità o perché nel campo giornalistico internazionale non contiamo nulla?

giovedì 6 maggio 2010

Stupido è chi lo stupido fa

Ricordo chiaramente, verso la fine di uno dei più interessanti video mai visto su Youtube (Beppe Grillo e i 5 amici), la frase che coronava i 30 minuti di quel video:
"Questo non è il pianeta in cui stare se volete continuare a dormire!"

Mi è tornato in mente quando pochi minuti fa ho finalmente avuto il tempo di vedere il servizio della giornalista Jane Burgermeister ed il video integrale a cui lei fa riferimento, girato da un amatore il quale si dice essere poi stato assassinato.
Entrambi i video si riferiscono al clamoroso incidente aereo che in un solo colpo ha gambizzato l'elite polacca, lo scorso 10 aprile.

Solitamente, i media tradizionali bombardano massicciamente il nostro conscio ed inconscio di teorie ufficiali, semplici e lineari, bollando spesso come "ipotesi del complotto" quelle versioni alternative che presentano particolari inspiegati di un certo interesse.

Qui da noi, in Italia, siamo ormai così avanti (o indietro) che c'è solo da imparare. Ci è d'esempio il famoso caso del terromoto in Abruzzo. Le istituzioni spacciavano come realtà il "non c'è alcun pericolo", mentre altre realtà denunciavano forti dubbi a riguardo. Al di là del fatto che poi un terremoto ci sia stato, il punto chiave è che se non hai idea se un terremoto ci sarà o no, non puoi dire "state sicuri, non c'è problema". E' una informazione che non possiedi.

Allo stesso modo, la richiesta di chiarezza su fatti inspiegati non è complottismo. Il complotto lo fa chi lo ordisce, non chi chiede spiegazioni.

Per quanto riguarda il caso polacco, la Burgermeister espone dei fatti che richiedono chiarimenti:
- c'è un video che mostra la zona del disastro aereo pochi minuti dopo l'impatto che non riporta alcun cadavere, sebbene dovessero essere prensenti un centinaio di persone;
- sebbene sia stata inizialmente accreditata la versione di un ripetuto tentativo di atterraggio dell'aereo (4 volte), è stato in realtà constatato che l'aereo si è schiantato al primo tentativo;
- la scatola nera non riporta traccia di alcun problema nel funzionamento dell'aereo;
- nel video si sentono almeno 4 spari e si vedono chiaramente delle persone presenti sul luogo del disastro pochi momenti dopo l'impatto;

Alcune considerazioni:
- la polonia è una delle uniche nazioni europee ad avere opposto resistenza ad alcune politiche economiche speculative condivise da altri paesi europei, come ad esempio l'utilizzo del vaccino (anti)influenzale;
- la polonia è uno dei paesi europei col più basso debito pubblico;
- la polonia è uno degli unici paesi con un trend economico positivo negli ultimi 2 anni.
- non esiste a memoria di uomo un evento in grado di cancellare in un solo momento l'intera classe dirigente di un paese di circa 40 milioni di persone.

Andreotti ci insegna che a pensare male si fa peccato ma non si sbaglia quasi mai. Guardando le immagini del Tupolev in fiamme la prima cosa che salta all'occhio... è la presenza di un aereo!

E dire che, dall'11 Settembre in poi, le cosiddette teorie ufficiali hanno fatto di tutto per scovare i principi chimico-fisici che hanno fatto svanire nella polvere sia il Boing 757 che ha colpito il Pentagono che quello cascato a Shanksville, aerei con le stesse misure del Tupolev di cui sopra, 48 metri di lunghezza e apertura alare di 38 metri.

Quello che scompare, in realtà, è il nostro buon senso. Come quello che ancora oggi fa credere a tantissime persone che sia possibile che le Torri Gemelle siano crollate a causa degli impatti aerei (franando su loro stesse in soli 10 secondi).
E dire che all'esistenza di dio, senza prove, crediamo senza fatica...

martedì 20 aprile 2010

Costo ambientale

Quoto qui un commento trovato sul Muro del pianto, nel sito di Beppe Grillo, di un utente a nome G Muccio (Bologna), che descrive un punto di vista incredibilmente condivisibile.

<<
Se venisse applicato il costo ambientale ai prodotti importati il mondo cambierebbe. In meglio.
La delocalizzazione selvaggia sta provocando impatti devastanti all'ambiente (che si apprezzeranno a medio termine) ma soprattutto, a breve termine, impatti devastanti sul sociale. Penso a quello che diceva Grillo in un suo spettacolo: "La Danimarca esporta 4 milioni di biscotti negli Stati Uniti ogni anno, gli Stati uniti 4 milioni di biscotti in Danimarca ... perché non si scambiano la ricetta?". Trovo assurdo che siano concessi dalla Stato Italiano ecoincentivi sui prodotti che consumano meno, non considerando il grado di inquinamento che provocano venendo dall'altra parte del globo. Si dovrebbe riconoscere il 100% dell'ecoincentivo per i prodotti che debbono effettuare "solo" un certo numero di km per arrivare al consumatore finale, una % minore per la fascia successiva e così via fino ad arrivare allo 0%. Lo stesso per l'IVA ..... meno km fa il prodotto, meno è la % dell'IVA sul prodotto. Più sono i km e più aumenta l'IVA . Scommettiamo che non solo i ns imprenditori non delocalizzerebbero ( ... lo fanno anche per disperazione) ma ci sarebbero imprenditori stranieri che, per vendere in Italia, aprirebbero filiali da noi?
>>

