Mi trovo spesso a parlare con persone di ogni età e portafoglio di Grillo, di Travaglio e di mala-politica. Mi capita sia con persone che hanno solo la tv e la stampa come mezzo di informazione che con persone che si cercano le notizie su internet da soli. In queste discussioni, quasi sempre mi trovo a dover difendere delle tesi che sono poi le stesse di Grillo o Travaglio e quando accade, sempre la mia posizione viene sintetizzata in un ismo (Sei un grillista! Sei un travaglista!) di facile individazione.
Questa conseguenza è davvero sgradevole perchè se c'è una cosa che mi infastidisce è che il mio pensiero possa essere ridotto all'interno di un movimento, di essere ricondotto, per comodo, ad un gruppo di riferimento. Devi sempre schierarti per qualcuno. Devi portare una bandiera, devi avere un colore.
Questa semplificazione però a me va stretta.
Se io sono d'accordo con ciò che dice Travaglio, non sono un travaglista. Sono uno che crede che chi è condannato per mafia non mi debba rappresentare.
Se Grillo attacca l'informazione ed io penso che faccia bene, non sono un grillino. Sono uno che pensa che l'informazione faccia schifo e sia manipolata.
Sentirmi ridotto all'interno di un movimento mi dà l'orticaria. Significa che non c'è più spazio per le teste indipendenti, per i battitori liberi.
Io non voglio far parte di un movimento, non voglio maschere, non voglio eticchette, voglio riconoscermi in me stesso. Non sono in cerca di guru e di santi a cui delegare le mie idee. Al massimo posso condividere le idee di qualcun'altro ma questo non significa che io diventi il suo seguace. Sto con il portatore di certe idee fino a che le porta, non sto con lui tout-court.
E' come se dire ad una ragazza che è carina equivalga ad una promessa di matrimonio.
Fenomeni come quello di Sgarbi ad Annozero sono esemplari.
O pensi che Travaglio è un comunista oppure sei un giustizialista come lui.
La scena culturale è così ridotta all'osso che alle persone comuni non resta che tifare qualcuno, come allo stadio, senza più potersi schierare dalla parte degli argomenti.
Mi viene in mente Non chiederci la parola, una bellissima poesia di Montale (Ossi di seppia, 1925).
In un periodo storico carico di conflitti, quello fra le due guerre, di fronte al fascismo de "l'uomo che se ne va sicuro/agli altri ed a se stesso amico" lui rispondeva dicendo:
"Codesto solo oggi possiamo dirti./Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".
Se proprio mi devo schierare, io voglio stare dalla parte dei fatti, delle idee concrete, della trasparenza. A me del portabandiera non frega niente.
Visualizzazione post con etichetta v-generation. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta v-generation. Mostra tutti i post
lunedì 12 maggio 2008
domenica 3 febbraio 2008
Giustizia ed informazione in Italia
Berlusconi ed il caso Sme.
Un perfetto esempio di stampa e giustizia nell'Italia di oggi.
Un perfetto esempio di stampa e giustizia nell'Italia di oggi.
Etichette:
Informazione,
internet,
Legalità,
Politica,
Società,
v-day,
v-generation
sabato 2 febbraio 2008
Generazione senza filtro
Ci vogliono far credere che ci sono stati tempi peggiori.
"Ai nostri tempi, altro che...". S'invecchia, e con il corpo anche la memoria. Slitta. Sono pochi i figli del dopoguerra che veramente si rendono conto che ai loro figli e nipoti tocca un paese allo sfascio.
La generazione nata attorno nei primi del '70 è la prima che si è vista chiudere la porta in faccia dal mondo del lavoro. Con il diploma ti ci pulivi il culo. Cinque anni prima, magari, negli istituti tecnici c'era anche formazione ed un mondo del lavoro in cui essere inserito. A loro è toccato il si salvi chi può. Che ha dato il via all'università dell'obbligo. Dopo di loro, la mia generazione. Che si è resa conto di cosa li aspetta perchè vede quotidianamente i risultati del loro inserimento al lavoro. Sono ancora all'inserimento e non c'è futuro che tenga. Hanno solo un lunghissimo presente. Meno male, noi non abbiamo neanche quello. La mia generazione ha davanti agli occhi solo il suo immediato presente: un tempo lavoravi per avere la pensione, oggi lavori precariamente per avere il lavoro più stabile un domani.
Le conseguenze sono evidenti. Se noi dimostravamo 20 anni quando ne avevamo 25, chi viene dopo di noi ha una visione della vita da 15enne.
Quale futuribilità ci può essere? Nessuna.
Ed i figli del dopoguerra ancora a chiedersi se un inceneritore fa davvero male, a sostenere che basta aspettare che poi arriva il concorso, che tutto il mondo è paese, e non c'è bisogno di andare a mangiare tutte le sere "ai miei tempi", che come si mangia in Italia..., e "voi non avete pazienza".
Ma cosa è successo? Loro, che hanno preso di petto Craxi non si vogliono davvero rendere conto della palude sociale in cui siamo finiti?
