Nel primo giorno di festa concesso dal massacrante lavoro in laboratorio, mi sono finalmente seduto davanti al pc (come al solito), per spippolare su youtube e mi sono ipereccitato davanti alla potenza incredibile di internet. Non voglio tediarvi troppo, ma il fatto è che ogni strumento potente cela in sé grandi possibilità, sia positive che negative. La forza di quelle positive, quando la vivi, riesce sempre (se ami la vita) a farti sopportare le drastiche conseguenze di quelle negative.
Lungi dall'essere questa (che vi sto per mostrare) la vera potenza della rete, da insignificante amatore della musica non posso però che rimanere affascinato nel vedere il contagio del virus della creatività.
Uno degli youtuber più originali esistenti oggi è senza dubbio Lasse Gjertsen, creatore di alcuni video assurdi (visualizzati milioni di volte da altrettanti milioni di persone in tutto il mondo) in grado di generare svariati tributi da persone assolutamente sconosciute in giro per il mondo.
Uno dei video certamente più innovativi è Amateur, dove viene perfezionata una tecnica già utilizzata in uno dei primi video postati da lui (Hyperactive) di editing video abbinata ad un buon orecchio musicale ed una incredibile immaginazione.
A seguito di Amateur, come anche di Hyperactive, l'idea originale di Lasse Gjertsen, divertente ed innovativa al tempo stesso, ha fatto proseliti di ogni tipo. Gente in giro per il mondo ha utilizzato la sua tecnica (o altre) per fare, per creare, per provare. Questa cosa, personalmente, mi manda fuori di testa (in senso buono, ovviamente).
I migliori risultati che ho trovato sono linkati qui sotto.
Comptine d'été n°3 (Re: Amateur - Lasse Gjertsen)
clone band / tribute to lasse gjertsen - amateur
Re:Amateur - Lasse Gjertsen - soup injection
Lasse Gjertsen Bass Guitar
inspired by Lasse Gjertsen- Master of Puppets (divertente ma musicalmente scadente)
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domenica 1 marzo 2009
lunedì 27 ottobre 2008
Libertà sulla rete: un futuro possibile?
Sono un assiduo utilizzatore di YouTube.
Inserisco qualche video, ma più che altro, come tutti, sono uno spettatore.
Fra le cose che apprezzo di più, c'è la possibilità di commentare, votare e giudicare il contenuto che sto visualizzando. Questo rende tutto più interessante, crea una rete di utenti che si ritrovano, un forum di discussione in diretta sugli argomenti più svariati.
Purtroppo, il libero utilizzo di uno strumento non presuppone un suo uso adeguato da parte del libero utilizzatore.
Mi riferisco al fatto che sempre più spesso trovo gente che si offende fra i commenti ed intasa la lista per diversi giorni, finendo per tralasciare l'argomento iniziale. Questo atteggiamento è tipico di chi si sfoga un pò di tutto, della vita che non va come vorrebbe, della giornata storta e via dicendo; fatti che, nell'Italia difficilina di oggi, non stupiscono nessuno.
Ammetto di cascato anche io in situazioni di questo tipo, ma a mia discolpa posso dire di aver racchiuso certe frasi rabbiose nell'ambito dell'osservazione di un fatto, quasi mai di un gusto. Questo spesso riguarda fatti di politica, affermazioni circa avvenimenti accaduti realmente e mistificati dal cretino di turno che butta il discorso politico sulla "simpatia": detesto quando un fatto diventa un'opinione.
Ad esempio, è molto frequente trovare a seguito dei video dove c'è Travaglio qualche benpensante che dice solo: "Travaglio fai shifo, w Berlusconi". E' evidente che un commento del genere non apporta alcuna osservazione oggettiva, ma solo una simpatia che, in quanto tale, oggettiva non è. Tra l'altro il desiderio di lasciare un commento del genere in un video di Travaglio sa più di sadico che di osservatore sdegnato dai contenuti.
Purtroppo ho notato che questo atteggiamento sconfina anche nei campi in cui il gusto personale ha ampio spazio, vedi video musicali, comici o acrobazie calcistiche: in quei campi è assolutamente lecito dire "a me piace" o "a me non piace" (o anche "a me me biasce"): i gusti son gusti, disse quello che mangiava la merda.