Non dico niente di nuovo, ma comprare al supermercato prodotti che hanno origine nella propria regione e nella propria zona è uno dei mezzi più semplici per esprimere la propria opinione, molto prima cha andare a votare.

sabato 17 ottobre 2009

Il Fatto Quotidiano, effetti collaterali

Ricordo chiaramente Sabina Guzzanti ad Annozero (anni fa, forse era la prima edizione), comunque da Santoro, sostenere un punto di vista del tutto condivisibile, qualcosa che suonava come: "Molta gente programmi come questi non li guarda neanche più perchè non sopporta di ascoltare come vanno le cose, sapendo che poi non può fare niente".

Nonostante questo condivisibile punto di vista, mi sono abbonato a Il Fatto Quotidiano. L'ho fatto dopo molto tempo che ci giravo attorno. Ho seguito il lancio dall'inizio e mi sono sempre chiesto se facessi bene. Il punto è che quel target di persone di cui faccio parte, che non accende la tv da 10 anni, le informazioni già le cerca indipendentemente dai media tradizionali, quindi perchè spendere soldi veri (poi neanche tanti, a dirla tutta) per qualcosa che ho già? Una domanda affatto scontata per la mia "generazione mille euro".

Alla fine mi sono abbonato, e l'ho fatto per 2 motivi principali:
(1) finanziando il progetto di mettere su carta tutta una serie di autori di cui ti puoi fidare, che leggi e cerchi in rete, covi la speranza di inoculare il virus a tutta quella fetta di persone che il tuo lavoro di ricerca non lo fa, ovvero non si smazza a cercare su internet;
(2) e qui si arriva alla "generazione mille euro", avere comodamente a casa consegnato il giornale dove ci sono buona parte delle notizie che cercavi, riduce notevolmente lo sforzo di cercartele da te. Una comodità. Per i liberi cercatori, una perdita. Che, ci siamo imborghesiti? Suppongo che i linuxiani che hanno visto nascere Ubuntu sotto i loro occhi senza poterci fare niente abbiano avuto lo stesso prurito.

Ora, il problema principale di leggere tutte assieme le notizie su Il Fatto, è che si genera un effetto collaterale indesiderato (a pensarci scontato) e che prima cercavo di interpretare con la Guzzanti. Ovvero, leggendo un'Italia nuova, tolto il velo (o meglio lo strato di plexiglass alto 10 centimetri) che la realtà mediatica ha posto fra noi e la realtà reale, fra noi ed il senso delle parole, fra noi ed il buon senso, ti arriva una botta incredibile. Un colpo che stordisce e che alla fine, se non si fa attenzione, ti può nauseare.

Perchè la realtà di fondo non cambia, ovvero l'assoluta impotenza di fondo rimane la stessa.

Il mio giudizio finale è certamente quello che il Fatto Quotidiano vada letto, anche se con cautela. Perchè impone, alla fine, di prendere atto della situazione. Non si può più dire: "Io non sapevo". Leggerlo è come prendere la pillola rossa. Dopo non c'è scampo: o vieni spinto moralmente ancora più in basso o diventi qualcosa d'altro.

E su quest'ultimo punto, tornerei in futuro...

lunedì 10 novembre 2008

Le riviste che leggo nel cesso

C'è un verso di una canzone di Caparezza che individua perfettamente il target di certe riviste, quelle- appunto- che si leggono nel cesso. A tutti gli effetti, Vanity Fair fa parte di questo affatto invidiabile gruppo.

L'afflusso costante di questa rivista in casa mia è dovuto a una questione di natura affettiva: ce lo porta la mia convivente. Fortunatamente, accanto a lei c'è un contraddittorio (ormai esasperato) come il mio, perchè non oso immaginare a cosa possa portare il martellante messaggio subliminale che emana da quelle pagine plastificate (anzi lo so, al nano da giardino al comando). Indubbiamente, chi compra quella rivista lo fa senza avere intenzione di essere informata di argomenti politici. Eppure, grazie a penne "autorevoli" come Mentana, Lerner, Bignardi e Dell'Arti, fra un gossip e l'altro si riesce a trattare la realtà in maniera così falsamente superficiale, che certi concetti "pelosi" e niente affatto chiari passano con successo. Nessuno poi ci bada davvero, perchè tanto è un giornale che leggi così, niente di serio. Intanto però qualche ideuzza del kaiser ti è entrata in testa. Ed alla fine ne sarai contagiato, se non hai gli anticorpi necessari.