E nel frattempo i benpensati continuano ad alimentare questa cultura ormai vecchia del chissenefrega e si fanno scivolare addosso ogni scadalo, slavano la restante informazione con il sapone mai fuori moda del "chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni". Ultima notizia: le puntate su politici disonesti tenute da Santoro non rispettano l'equità ed il contraddittorio. Fanculo il contraddittorio, quello va bene per le opinioni, non per i fatti.
La mia generazione non ha più fatti, solo opinioni. Tutto è discutibile. Tutto è opinabile. Siamo diseduacati all'informazione, non sappiamo più cosa vuol dire. Non sappiamo più qual'è la verità e cosa sia. Non sappiamo più cos'è un'evidenza incontestabile. Crediamo solo che le nostre verità siano le bugie degli altri.
La mia generazione non ha più voglia di informarsi perchè qualora avesse tempo di farlo, dovrebbe passare il tempo a chiedersi se è vero, perchè gente come Saviano può essere messa in discussione se nessun'altro parla di quello che lui tratta. Allora, la sua informazione è una voce fuori dal coro e viene intesa come tale: uno che ha detto delle cose forti, ma... chissà...io non ho sentito nessun'altro dire che...
Siamo un paese allo sfascio e a risolvere la situazione non potranno essere i figli del dopo guerra in odore di pensione (o già pensionati). Loro non hanno bisogno di combattere. E la generazione avanti alla mia comincia a non aver più voglia di sbattere la testa. Perchè con gli anni che passano, crollano le speranze e, alla meglio, monta solo la rabbia. Se poi hai un figlio, davanti ai tuoi bisogni va solo lui.
Il dovere di gridare sta alla mia generazione. Sta ai giovani della mia età. Perchè sarà anche vero che la gioventù è cieca a certe conseguenze ed impulsiva nel prendere le deciosioni, ma gli ultimi 30 anni di riflessione e ponderazione hanno portato a Berlusconi, alla scomparsa della sinistra, l'insabbiamento dei mafiosi in parlamento, Andreotti prescritto per mafia senatore a vita, censure in campo satirico e giornalistico, la fine del lavoro.
E' la nostra generazione che non ha futuro e non ha presente che ha livelli di sopportazione più alti di tutti. E' la generazione prima della mia che fa figli in un contesto deprimente come questo che ha le palle. Altro che i favolosi hanno '60.
Sono le nostre, le generazioni senza filtro.
"Ai nostri tempi, altro che...". S'invecchia, e con il corpo anche la memoria. Slitta. Sono pochi i figli del dopoguerra che veramente si rendono conto che ai loro figli e nipoti tocca un paese allo sfascio.
La generazione nata attorno nei primi del '70 è la prima che si è vista chiudere la porta in faccia dal mondo del lavoro. Con il diploma ti ci pulivi il culo. Cinque anni prima, magari, negli istituti tecnici c'era anche formazione ed un mondo del lavoro in cui essere inserito. A loro è toccato il si salvi chi può. Che ha dato il via all'università dell'obbligo. Dopo di loro, la mia generazione. Che si è resa conto di cosa li aspetta perchè vede quotidianamente i risultati del loro inserimento al lavoro. Sono ancora all'inserimento e non c'è futuro che tenga. Hanno solo un lunghissimo presente. Meno male, noi non abbiamo neanche quello. La mia generazione ha davanti agli occhi solo il suo immediato presente: un tempo lavoravi per avere la pensione, oggi lavori precariamente per avere il lavoro più stabile un domani.
Le conseguenze sono evidenti. Se noi dimostravamo 20 anni quando ne avevamo 25, chi viene dopo di noi ha una visione della vita da 15enne.
Quale futuribilità ci può essere? Nessuna.
Ed i figli del dopoguerra ancora a chiedersi se un inceneritore fa davvero male, a sostenere che basta aspettare che poi arriva il concorso, che tutto il mondo è paese, e non c'è bisogno di andare a mangiare tutte le sere "ai miei tempi", che come si mangia in Italia..., e "voi non avete pazienza".
Ma cosa è successo? Loro, che hanno preso di petto Craxi non si vogliono davvero rendere conto della palude sociale in cui siamo finiti?
E nel frattempo i benpensati continuano ad alimentare questa cultura ormai vecchia del chissenefrega e si fanno scivolare addosso ogni scadalo, slavano la restante informazione con il sapone mai fuori moda del "chi si fa i cazzi suoi campa cent'anni". Ultima notizia: le puntate su politici disonesti tenute da Santoro non rispettano l'equità ed il contraddittorio. Fanculo il contraddittorio, quello va bene per le opinioni, non per i fatti.
La mia generazione non ha più fatti, solo opinioni. Tutto è discutibile. Tutto è opinabile. Siamo diseduacati all'informazione, non sappiamo più cosa vuol dire. Non sappiamo più qual'è la verità e cosa sia. Non sappiamo più cos'è un'evidenza incontestabile. Crediamo solo che le nostre verità siano le bugie degli altri.