Ultimamente sono stato oggetto di ripetuti insulti da parte di un tizio che non avevo mai incrociato prima perchè avevo esposto (caricando di aggettivi, ad onor del vero) la mia tesi secondo cui un certo cantante (seppur molto bravo) non avrebbe avuto niente a che spartire con Jeff Buckley (e capirai!).
Apriti cielo! Questo tizio, previa indagine fra i miei video di libero accesso, mi ha detto che cantando io Neffa sarei una merdaccia inutile mentre tale cantante era un tipo originale con alle spalle tutta una sua carriera. Concludeva che io ero dunque la solita voce qualunque, una persona priva di personalità e dovevo perciò stare zitto: bisognava che qualcuno me lo dicesse! (lui si era fatto paladino di questa crociata).
Tralasciando il fatto specifico, mi ha turbato come il cuore del libero accesso ai contenuti (i miei) e del libero commento (non su un fatto oggettivo, ma appunto su un gusto personale) fossero stati fatti fuori, solo perchè esistevano gli strumenti per farlo (accedere ai miei video e rispondermi direttamente). Il tutto pubblicamente.
Questo evento mi ha costretto ad accettare due fatti la cui entità avevo onestamente sottovalutato fino ad oggi:
(1) ogni sistema è maledettamente bilanciato e ad ogni possibilità (positiva) ne corrisponde una uguale e contraria (negativa).
(2) la possibilità di accedere ad uno strumento di massa determina naturalmente l'affermarsi di gruppi di opinione che, avendone la possibilità, tendono a difendersi.
Credo che per la prima affermazione non ci sia soluzione se non nella grandezza dell'animo umano: dato che non potrei mai rinunciare alle possibilità positive, mi devo far carico dell'eventualità che le cose negative accadano (e spargere più che posso del senso civico fra le persone con cui discuto). Niente di diverso da quello che faccio accettando di vivere, insomma.
Per la seconda affermazione, la situazione si complica. Quando una voce ha la possibilità di essere raggiunta da più persone (pensiamo ad uno qualsiasi dei mass media) naturalmente finiranno per ascoltare questa voce principalmente le persone che sono concordi con essa. Chi legge Libero? Chi crede ciecamente a Berlusconi. Chi legge l'Unità? Certamente nessun imprenditore. Chi guarda Fede o legge il Riformista? (Già, chi?).
Chi dunque guarda un video su YouTube? Chi è interessato al contenuto. Nella maggioranza dei casi, chi ha piacere di vederlo (e questo include i sadici). Diventa naturale quindi la creazione di un gruppo di persone che hanno le stesse idee. Ma in che misura il dissenso ha spazio in un contesto del genere? Quanto ha senso comprare Libero per arrabbiarsi?
Insomma, voglio dire: in che misura la libertà che sulla rete può davvero attuarsi (al contrario di ciò che è ormai accaduto con i mass media finora utilizzati) potrà autoregolarsi a tal punto da non mistificare i contenuti sotto una coltre di opinioni? Esiste davvero uno strumento con cui 1000 persone libere (agendo liberamente) possono avere la meglio su 10 persone organizzate? E se sì, la rete è davvero questo strumento?
P.S. Si ringrazia Newton per l'assunzione numero 1.
Inserisco qualche video, ma più che altro, come tutti, sono uno spettatore.
Fra le cose che apprezzo di più, c'è la possibilità di commentare, votare e giudicare il contenuto che sto visualizzando. Questo rende tutto più interessante, crea una rete di utenti che si ritrovano, un forum di discussione in diretta sugli argomenti più svariati.
Purtroppo, il libero utilizzo di uno strumento non presuppone un suo uso adeguato da parte del libero utilizzatore.
Mi riferisco al fatto che sempre più spesso trovo gente che si offende fra i commenti ed intasa la lista per diversi giorni, finendo per tralasciare l'argomento iniziale. Questo atteggiamento è tipico di chi si sfoga un pò di tutto, della vita che non va come vorrebbe, della giornata storta e via dicendo; fatti che, nell'Italia difficilina di oggi, non stupiscono nessuno.