Ad esempio, leggendo della porcata Alitalia, il pelosissimo Mentana riusciva con naturalezza a giustificare, dopo tre o quattro silenziosissimi giri della morte, il salvataggio all'italiana "con ogni mezzo" perchè altrimenti, nell'Italia ricca di paesaggi, opere d'arte e buon cibo nessun turista sarebbe più riuscito ad arrivare. Come se tutte le compagnie aeree del mondo, avendo un mercato italiano come quello descritto da Mentana, non ci si buttassero a capofitto. Beh, questo a meno che Alitalia non constringa ogni suo cliente a fermarsi da noi contro la sua volontà.

Della Bignardi non voglio neanche parlare.

Lerner, invece, è interessante. Se Mentana studia il vocabolario per trovare le parole giuste a far quadrare i conti del capo, Lerner rappresenta la sinistra veltroniana alla perfezione. Recita la parte di quello che dà credito a Berlusconi (perchè non gli si può dare sempre contro, altrimenti sei un dipietrista), criticando solo alcune conclusive conseguenze delle sue varie decisioni barbariche. Alle orecchie dell'elettore confuso del centrosinistra odierno, le sue parole seguono una certa logica e gli danno sostegno e motivo di credere in qualcosa. Ad un osservatore del tutto disilluso quale sono ormai diventato, ricorda il fantastico personaggio inventato dal sempre geniale Antonio Albanese: lo scultore di fumo.

Il meglio, indubbiamente, è Dell'Arti. Infatti, è così meno noto ai più che si deve far conoscere: in fin dei conti, se Carlo Rossella ha fatto carriera falsificando la copertina di Panorama, tutto è possibile (aggiunse i capelli in copertina alla capa calva di Berlusconi, fotografato di spalle in un aula di tribunale mentre puntava il dito contro i giudici del processo SME)(per chi lo volesse sapere, in seguito è diventato direttore del TG5 per 3 anni ed ora è Presidente della Medusa film di proprietà del gruppo Fininvest). Dell'Arti, dicevamo, è infatti un falsificatore impagabile. Dà il contentino a certe verità, citandole in mezzo al testo, confezionando il "panino" con un incipit ed una conclusione che minimizzano ciò che di vero (e molto brutto) c'è nel mezzo. L'ultima che ricordo riguarda la Gelmini, nella quale dice brevemente (nel mezzo) che spara a casaccio nel mucchio e non è meritocratica, ma poi la condisce con una serie di numeri confusi e di considerazioni marginali su cui è invece prodigo di parole (almeno 50 volte di più). Il bello è constatare che tutt'attorno alle sue parole prive di capo e coda c'è una corona di foto colorate ed addirittura un fumetto che distolgono l'attenzione del lettore (il lettore da cesso, appunto) per niente intenzionato a capire quando le cose salgono oltre un certo livello di difficoltà. Gli resterà la sensazione di non aver capito, che la questione è più complessa di come la fanno in piazza, che c'è qualcuno che ha valide ragioni per contrastare le facili parole dei soliti studenti senza voglia di fare nulla, rimanendo nel limbo ancora più saldamente di come era prima, se non aveva ancora sviluppato un'opinione.

Fra i tanti "giornalisti", dovrebbe stupirmi che ci sia Pino Corrias, uno di quelli che spesso dice pane al pane e vino al vino. Ovviamente, i suoi sono trafiletti e non paginate come quelle concesse ai suddetti. Ma non mi stupisce perchè, fra i pochissimi che dicono chiaramente certe cose, Corrias è anche uno di quelli che, se ogni tanto può dare una martellata del tutto gratuita a Grillo o Di Pietro, la dà volentieri. Il chè, su Vanity Fair, non fa mai male...

Il meglio del "giornale" l'ho visto oggi: un riquadro coloratissimo, nel quale si snocciolavano numeri accattivanti di uno studio americano. La morale di questo studio era che l'abbassamento dell'1% nel tasso di occupazione (che da altre parti si chiamerebbe recessione, e non è affatto colorata ma grigia) comportava una riduzione sia del consumo delle sigarette che del rischio di obesità, aumentando addirittura l'attività fisica. Insomma tutti in recessione allegramente! Yeah!

P.S. Per chi si chiedesse perchè diamine dovrei continuare a sfogliare questa rivista, rispondo che riesce perfettamente nell'intento per cui la leggo...

lunedì 5 maggio 2008

La forza degli argomenti

Riporto quanto trovato sul sito di Annozero a proposito di giovedì 1 maggio, quando in una puntata riguardante Beppe Grillo, Vittorio Sgarbi (Assessore alla Cultura di Milano ed ex sottosegretario ai Beni culturali del governo Berlusconi 2001- durerà solo un anno circa) si propone in una perfetta imitazione di una scimmia urlatrice offrendo al pubblico in un altrettanto perfetto esempio del famoso "contraddittorio" di cui tanto si sente parlare in televisione riguardo alla politica. Ah, la forza degli argomenti...