La mia generazione non ha più voglia di informarsi perchè qualora avesse tempo di farlo, dovrebbe passare il tempo a chiedersi se è vero, perchè gente come Saviano può essere messa in discussione se nessun'altro parla di quello che lui tratta. Allora, la sua informazione è una voce fuori dal coro e viene intesa come tale: uno che ha detto delle cose forti, ma... chissà...io non ho sentito nessun'altro dire che...
Siamo un paese allo sfascio e a risolvere la situazione non potranno essere i figli del dopo guerra in odore di pensione (o già pensionati). Loro non hanno bisogno di combattere. E la generazione avanti alla mia comincia a non aver più voglia di sbattere la testa. Perchè con gli anni che passano, crollano le speranze e, alla meglio, monta solo la rabbia. Se poi hai un figlio, davanti ai tuoi bisogni va solo lui.
Il dovere di gridare sta alla mia generazione. Sta ai giovani della mia età. Perchè sarà anche vero che la gioventù è cieca a certe conseguenze ed impulsiva nel prendere le deciosioni, ma gli ultimi 30 anni di riflessione e ponderazione hanno portato a Berlusconi, alla scomparsa della sinistra, l'insabbiamento dei mafiosi in parlamento, Andreotti prescritto per mafia senatore a vita, censure in campo satirico e giornalistico, la fine del lavoro.
E' la nostra generazione che non ha futuro e non ha presente che ha livelli di sopportazione più alti di tutti. E' la generazione prima della mia che fa figli in un contesto deprimente come questo che ha le palle. Altro che i favolosi hanno '60.
Sono le nostre, le generazioni senza filtro.
domenica 30 dicembre 2007
Messaggio in bottiglia per il futuro
Mi rendo conto che parlare troppo spesso di politica probabilmente annoia i più. Questo perchè il senso di rassegnazione per l'andamento della società è ormai comune in tutti noi. Perchè guardare Annozero (o Report o chi volete voi), leggere Travaglio (o Massimo Fini o Peter Gomez o Roberto Saviano) insomma documentarsi criticamente se poi, quando ci siamo fatti un quadro chiaro della monnezza nella quale stiamo affogando, non abbiamo gli strumenti per combattere? Perchè guardare, se non posso cambiare?
Non sono in grado di impedire neanche lo sfascio manifesto della mia città (Firenze) da quel politicante abusivo che è Domenici e la sua casta di ignobili col senso etico della banda bassotti, figuriamoci ciò che accade a livello nazionale! Meglio guardare il calcio, giocare alla Play Station, farmi una canna o bere birra. Sono d'accordo, comincio a non avercela più con chi fa questa scelta alternativa.
Chi sono io per giudicare? Solo uno che non ha risolto.
Perchè poi alla fine passi pure per rompicoglioni e fissato, se continui a parlarne. "Vai, ora ricomincia...". Già, me ne rendo conto. Ma mi sento in colpa verso me stesso se smetto di interessarmi, in colpa verso i figli che vorrò avere se li dovessi concepire in una società che mi fa schifo. Ed al contempo in colpa verso chi mi sta accanto quando cerco di introdurre il discorso, in colpa verso quegli stessi figli se non gli avrò dato un'alternativa per vivere serenamente nella società che io non amo.
Sì, perchè arriva un momento (arriva piuttosto presto, se cominci ad interessarti anche solo un pochino) in cui ti rendi conto che la realtà in cui vivi è questa e devi solo decidere se accettarla o levarti di mezzo.
Ho appena finito di leggere il Mattinale sul Blog di Gomez, Corrias e Travaglio postato da Ines Tabusso, dove non si fa altro che riportare le parole dell'avvocato Liperi, il legale di Contrada. Contrada, chi era costui? Contrada era il numero 3 del Sisde (il servizio segreto italiano, nominalmente Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica). La condanna definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ha atteso 15 anni per poter estinguere i tre gradi di giudizio. Se le lungaggini ad hoc della Giustizia Italiana non si fossero messe di traverso, sarebbe già fuori da 5 anni. Invece, dopo sette mesi chiede la grazia. Come diceva chiaramente Travaglio, come fai a spiegare alle famiglie delle vittime (ma anche a noi) che ci sono voluti 15 anni a metterlo dentro e 7 mesi a tirarlo fuori? Dice di stare male: va bene, c'è l'ospedale. Non credo che il diabete ti passi se ti graziano! Contrada è stato condannato grazie a fior fior di testimonianze che riguardano boss mafiosi di prima grandezza, in carcere non c'è finito per sbaglio. Passava, considerata la sua posizione, informazioni di una certa rilevanza alla mafia, evitando arresti, permettendo assassinii e favorendo l'associazione mafiosa con mezzi che una comune persona non possedeva (per un cameo, leggi qui) (se sei ancora più interessato, compra Intoccabili, S.Lodato M.Travaglio, BUR, 10 euro, link ad IBS.it).