Ammetto di cascato anche io in situazioni di questo tipo, ma a mia discolpa posso dire di aver racchiuso certe frasi rabbiose nell'ambito dell'osservazione di un fatto, quasi mai di un gusto. Questo spesso riguarda fatti di politica, affermazioni circa avvenimenti accaduti realmente e mistificati dal cretino di turno che butta il discorso politico sulla "simpatia": detesto quando un fatto diventa un'opinione.
Ad esempio, è molto frequente trovare a seguito dei video dove c'è Travaglio qualche benpensante che dice solo: "Travaglio fai shifo, w Berlusconi". E' evidente che un commento del genere non apporta alcuna osservazione oggettiva, ma solo una simpatia che, in quanto tale, oggettiva non è. Tra l'altro il desiderio di lasciare un commento del genere in un video di Travaglio sa più di sadico che di osservatore sdegnato dai contenuti.
Purtroppo ho notato che questo atteggiamento sconfina anche nei campi in cui il gusto personale ha ampio spazio, vedi video musicali, comici o acrobazie calcistiche: in quei campi è assolutamente lecito dire "a me piace" o "a me non piace" (o anche "a me me biasce"): i gusti son gusti, disse quello che mangiava la merda.
Ultimamente sono stato oggetto di ripetuti insulti da parte di un tizio che non avevo mai incrociato prima perchè avevo esposto (caricando di aggettivi, ad onor del vero) la mia tesi secondo cui un certo cantante (seppur molto bravo) non avrebbe avuto niente a che spartire con Jeff Buckley (e capirai!).
Apriti cielo! Questo tizio, previa indagine fra i miei video di libero accesso, mi ha detto che cantando io Neffa sarei una merdaccia inutile mentre tale cantante era un tipo originale con alle spalle tutta una sua carriera. Concludeva che io ero dunque la solita voce qualunque, una persona priva di personalità e dovevo perciò stare zitto: bisognava che qualcuno me lo dicesse! (lui si era fatto paladino di questa crociata).
Tralasciando il fatto specifico, mi ha turbato come il cuore del libero accesso ai contenuti (i miei) e del libero commento (non su un fatto oggettivo, ma appunto su un gusto personale) fossero stati fatti fuori, solo perchè esistevano gli strumenti per farlo (accedere ai miei video e rispondermi direttamente). Il tutto pubblicamente.
Questo evento mi ha costretto ad accettare due fatti la cui entità avevo onestamente sottovalutato fino ad oggi:
(1) ogni sistema è maledettamente bilanciato e ad ogni possibilità (positiva) ne corrisponde una uguale e contraria (negativa).
(2) la possibilità di accedere ad uno strumento di massa determina naturalmente l'affermarsi di gruppi di opinione che, avendone la possibilità, tendono a difendersi.
Credo che per la prima affermazione non ci sia soluzione se non nella grandezza dell'animo umano: dato che non potrei mai rinunciare alle possibilità positive, mi devo far carico dell'eventualità che le cose negative accadano (e spargere più che posso del senso civico fra le persone con cui discuto). Niente di diverso da quello che faccio accettando di vivere, insomma.
Per la seconda affermazione, la situazione si complica. Quando una voce ha la possibilità di essere raggiunta da più persone (pensiamo ad uno qualsiasi dei mass media) naturalmente finiranno per ascoltare questa voce principalmente le persone che sono concordi con essa. Chi legge Libero? Chi crede ciecamente a Berlusconi. Chi legge l'Unità? Certamente nessun imprenditore. Chi guarda Fede o legge il Riformista? (Già, chi?).
Chi dunque guarda un video su YouTube? Chi è interessato al contenuto. Nella maggioranza dei casi, chi ha piacere di vederlo (e questo include i sadici). Diventa naturale quindi la creazione di un gruppo di persone che hanno le stesse idee. Ma in che misura il dissenso ha spazio in un contesto del genere? Quanto ha senso comprare Libero per arrabbiarsi?
Insomma, voglio dire: in che misura la libertà che sulla rete può davvero attuarsi (al contrario di ciò che è ormai accaduto con i mass media finora utilizzati) potrà autoregolarsi a tal punto da non mistificare i contenuti sotto una coltre di opinioni? Esiste davvero uno strumento con cui 1000 persone libere (agendo liberamente) possono avere la meglio su 10 persone organizzate? E se sì, la rete è davvero questo strumento?