Alea iacta est: il dado è tratto. Ecco a voi un perfetto esempio di fascismo e censura. Ciò che a me non piace non esiste e non deve esistere. Finito il discorso.

Pigi Battista, nel suo editoriale sul Corriere di oggi, lunedì 5 maggio 2008, scrive che la puntata di “Annozero” si è svolta «senza contraddittorio» e «senza possibilità di replica».
Quello che segue è l’elenco completo delle espressioni indirizzate da Vittorio Sgarbi a Beppe Grillo, a Marco Travaglio e ad “Annozero”, durante la puntata del 1 maggio.

- «Non fare il fenomeno» (a Travaglio).
- «Sembri Fassino» (a Travaglio, che risponde: «Fassino glielo dici a tua sorella»).
- «Mia sorella vale venti volte te che se un pezzo di merda, pezzo di merda puro» (a Travaglio).
- «Hai fatto parlare questo cretino, ora fai parlare me» (a Santoro, riferito a Grillo).
- «Che non racconti queste stronzate sulle basi Nato» (a Grillo).
- «Si vergogni, quest’idiota, questo farabutto» (a Grillo).
- «Hai parlato tu che diffami il mondo, ignorante» (a Travaglio).
- «Grillo non pone questioni, dice stronzate».
- «Non dire stronzate, non dici frasi, dici stronzate» (a Travaglio).
- «Vanno a sentire lo spettacolo di un’idiota» (ai “grillini” in piazza).
- «Non sputtanare l’Italia, non dire puttanate, stai dicendo stronzate» (a Travaglio).
- «Non dire stronzate» (a Travaglio).
- «Vince la destra lo stesso, con i vostri applausi del cazzo» (a Travaglio).
- «Sei un bugiardo, un falsario» (a Travaglio, accusato di lodare Enzo Biagi e criticare Cesare Romiti).
- «Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te» (a Travaglio).
- «Non voglio far andare avanti questo che dice solo delle balle» (a Travaglio).
- «Non ha argomenti, dice bugie» (riferito a Travaglio).
- «Non sfottere, che tu sei il popolo del nulla» (a Travaglio).
- «Popolo del nulla, perché ascolta le sue stronzate» (riferito a Travaglio).
- «Dite delle bugie, siete dei bugiardi» (a Travaglio).
- «Faccia da tonto» (a Travaglio).
- «Avete pubblicato della merda» (a Roberto Natale, riferito alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni).

Se quello della puntata del 1 maggio non è contraddittorio, allora la prossima volta, per esprimere un dissenso più efficace in diretta, dovranno sputarci in faccia e prenderci a calci nello stomaco? Allora, finalmente, i liberal come Battista saranno soddisfatti. O no?


P.S. Non si capisce tra l'altro perchè tanto puzzo da parte di Sgarbi, considerando che i discorsi fatti da Grillo erano pubblici e non privati (erano in decine di migliaia in piazza San Carlo) e la stampa e la televisione nazionali ne avevano già parlato ampiamente e, se i diretti interessati si sentono offesi, possono tranquillamente querelare Grillo. La legge esiste ancora. O no?

venerdì 14 marzo 2008

Corto Circuito Italia


I comici dello stampo di Luttazzi o Albanese, Grillo o i Guzzanti talvolta sono così avanti che vedono e leggono il futuro: sono menti artistiche, geniali, di una Italia di cui non mi vergogno. Mi riferisco a casi come "La superstoria" di Albanese che anni fa inventa e propone uno sketch allucinante, in cui tre persone ben vestite, con un sorriso demente, avvolte da un cielo azzurro si tengono per la mano ed intonano un canto fra il bigotto e l'illuminato: "Beeeene, tutto beeene, beeene, tutto bene, bene, beneeeee!". A distanza di qualche anno, ecco che compare la Tv delle Libertà, una imitazione quasi esatta di quell'idea (per un saggio, guardatevi la sigla).
Ancora non so chi, però, fra i pochi satirici rimasti, aveva predetto il corto circuito di cui ho appena preso notizia.
Non escludo il solito Travaglio, che è arrivato addirittura a fare delle battute davvero simpatiche dati i tempi drammatici che viviamo: come dice Luttazzi, al giorno d'oggi per fare satira basta aprire un giornale.
Apprendo infatti che gli avvocati dei boss della camorra Francesco Bidognetti e Antonio Iovine hanno chiesto il trasferimento del giornalista Roberto Saviano per 'legittima suspicione' nel processo contro il clan dei Casalesi che si svolge a Napoli. L'autore di 'Gomorra' avrebbe infatti ''tentato di condizionare l'attività dei giudici". Nel mirino anche una giornalista de 'Il Mattino', Rosaria Capacchione, e un magistrato (Raffaele Cantone).
Eccoci dunque al Corto Circuito: un boss che chiede tramite la legge (che lo dovrebbe giudicare) di allontanare chi gli è scomodo, giornalisti o magistrati o chi per loro. Ed io che avevo la presunzione di credere che la Giustizia dovesse giudicare: macchè, sono gli imputati che scelgono. Vorrei poi ricordare che Saviano non ha neanche 30 anni (è del '79) e che vive sotto scorta da dopo aver scritto Gomorra.