Il fatto che questi siano tempi duri viene dalla arroganza con cui questi personaggi escono allo scoperto. Non c'è più bisogno di nascondere nulla, tutto si fa alla luce del sole. Andate a leggere la pagine personale sul sito dello studio legale di Liperi, dove parla del fenomeno del pentitismo e dei maxi processi come di una "drammatica ed ingiusta realtà giudiziaria". Il suo sito è praticamente un volantino pubblicitario, una carta d'identità.
Non so che dire. Però mi torna in mente una sera d'inverno di quando avevo 18 anni, quando mi ritrovai a tornare a casa in bicicletta. L'aria muta presagiva il temporale tremendo che sarebbe piovuto giù a breve. C'era un sacco di luce per essere notte e lo spettacolo della potenza della Natura era travolgente, bellissimo. Non era molta la strada che dovevo fare. Ad ogni modo, finii per trovarmi in mezzo al diluvio, infreddolito e tramortito dalle scosse di vento, dalla pioggia e dall'assoluta impotenza che provai.
Rincasato scrissi qualcosa su quell'esperienza.
Ve la riporto. E mi prometto di ripensarci in vista del prossimo anno.
(30/01/1999)
Pioggia d'un inverno di fine liceo (parte prima)
Piove.
L'acqua scende come impazzita.
Neve.
Neve ed acqua gelata.
E grandine.
Il freddo si concretizza
in gocce di concentrato inverno,
fitto precipita, non risparmia nessuno.
Scomposta e frenetica, sfuria e si cheta,
distratta si concentra
in sospette nuvole
dall'aspetto pronto
a sgravarsi poderosamente,
che rimangono, però, sempre
silenziose e guardinghe,
tuonanti e temute.
Pioggia,
popolare fantasia partorita
come benefica rinfrescata,
come pulizia,
risciacquo di invidie e dolori,
dubbi e gelosie.
Eppure, in segreto,
si cova il potere di rivoltare il mondo,
di colmare la terra
in disastrosi laghi.
Ed oggi, di lontano, già mostra il suo vigore.
Il cielo si gonfia,
si inarca,
comincia a piovere con violenza.
Lieve di grado, il vento s'alza,
ghiacciato,
sbatte con le gocce d'acqua e le muta in neve;
e tutto insieme,
acqua
e neve
e grandine fredda e bianca
e vento,
tutto si scaraventa giù,
su di noi.
Che altro possiamo fare, noi,
se non cercare di ripararci
da questa sconvolgente unione
di inarrestabili forze?
Non sono in grado di impedire neanche lo sfascio manifesto della mia città (Firenze) da quel politicante abusivo che è Domenici e la sua casta di ignobili col senso etico della banda bassotti, figuriamoci ciò che accade a livello nazionale! Meglio guardare il calcio, giocare alla Play Station, farmi una canna o bere birra. Sono d'accordo, comincio a non avercela più con chi fa questa scelta alternativa.
Chi sono io per giudicare? Solo uno che non ha risolto.
Perchè poi alla fine passi pure per rompicoglioni e fissato, se continui a parlarne. "Vai, ora ricomincia...". Già, me ne rendo conto. Ma mi sento in colpa verso me stesso se smetto di interessarmi, in colpa verso i figli che vorrò avere se li dovessi concepire in una società che mi fa schifo. Ed al contempo in colpa verso chi mi sta accanto quando cerco di introdurre il discorso, in colpa verso quegli stessi figli se non gli avrò dato un'alternativa per vivere serenamente nella società che io non amo.
Sì, perchè arriva un momento (arriva piuttosto presto, se cominci ad interessarti anche solo un pochino) in cui ti rendi conto che la realtà in cui vivi è questa e devi solo decidere se accettarla o levarti di mezzo.
Ho appena finito di leggere il Mattinale sul Blog di Gomez, Corrias e Travaglio postato da Ines Tabusso, dove non si fa altro che riportare le parole dell'avvocato Liperi, il legale di Contrada. Contrada, chi era costui? Contrada era il numero 3 del Sisde (il servizio segreto italiano, nominalmente Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica). La condanna definitiva a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa ha atteso 15 anni per poter estinguere i tre gradi di giudizio. Se le lungaggini ad hoc della Giustizia Italiana non si fossero messe di traverso, sarebbe già fuori da 5 anni. Invece, dopo sette mesi chiede la grazia. Come diceva chiaramente Travaglio, come fai a spiegare alle famiglie delle vittime (ma anche a noi) che ci sono voluti 15 anni a metterlo dentro e 7 mesi a tirarlo fuori? Dice di stare male: va bene, c'è l'ospedale. Non credo che il diabete ti passi se ti graziano! Contrada è stato condannato grazie a fior fior di testimonianze che riguardano boss mafiosi di prima grandezza, in carcere non c'è finito per sbaglio. Passava, considerata la sua posizione, informazioni di una certa rilevanza alla mafia, evitando arresti, permettendo assassinii e favorendo l'associazione mafiosa con mezzi che una comune persona non possedeva (per un cameo, leggi qui) (se sei ancora più interessato, compra Intoccabili, S.Lodato M.Travaglio, BUR, 10 euro, link ad IBS.it).