Questo è il risultato dell'allergia alla verità, una malattia con cui berlusconi ha contagiato tutta Italia e che la sedicente sinistra ha difeso in questo stesso periodo con tutta se stessa, ergendo una palizzata in sua difesa, arrivando con il capro (mica tanto) espiatorio mastella a trasferire gli scomodi e ad approvare l'indulto (il berlusca non c'era riuscito in 15 anni, mastella ce l'ha fatta al primo colpo, si è preso gli applausi di tutti e poi ha fatto cascare il governo, dall'alto dei suoi 400mila voti, quanto quelli del v-day dell'8 settembre!).

Questa notizia arriva a pochi giorni dal caso grottesco della Forleo, la quale essendosi permessa come la legge impone di "chiedere" al parlamento l'utilizzo delle intercettazioni sul caso Unipol riguardanti Fassino e D'Alema intenti a trafficare con i peggio furbetti del quartierino, nonostante il parlamento avesse accordato l'utilizzo verrà sottoposta ad un procedimento disciplinare,trasferita ed esposta al pubblico ludibrio come accade da giorni sui media. Questo perchè le carte devono rimanere sempre in regola.

La morale triste è sempre la stessa: chi si fa i cazzi propri campa cent'anni.
Ma fino a che punto ci dovremo vergognare, lasciando isolati i pochi che non tollerano tutto questo? E perchè aspettiamo sempre che tutto ci cada dall'alto?

domenica 3 febbraio 2008

Giustizia ed informazione in Italia

Berlusconi ed il caso Sme.
Un perfetto esempio di stampa e giustizia nell'Italia di oggi.

giovedì 13 dicembre 2007

I precari della ricerca vittime di sè stessi


Riporto lo scambio di email avvenuto all'interno del movimento dei Precari della Ricerca a seguito di un articolo di tale Giulio Palermo, ricercatore dell'Università di Brescia, pubblicato sul sedicente giornale di estrema sinistra Il Manifesto.

Leggi l'articolo

Ho mandato una mail alla lista dei precari del CNR all'interno dei quali è girato questo articolo.

Scusate se intervengo in questo discorso, ricevo le vostre email e partecipo molto, molto silenziosamente alla questione precari.
[...]
Questo deficiente moralista si sciacqua la bocca con principi teorici e, da un certo punto di vista, anche condivisibili su quel piano, senza però avere neanche la minima praticità con il problema. Secondo questo cretino, chi diventa vittima di un sistema lobbistico ne è anche colpevole. Questo tipo di atteggiamento (la vittima che diventa il carnefice) è tipico delle attuali caste di potere che governano questo paese, le quali, per chetare anche chi OLTRE al suo lavoro fa qualcosa di costruttivo per garantire la sopravvivenza di un gruppo di persone scoperto dalle istituzioni, spargono disinformazione ben condita. Questo è il tipico esempio di uso criminoso dell’intelligenza. Il 90% della stampa nazionale ha ormai adottato questo sistema (insomma, chi ha il culo al caldo con i tempi che corrono non si mette certo a discutere). Questo è proprio l’atteggiamento del tipo: io so parlare e ti rigiro le parole così che adesso sotto scacco ci sei tu (che a questo punto diventi vittima di te stesso e della tua volontà di andare avanti, sei praticamente un paranoico che si fa un problema che non esiste).
Mi chiedo come questo paladino della giustizia abbia ottenuto il suo posto da ricercatore.
[...]
Posizionare fra i colpevoli di questo sistema di potere coloro che dal potere vengono sfruttati è, a tutti gli effetti, un ribaltamento della frittata vergognoso ed oltraggioso dell’intelligenza e del buon senso di chiunque, compreso me che sono precario da solo due anni.
[...]
Chi non ha alcun potere di decidere non ha colpe. L’unica cosa che può fare è ritagliarsi un piccolo spazio decisionale. Ovvero creare un movimento capiente con un unico nome, precari della ricerca, per farsi sentire bene da chi è sordo.
Appunto la strada che si sta tentando di intraprendere.

Bertolt Brecht affermava, con grande cinismo eppure con grande senso della praticità:
La morale sì, ma con la pancia piena.


Un altro commento, di tale Marco, è ancora più chiaro:

[...]alcuni punti:
- la definizione di ricercatore: parafrasando Forrest Gump mi vien da dire "ricercatore è chi ricercatore fa". Secondo la stupida definizione che è ricercatore solo chi ha vinto un concorso per tale funzione, si dovrebbe impedire di usare tale dicitura a tutti coloro che lavorano nel privato (in quanto non hanno mai partecipato ad un concorso). Mi fermo qui perchè ho una carrettata di esempi anche più calzanti.

-la definizione di precario: non dipendiamo solo da un barone, ma da una marea di vassalletti del potere. Basta che un contratto parta in ritardo o non parta che ci ritroviamo a piedi da un momento all'altro, visto che i nostri contratti durano mesi, non anni. [...]

-la definizione di barone: il ricercatore Palermo assume implicitamente che chiunque bandisca un assegno sia un barone. Probabilmente da lui funziona così, ma la sua generalizzazione dimostra solo la sua ignoranza.

-non conosciamo la precarietà: questo denota la totale ignoranza del Palermo sull'argomento. Probabilmente non ha mai avuto l'onore di chiedere un prestito e sentirsi rispondere che c'è bisogno della pensione dei genitori a garanzia.

- visto che tutti i concorsi sono truccati, sarebbe bene che il Palermo, vincitore per sua stessa ammissione di un concorso truccato e quindi in combutta con i commissari, si autodenunciasse ufficialmente (oltre che su un
giornale) alla magistratura di Brescia.


Il meglio, al limite della comicità, rimane quello di un tizio su questo sito nel quale si dibatte al questione:

OK, via, allora tutti ladri, nessun ladro. Come Craxi, paro paro. Siccome per essere precario devi aver avuto comunque un calcio in culo, allora sei marcio come tutto il resto del sistema (del quale anche il dott Palermo fa parte, ben inteso). Quindi non pretendere moralita’, onesta’, trasparenza, perche’ sei anche tu immorale, disonesto, corrotto. Sai cosa [...]? Di questo sillogismo ipocrita mi sono rotto, e’ la chiave di volta di tutto il sistema Italia, i compromesso al ribasso che squalifica qualunque discussione e tentativo di metter le cose a posto. Capisco molto di piu’ chi grida "aridatece er puzzone", ma davvero, tornasse la Moratta e privatizzasse tutto! La ricerca a don Verze’ e a scuola un po’ di sano Creazionismo. E via cantando verso il vero medioevo dal quale non sono capaci di salvarci ne’ Prodi ne’ Berlusca.

giovedì 15 novembre 2007

Libera espressione

Vi riporto un grazioso scambio di vedute avvenuto fra me ed il direttore di VareseNews, un giornale che ho casualmente trovato online, linkandolo direttamente dalla schermata di avvio di iGoogle.
Lo scambio di battute interessava un articolo pubblicato sul loro sito che io ho trovato particolarmente interessante. In realtà (forse anche io in preda all'abuso di caffè o semplicemente affrettato dal fatto che lo leggevo in una pausa dal lavoro) quello che ho letto non era un articolo, ma una lettera al direttore scritta da una persona qualunque (effettivamente, c'è pure scritto in alto...). Ad ogni modo, confondendo lucciole per lanterne, ho mandato una email complimentandomi con loro. Il direttore, a stretto giro di posta, mi ha risposto.

Penso che sia, nel piccolo, indicativo del potere della rete e degli effetti della libera circolazione delle informazioni. Qualcosa che oggi fa ancora parte del rumore di fondo e che non avvertiamo davvero ma ci appare assolutamente normale.

"Gentile Direttore di VareseNews,
sono un dottorando di 27 anni che lavora in un centro di ricerca del CNR a Firenze.

Le scrivo in merito all’articolo Legalizzare la droga di Paolo Senaldi. Premetto che il mio intento non è assolutamente interessato, in quanto non consumo droghe leggere (se si eccettua il caffé due volte al giorno).

Volevo complimentarmi con Lei per l’articolo (e possibilmente anche con il giornalista) perché nella sua brevità ha dato uno sguardo chiaro su uno dei tanti temi abusati in questo paese, quello delle droghe leggere e non.

Le droghe leggere hanno certamente delle ripercussioni biologiche serie, ma il loro peso è certamente relativo rispetto a quelle pesanti, e questo è incontestabile. Chiunque si pone di mezzo a questa differenziazione affermando il contrario o è in malafede o è interessato (oppure ancora è in preda agli effetti postumi all’uso). La facile reperibilità delle droghe pesanti, aumentata a dismisura negli ultimi anni, è allucinante. I benpensanti, come al solito, ne hanno fatto una questione politica: droghe di sinistra e droghe di destra. Tutto ciò è ridicolo. La verità è che questo abuso di politica ci ha fatto venire il mal di stomaco. Ci sono solo gli interessi: chi ci guadagna e chi no. E con le droghe pesanti il guadagno delle mafie è elevato, considerando anche che una fetta considerevole del nostro parlamento ne abusa.

Il giornalismo dovrebbe perseguire il principio di fondo che sembra emergere in quest’articolo: i fatti nudi e crudi, raccontati palesemente. Il re deve essere sempre nudo. Che bella quella battuta di Ed Hutchinson (in arte Humphrey Bogart) ne “L’ultima minaccia”: “E’ la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!”.

Spero che il vostro giornale sia libero da pressioni ed interessi politici, come pare essere per il 95% dei mezzi di informazione nel nostro paese, permettendovi di scrivere articoli su questa linea anche in futuro.

La ringrazio per l’attenzione.