Il fatto che questi siano tempi duri viene dalla arroganza con cui questi personaggi escono allo scoperto. Non c'è più bisogno di nascondere nulla, tutto si fa alla luce del sole. Andate a leggere la pagine personale sul sito dello studio legale di Liperi, dove parla del fenomeno del pentitismo e dei maxi processi come di una "drammatica ed ingiusta realtà giudiziaria". Il suo sito è praticamente un volantino pubblicitario, una carta d'identità.
Non so che dire. Però mi torna in mente una sera d'inverno di quando avevo 18 anni, quando mi ritrovai a tornare a casa in bicicletta. L'aria muta presagiva il temporale tremendo che sarebbe piovuto giù a breve. C'era un sacco di luce per essere notte e lo spettacolo della potenza della Natura era travolgente, bellissimo. Non era molta la strada che dovevo fare. Ad ogni modo, finii per trovarmi in mezzo al diluvio, infreddolito e tramortito dalle scosse di vento, dalla pioggia e dall'assoluta impotenza che provai.
Rincasato scrissi qualcosa su quell'esperienza.
Ve la riporto. E mi prometto di ripensarci in vista del prossimo anno.
(30/01/1999)
Pioggia d'un inverno di fine liceo (parte prima)
Piove.
L'acqua scende come impazzita.
Neve.
Neve ed acqua gelata.
E grandine.
Il freddo si concretizza
in gocce di concentrato inverno,
fitto precipita, non risparmia nessuno.
Scomposta e frenetica, sfuria e si cheta,
distratta si concentra
in sospette nuvole
dall'aspetto pronto
a sgravarsi poderosamente,
che rimangono, però, sempre
silenziose e guardinghe,
tuonanti e temute.
Pioggia,
popolare fantasia partorita
come benefica rinfrescata,
come pulizia,
risciacquo di invidie e dolori,
dubbi e gelosie.
Eppure, in segreto,
si cova il potere di rivoltare il mondo,
di colmare la terra
in disastrosi laghi.
Ed oggi, di lontano, già mostra il suo vigore.
Il cielo si gonfia,
si inarca,
comincia a piovere con violenza.
Lieve di grado, il vento s'alza,
ghiacciato,
sbatte con le gocce d'acqua e le muta in neve;
e tutto insieme,
acqua
e neve
e grandine fredda e bianca
e vento,
tutto si scaraventa giù,
su di noi.
Che altro possiamo fare, noi,
se non cercare di ripararci
da questa sconvolgente unione
di inarrestabili forze?
Etichette:
Futuro,
Legalità,
Politica,
Società,
v-generation
martedì 25 dicembre 2007
Campagna "Adotta un pensionato"

Sono giorni, ormai, che sto maturando una mia convinzione sempre più forte, il coacervo di più situazioni che si risolvono adottando una sola scelta:
adottare un pensionato.
Caratteristiche del pensionato tipo:
giovane (periodo di interesse decennio compreso fra i 60 ed i 70),
conosciuto (non sarete disposti a sopportare certe cose se non conoscete direttamente il vostro pensionato),
automunito (così magari vi lascia pure la macchina ogni tanto).
Buoni motivi per adottare un pensionato:
1- il giovane pensionato non disturba come i bambini piccoli, è autosufficiente, ha superato e risolto (nella maggior parte dei casi) i problemi puberali ed il circo spietato delle scuole medie.
2- va a letto piuttosto presto, se sporca pulisce e, se donna, sa fare da mangiare meglio di voi.
3- il giovane pensionato ha un elevato rischio di possedere un reddito più solido del vostro: quindi, oltre a non rappresentare, come un figlio, un reddito negativo, potrebbe portare in positivo il bilancio economico della vostra giovane famiglia.
4- se avete figli, il giovane pensionato è in grado di badare a loro almeno qualche ora la settimana (in questo caso si consigliano madri di figli maschi separate alla nascita dal nipote causa nuora: la loro ostinazione è pari alla forza di volontà di un maestro di full contact ed a quella di un gatto castrato al momento del pasto) (moltiplicati fra loro, si intende).
Controindicazioni:
E' stato osservato che la somministrazione doppia di pensionato per famiglia comporta un drastico ed incontrovertibile fenomeno dissipatorio dei vantaggi sopra elencati. Due pensionati per famiglia possono, infatti:
coalizzarsi, pretendere maggiore indipendenza, autoeliminarsi (nei casi più estremi).