Cordiali saluti,

Alberto Scoma"

Questa la breve ma sincera risposta:
"Caro dottor Scoma,
quello che Lei classifica come un articolo è semplicemente una lettera al direttore, come la Sua. Evidentemente abbiamo dei lettori, che forse anche grazie al nostro quotidiano lavoro, sono formati e intelligenti ed esprimono pareri di qualità.
Continui a seguirci,
La Redazione"

martedì 13 novembre 2007

Il latitante



Immagine da www.pc-911.com

Scusate il muro di silenzio, ma la situazione tecnologica in casa Scoma Pintucci si è fatta drammatica (eh sì, Scoma va prima...).
Non soltanto a casa internet non è ancora arrivata (mi hanno parlato di settimane lavorative per metterla, intanto però ho pagato un anno tutto sull'unghia), ma adesso mi si è bruciato pure il pc. Il mio mitico pc (e già, le disgrazie informatiche non capitano solo a Sandro).
Per chi non lo sapesse (cioè tutti), ho costruito questo pc pezzo per pezzo, comprando, da studente, tutte le componenti non appena avevo soldi (ci ho messo due anni a finirlo), montandolo pezzo per pezzo con le mie manine.
Ed ora, che succede? Il fantomatico progresso tecnologico si lascia alle spalle strascicante una valanga di rottami di plastica e ferro sostanzialmente inutilizzabili. Il pezzo che mi si è rotto o non lo producono più o costa il doppio di quando l'ho comprato io (unico caso di supervalutazione di un pezzo vecchio nel mercato dell'informatica). Beh, in realtà, una motivazione c'è: è tecnologia vecchia. Il progresso è così rapido che roba di 4 anni fa è obsoleta e non la producono più. Perdonatemi, ma se a me andava bene? Io ho un pc fatto e finito a cui manca solo un pezzo, uno solo. Non potete farmelo? Considerando che è vecchio, dovrebbe anche costare meno, orami c'è roba 20 volte meglio!
Leggi del mercato. Mi toccherebbe spendere 100 quando con 300 ho un intero pc di nuova tecnologia 40 volte meglio di quello che ho adesso. Comprane uno nuovo, direte voi. Sì, ok, ma se ho tutto il resto del pc funzionante che faccio, butto via roba buona? Pare di sì... Allora lancio un appello: chi fosse fornito di un processore Intel Celeron 2.4 GHz a 400 Mhz (o similare) o di una scheda madre che ancora ha un'idea di cosa sia un'estensione AGP 8x (ormai al pari della prima ruota in pietra e della clava con impugnatura ergonomica) è pregato di lasciare un commento. In alternativa, se sapete anche cosa cavolo posso fare con un plotone di schermi catodici da 15 e 17 pollici, mandatemi una email.
Ognuno è libero di aggiungere la propria drammatica esperienza nei Commenti. Ogni pacca sulla spalla sarà ben accetta...

martedì 16 ottobre 2007

Disinformatia

La disinformazione dilaga.
A me, quando capita sotto gli occhi, mi fa anche girare le palle.
Leggo sulla Nazione di Domenica scorsa (14 ottobre 2007) un articolo in cinque colonnine della sedicente giornalista Geraldina Fletcher (forse era meglio se faceva la controfigura della Signora in Giallo). Il titolo era pressappoco: Cervelli in fuga? Qui c'è tutto quello che serve.
Parole di Ivano Bertini, un luminare della chimica a capo del CERM, il centro di risonanza magnetica qui a Sesto fiorentino, un centro di tonnellaggio europeo.
Ivano Bertini, riporta l'articolo, è un professore di 67 anni. La giornalista lo bolla come un cervello che non è voluto scappare. LUI! Il capo del CERM che ha 67 anni! Ma vada a cagare! Geraldina, vai a fare la sarta!

L'articolo continuava su questa scia: di cinque colonnine, due riguardavano il gossip applicato al Bertini: il suo rapporto con la religione, le sue vanità, le sue debolezze.