Studi di gerontologia applicata hanno evidenziato il bisogno di ricambio del vostro pensionato all'occorrere dei primi problemi medici seri: in quel caso, non solo la pace domestica, ma anche il bilancio economico potrebbero risentirne fortemente. Si consiglia dunque di non adottare parenti stretti onde evitare questa problematica alla fine dell'uso e di stare alla larga dai pensionati over 70.
venerdì 14 dicembre 2007
Tutti a casa

Daniela Santanché (eletta alla Camera nel 2001 con AN) mentre si rivolge a dei manifestanti
Immagine da http://www.newspusher.org
Il New York Times ha pubblicato un lungo articolo sull'Italia descrivendola come un paese che, secondo uno studio condotto da una italiana all'Università di Cambridge, per propria ammissione è il più depresso di tutta l'Europa Occidentale.
Fra i vari numeri snocciolati c'è un 70% di giovani fra i 20 ed i 30 che vivono a casa con i genitori, una classe politica fra le più vecchie e pagate d'Europa (la Casta stima in 382 milioni di euro il costo del Parlamento, 4 volte di più di Buckingam Palace), un uso della tecnologia fra i più bassi d'Europa, il più basso numero di individui sotto i 15 anni ed il secondo posto (prima la Svezia) per numero di individui sopra gli 85 anni.
Insomma: un paese vecchio, depresso, povero e incazzato.
Bella scoperta.
La nostra classe politica, nel frattempo, si impegna a fondo nell'ennesimo rimpasto.
Sapete cosa, io ho un sogno: elezioni immediate.
Elezioni domani.
E lo 0% di affluenza alle urne.
Tutti a casa.
A preparare delle organizzazioni cittadine fatte di persone vere che parlano di problemi veri. Che vogliono risolvere i problemi che hanno ogni giorno. Che fissano delle regole e si battono civilmente perchè quelle regole vengano seguite.
Che vivono una vita che serve a qualcosa, a qualcuno.
Non che vivono perchè non hanno alternative.
Tutti a casa.
Mentre questi cretini parlano, propongono, auspicano, discutono, dibattono, dichiarano, ricordano, sottolineano, si impuntano.
Sgomberiamo un isola e mettiamoceli tutti dentro.
E poi dimentichiamoci dov'era.
Etichette:
Futuro,
Politica,
Società,
v-generation
giovedì 13 dicembre 2007
I precari della ricerca vittime di sè stessi

Riporto lo scambio di email avvenuto all'interno del movimento dei Precari della Ricerca a seguito di un articolo di tale Giulio Palermo, ricercatore dell'Università di Brescia, pubblicato sul sedicente giornale di estrema sinistra Il Manifesto.
Leggi l'articolo
Ho mandato una mail alla lista dei precari del CNR all'interno dei quali è girato questo articolo.
Scusate se intervengo in questo discorso, ricevo le vostre email e partecipo molto, molto silenziosamente alla questione precari.
[...]
Questo deficiente moralista si sciacqua la bocca con principi teorici e, da un certo punto di vista, anche condivisibili su quel piano, senza però avere neanche la minima praticità con il problema. Secondo questo cretino, chi diventa vittima di un sistema lobbistico ne è anche colpevole. Questo tipo di atteggiamento (la vittima che diventa il carnefice) è tipico delle attuali caste di potere che governano questo paese, le quali, per chetare anche chi OLTRE al suo lavoro fa qualcosa di costruttivo per garantire la sopravvivenza di un gruppo di persone scoperto dalle istituzioni, spargono disinformazione ben condita. Questo è il tipico esempio di uso criminoso dell’intelligenza. Il 90% della stampa nazionale ha ormai adottato questo sistema (insomma, chi ha il culo al caldo con i tempi che corrono non si mette certo a discutere). Questo è proprio l’atteggiamento del tipo: io so parlare e ti rigiro le parole così che adesso sotto scacco ci sei tu (che a questo punto diventi vittima di te stesso e della tua volontà di andare avanti, sei praticamente un paranoico che si fa un problema che non esiste).
Mi chiedo come questo paladino della giustizia abbia ottenuto il suo posto da ricercatore.
[...]
Posizionare fra i colpevoli di questo sistema di potere coloro che dal potere vengono sfruttati è, a tutti gli effetti, un ribaltamento della frittata vergognoso ed oltraggioso dell’intelligenza e del buon senso di chiunque, compreso me che sono precario da solo due anni.
[...]
Chi non ha alcun potere di decidere non ha colpe. L’unica cosa che può fare è ritagliarsi un piccolo spazio decisionale. Ovvero creare un movimento capiente con un unico nome, precari della ricerca, per farsi sentire bene da chi è sordo.
Appunto la strada che si sta tentando di intraprendere.
Bertolt Brecht affermava, con grande cinismo eppure con grande senso della praticità:
La morale sì, ma con la pancia piena.
Un altro commento, di tale Marco, è ancora più chiaro:
[...]alcuni punti:
- la definizione di ricercatore: parafrasando Forrest Gump mi vien da dire "ricercatore è chi ricercatore fa". Secondo la stupida definizione che è ricercatore solo chi ha vinto un concorso per tale funzione, si dovrebbe impedire di usare tale dicitura a tutti coloro che lavorano nel privato (in quanto non hanno mai partecipato ad un concorso). Mi fermo qui perchè ho una carrettata di esempi anche più calzanti.
-la definizione di precario: non dipendiamo solo da un barone, ma da una marea di vassalletti del potere. Basta che un contratto parta in ritardo o non parta che ci ritroviamo a piedi da un momento all'altro, visto che i nostri contratti durano mesi, non anni. [...]
-la definizione di barone: il ricercatore Palermo assume implicitamente che chiunque bandisca un assegno sia un barone. Probabilmente da lui funziona così, ma la sua generalizzazione dimostra solo la sua ignoranza.
-non conosciamo la precarietà: questo denota la totale ignoranza del Palermo sull'argomento. Probabilmente non ha mai avuto l'onore di chiedere un prestito e sentirsi rispondere che c'è bisogno della pensione dei genitori a garanzia.
- visto che tutti i concorsi sono truccati, sarebbe bene che il Palermo, vincitore per sua stessa ammissione di un concorso truccato e quindi in combutta con i commissari, si autodenunciasse ufficialmente (oltre che su un
giornale) alla magistratura di Brescia.
Il meglio, al limite della comicità, rimane quello di un tizio su questo sito nel quale si dibatte al questione:
OK, via, allora tutti ladri, nessun ladro. Come Craxi, paro paro. Siccome per essere precario devi aver avuto comunque un calcio in culo, allora sei marcio come tutto il resto del sistema (del quale anche il dott Palermo fa parte, ben inteso). Quindi non pretendere moralita’, onesta’, trasparenza, perche’ sei anche tu immorale, disonesto, corrotto. Sai cosa [...]? Di questo sillogismo ipocrita mi sono rotto, e’ la chiave di volta di tutto il sistema Italia, i compromesso al ribasso che squalifica qualunque discussione e tentativo di metter le cose a posto. Capisco molto di piu’ chi grida "aridatece er puzzone", ma davvero, tornasse la Moratta e privatizzasse tutto! La ricerca a don Verze’ e a scuola un po’ di sano Creazionismo. E via cantando verso il vero medioevo dal quale non sono capaci di salvarci ne’ Prodi ne’ Berlusca.
Etichette:
Futuro,
Informazione,
intellettuali,
Legalità,
Politica,
Ricerca,
v-generation
giovedì 29 novembre 2007
La scomparsa dei maschi

Nel mio lavoro (ricerca in campo biotecnologico) mi trovo spesso a confronto con persone che fanno parte di altri istituti. Napoli, Roma, Bologna, Verona, Padova, Firenze. Questo è un aspetto molto interessante, che mi da modo di guardare con occhio chi sono le persone che lavorano nel mio ambito. Quello che mi interessa è capire che tipo di persone entrano e che tipo di persone escono. Ed anche che tipo di persone rimangono.
L’osservazione dominante in questo mio studio è che la ricerca è portata avanti da donne. Tutte le persone nelle mie condizioni sono donne. Oltre all’ovvio piacere del parlare solo con personale femminile, questo comporta anche delle interessanti domande: che fine hanno fatto i maschi? O meglio: dove sono finiti i maschi fra i 25 ed i 30 anni?
Qualcuno mi ha detto che il mio campo (che affonda un piede nella Biologia) è prettamente femminile. Vero. Ma l’altro piede riguarda un po’ tutto, da agraria a ingegneria (a maggioranza maschile).
Qualcuno ha obiettato che i maschi ci sono ma sono tutti ricercatori e professori. Vero, verissimo. La percentuale di femmine ai “piani alti” è indegna, tipica di un mondo lavorativo maschilista. Spiccatamente maschilista. Ma non c’è un solo ricercatore (professore poi…) di 30 anni. Si entra a far parte di questo mondo almeno a 40 anni (a meno che tu non abbia leccato i culi giusti).
Qualcuno mi ha detto che la percentuale di laureate è superiore a quella di laureati un po’ in tutti i campi. Vero. Ma io sto considerando una forbice di 5 anni (fascia 25-30). Che cavolo, si sarà laureato qualcuno in 5 anni?
Qualcuno mi ha detto che il cromosoma Y (quello che determina il sesso maschile) scomparirà entro i prossimi 100mila anni.
Secondo un metodo empirico, da queste mie osservazioni deduco quindi:
a) diventerò una donna; b) diventerò un vecchio ricercatore/professore (vecchio credo in ogni caso); c) il ciclo vitale degli ominidi nelle biotecnologie è composto dagli stadi: giovane donna, madre sui 35, ricercatore/professore sui 55, personale emerito sui 70; d) ogni maschio sui 25-30 anni è fuggito da questo ambito o vi tornerà quando avrà almeno 55 anni.
Chiunque abbia pensato ad ipotesi alternative, mi risponda.
venerdì 12 ottobre 2007
Discriminazioni
La ricerca, in Italia, è in crisi.
Lo si è sempre saputo. Non ci sono soldi e quelli che ci sono, sono molto mal spesi
(questa verità viene solitamente omessa, ma è un altro grande cancro della ricerca italiana di oggi).