Quando poi l'articolo parlava di ricerca, come il titolo prometteva, allora sì che c'era da ridere. Anzi da piangere. Secondo Bertini qui in Italia c'è tutto quello che serve a fare ricerca. Ad esempio, nel suo CERM c'erano macchinari costosi (ciccio, ci vuole la gente che li sappia usare altrimenti sopra i macchinari costosi ci metti la busta di plastica!). Però si fa fatica a riuscire, in Italia, commentava Geraldina. Me li immagino davanti ad una tazza di thè. Bertini, in quel caso, risponde che gli studenti perdono troppo tempo dietro a fantomatiche riunioni... (ma di che cazzo parla?). E lì, davanti alla divagazione più pura, una giornalista che sia definibile tale, avrebbe dovuto chiedere: prof. Bertini, ma di che parla? Non sa che il precariato in Italia riguarda il 50% del personale interessato? Non sa che per colpa di dinosauri come lei c'è gente di più di 40 anni con figli e famiglia che si fa il culo e non arriva? Non sa che i bandi di concorso per avere un posto fisso sono rari come perle e comunque sono taroccati a monte? Non sa che i bandi di concorso per il rinnovo di contratti annuali o mensili il più delle volte sono scritti direttamente dall'interessato che dovrà essere confermato? Non sa che ci sono generazioni di ricercatori e studiosi già fatti e finiti che non trovano sbocco nel mondo della ricerca e dell'insegnamento universitario perchè il selezionato toglierebbe il posto al selezionatore? E che non esistono metri di giudizio effettivi sul rendimento lavorativo nei centri di ricerca e che questo permette a migliaia di parassiti di portarsi a casa i loro migliaia di euro senza che nessuno gli rompa i coglioni? Non sa che la categoria dei prof. universitari è quella con l'età pensionabile più alta? E che i plotoni di schiavi che si formano nei laboratori, specialmente universitari dove il ricambio è continuo, ha beneficiato a piene mani da quella cacata sonante che è stata la riforma 3+2? Ha mai sentito parlare della strisciante sensazione dell'università dell'obbligo, dove ci sono atmosfere liceali e, sostanzialmente, si permette ad un'altra vagonata di prof. come lei di avere il loro micro-corso universitario che, dopo anni di studi, porterà alla formazione di un nuovo disoccupato, dato che le aziende se ne strasbattono delle università?
Certo che lo sa. Come lo sa anche Geraldina. Perchè se non lo sa lei, allora significa che è una deficiente che crede si possa parlare di cervello in fuga per un arrivato di 67 anni a capo di un centro conosciuto in tutta Europa, facendo finta di dimenticare che il termine è stato coniato da un libro dell'ADI che parlava di gente che aveva la metà dei suoi anni e che il posto non lo trovavano proprio a causa di baroni come lui.
Dovrebbe informarsi, la giornalista. Scoprirebbe che, oltre al caso Schiavi Moderni di Grillo, l'ADI pubblicò anche un seguito a quel libro di successo, Cervelli in Gabbia, che parlava di quelli che hanno scelto di restare qui, con tutte le difficoltà che questo ha comportato.

Questa fa la giornalista. Chi sta al di fuori di questo mondo, non può capire cosa accade. E, in buona fede, magari crede anche a quello che dicono i giornali. "Ma magari non tutti i posti sono uguali e da qualche parte invece di riesce". Come se la generazione di persone che oggi va dai 40 ai 25 fosse una classe di pigri viziati senza voglia di fare nulla.

Non mi ricordo di quale regione del mondo fosse il detto: quando muore un anziano è come se bruciasse una libreria, con riferimento al bagaglio di sapere che questa perdita comporta.
In Italia, queste librerie sono chiuse. Gli anziani non insegnano più nulla. Si tengono tutto per loro e si portano il loro sapere nella tomba, perchè muoiono mentre lavorano.

lunedì 24 settembre 2007

YouTube: internet tv you control

Quella scatenata contro i cosiddetti “grillini” (termine infelice per indicare non si è capito bene se quelli che hanno firmato- che sono stati 350mila, cioè il numero dei moduli prestampati- o i circa 50mila che fanno parte attivamente dei Meetup da anni a questa parte) è un esempio variegato di giornalismo servile, che spazia dal divertito all’allarmistico, dal sadico all’assurdo. Il meglio che si trova, sono politici che ti dicono come la pensano, mai qualcuno che spiega cosa è accaduto. Ma questo si sa già, quindi che palle... E dire che prima dell’8 settembre, nessun giornale, radio o tv si era interessato al fenomeno. Solo il TG3 aveva mandato un servizio (non so in che ora).
Ho provato a fare una raccolta di ciò che si trova su YouTube, che sembra ormai diventata essere la sola fonte di informazione video priva di interventi esterni. Ci sono i video. Punto. Se ti va bene, perfetto. Se vuoi polemizzare, fai come vuoi. Puoi mettere un commento e controbattere quello degli altri. Il video, comunque, sta lì. E non si discute. È un fatto.
Mi chiedo quando cominceranno le censure anche su internet. In fin dei conti, Gentiloni, il ministro delle comunicazioni, lo aveva già annunciato. Illuminante la lettera che padre Benjamin ha appena mandato a Beppe Grillo.

Ciò che si discute, in continuazione, è su tutto ciò che concerne l’evento, il vaffanculo, il populismo o Grillo. Dei punti proposti della legge firmata da tutti, della sostanza e del merito della proposta, insomma, non ne parla nessuno. Fateci caso in questa carrellata di video. Si parla sempre d’altro. Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. In Italia, invece, ci si chiede: ma sarà un dito di destra o di sinistra?
Come diceva Travaglio in un gustosissimo video sul Cioni (fiorentini guardatelo!), è molto più importante andare a vedere se un’ordinanza è di destra o di sinistra che andare a vedere se serve o non serve.

Tg4
Studio Aperto
Tg2
Tg1
Tg5
Studio Aperto 2 (qualcuno mi dica di cosa parla questo servizio...)
Tg2 e 2
Tg1 (Bonaiuti parla d'altro...)

P.S. Se avete notizie di altri link da aggiungere, vi prego di metterli nei commenti