I precari nelle università e nei centri di ricerca sono circa il 50% del personale.
L'ultima discriminazione la trovo in bacheca, davanti alla mensa.

Seguendo l'esempio di qualche predecessore, ho aggiunto un "Min. 65 anni"...
Lo si è sempre saputo. Non ci sono soldi e quelli che ci sono, sono molto mal spesi
(questa verità viene solitamente omessa, ma è un altro grande cancro della ricerca italiana di oggi).
I precari nelle università e nei centri di ricerca sono circa il 50% del personale.
L'ultima discriminazione la trovo in bacheca, davanti alla mensa.

Seguendo l'esempio di qualche predecessore, ho aggiunto un "Min. 65 anni"...
Etichette:
Firenze,
Ricerca,
Satira,
v-generation
mercoledì 12 settembre 2007
V-generation

Questa del V-day non gli va proprio giù.
Ho letto in rete i commenti di politici ed intellettuali di sinistra (quelli di destra non esistono) sul V-day.
Intanto, riceviamo già la prima sterzata (che è di Gianfranco Fini), il quale aveva iniziato col dire che Grillo le sparava grosse per poi già uscirsene con un "bisogna agire in anticipo: aggredire la cattiva politica dei privilegi e degli sprechi con un risposta netta" finendo per parlare di successo. Il fine politico che è in lui è già venuto a galla.
Tutti a parlare di antipolitica e qualunquismo. Pure intellettuali di sinistra come Michele Serra (che crede che i meetup siano piovuti giù dal cielo e non che siano fatti di persone che si vedono di frequente) o Eugenio Scalfari, il quale parla addirittura di dittatura nascosta sotto fenomeni come quello di sabato. Che tristezza. Queste persone parlano a prescindere. Digeriscono senza aver mangiato. Criticano le tre richieste semplici e di comune buonsenso come se fossero applicate ai dodici apostoli (c'è solo un Giuda, gli altri sono puliti!) e non tanto rivolte ad una situazione stagnante e paradossale.
Tutte queste inutili parole sono spazzate via da una semplice constatazione: questa gente (che parla) ha risolto. Ha risolto il problema della sopravvivenza biologica ed esistenziale. E filosofeggia. Cazzeggia sulle parole. Pirandello diceva: la vita o la si vive o la si scrive.
Questa gente la scrive e basta. Non vive più, non la vede più la realtà. In piazza c'erano italiani, di ogni età, tutti mobilitati attraverso internet ed il passaparola. Gente che con un sabato di sole, all'ultimo finesettimana al mare primo del rientro definitivo al lavoro, al funerale di Pavarotti, alla nazionale, al GP di Monza ha preferito stare ore in coda in piedi sotto il sole per poter firmare.
Gente che ha mandato affanculo il silenzio totale dei media, saltandoli a piè pari: tv, giornali e radio. Sono stati saltati di netto.
In piazza si è ritrovata sicuramente una generazione, quella della gente senza futuro, quella che la casa non la comprerà mai o lo farà pagandola il doppio per darlo a una banca (e affanculo anche il libero mercato), quelli che chissà quale lavoro farò, quelli degli anni e dei soldi sputtanati in una laurea, quella che fa difficoltà a sentire qualcosa come proprio, perchè tutto ti sembra fuori portata.
L'egemonia di questo paese è in mano ad una generazione che sta soffocando non più i propri figli, ma ormai direttamente i propri nipoti.
Bertold Brecht diceva: la morale sì, ma con la pancia piena.
Qualcuno mi spiega questa gente che continua a farcirsi la bocca di parole di che cazzo parla?
lunedì 10 settembre 2007
V-Day a Firenze: 11.200 firme...
Grande, Grande, Grande!
Giornata campale per il V-day a Firenze. Una giornata incredibile.
Solo noi abbiamo raccolto 11.200 firme. Incredibile!
Tutta la gente era lì sotto il sole a farsi la fila, educatamente.
Altro che Grilloboys! C'era gente comune! Giovani, vecchi, genitori con figli... c'erano tutti.
Sul sito del meetup trovate il bagno di folla in piazza della repubblica:
http://beppegrillo.meetup.com/12/photos/
(tra l'altro vengo beccato nelle foto 49 e 62).
Su youtube, basta digitare v-day e firenze ed avrete le immagini della sola nostra città.
E mo'... vediamo che succederà...
J.
Giornata campale per il V-day a Firenze. Una giornata incredibile.
Solo noi abbiamo raccolto 11.200 firme. Incredibile!
Tutta la gente era lì sotto il sole a farsi la fila, educatamente.
Altro che Grilloboys! C'era gente comune! Giovani, vecchi, genitori con figli... c'erano tutti.
Sul sito del meetup trovate il bagno di folla in piazza della repubblica:
http://beppegrillo.meetup.com/12/photos/
(tra l'altro vengo beccato nelle foto 49 e 62).
Su youtube, basta digitare v-day e firenze ed avrete le immagini della sola nostra città.
E mo'... vediamo che succederà...
J.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)