P.S. Si ringrazia Newton per l'assunzione numero 1.
venerdì 3 ottobre 2008
Supposte senza ricetta
Ho mandato a quel paese quella ridicola azienda della Telecom qualche tempo fa. Mi ero scocciato di pagare un sacco per non avere in cambio un servizio decoroso. Ho cambiato e sono passato ad NGI.
Mi sono fatto consigliare, da chi se ne intendeva, se fosse una società seria ed affidabile. Dopo mesi di attesa, perchè Telecom mi doveva attivare la linea telefonica, finalmente inizio il mio rapporto con NGI e tutto va bene.
Fra poco finirà il mio primo anno di contratto con loro; mi mandano una mail per rinnovare.
E mi fanno una sorpresa.
Con un decreto del Marzo 2007, l'Agcom (l'Autorità per le Garanzie delle COMunicazioni), ha approvato il pagamento a Telecom di una tassa (chiamiamola tranquillamente pizzo) che ogni società che fornisce una linea ADSL deve pagare a Telecom. Tale tassa, che viene ovviamente girata al cliente, non ha alcuna motivazione se non ripagare Telecom del danno subìto dal libero mercato. NGI fa prezzi migliori? Bene, la tassiamo (così come tutti gli altri), così il problema è risolto.
Ieri, per una ADSL a 7 mega, pagavo 19.5 euro al mese. Oggi ne pago 31.5 al mese. Per chi non ama i numeri si tratta di un aumento di più del 50%.
Motivato da che? Ma la Telecom non è mica un'azienda statale! E se anche lo fosse, se sei fuori mercato perchè hai continuato a mangiare e speculare, sono cazzi tuoi!
Bentornati, per chi si fosse allontanato un attimo, nell'Italietta di oggi: l'Agcom ufficialmente si sporca le mani e garantisce per gli amici degli amici.
Qualcuno ci salvi.
Mi sono fatto consigliare, da chi se ne intendeva, se fosse una società seria ed affidabile. Dopo mesi di attesa, perchè Telecom mi doveva attivare la linea telefonica, finalmente inizio il mio rapporto con NGI e tutto va bene.
Fra poco finirà il mio primo anno di contratto con loro; mi mandano una mail per rinnovare.
E mi fanno una sorpresa.
Con un decreto del Marzo 2007, l'Agcom (l'Autorità per le Garanzie delle COMunicazioni), ha approvato il pagamento a Telecom di una tassa (chiamiamola tranquillamente pizzo) che ogni società che fornisce una linea ADSL deve pagare a Telecom. Tale tassa, che viene ovviamente girata al cliente, non ha alcuna motivazione se non ripagare Telecom del danno subìto dal libero mercato. NGI fa prezzi migliori? Bene, la tassiamo (così come tutti gli altri), così il problema è risolto.
Ieri, per una ADSL a 7 mega, pagavo 19.5 euro al mese. Oggi ne pago 31.5 al mese. Per chi non ama i numeri si tratta di un aumento di più del 50%.
Motivato da che? Ma la Telecom non è mica un'azienda statale! E se anche lo fosse, se sei fuori mercato perchè hai continuato a mangiare e speculare, sono cazzi tuoi!
Bentornati, per chi si fosse allontanato un attimo, nell'Italietta di oggi: l'Agcom ufficialmente si sporca le mani e garantisce per gli amici degli amici.
Qualcuno ci salvi.
domenica 1 giugno 2008
Il fantastico mondo di Jypo e Linux

Dopo vari tentennamenti, ritorno sui miei passi è riprovo a montare sul mio pc un sistema Linux.
Lo faccio per svariati motivi, credo condivisi da molti che ancora non hanno provato e si trovano come me un po' sul filo del rasoio:
1) non sono più così incomprensibili come all'inizio;
2) l'assistenza in rete all'utente è magnifica;
3) ho un tutor (No tutor, no Linux);
4) il futuro (Windows-Svista) mi sembra piuttosto bigio;
5) mi sono rotto le palle di pagare 200 euro di sistema operativo e dovermi smazzare come un cane per trovare un codice di attivazione funzionante ogni volta che zotto un pc;
6) come in ogni monopolio, Windows sta facendo un po' di porcate per cui passare a qualcosa di alternativo può dare qualche preoccupazione in meno.
Il primo tentativo era maturato nei primi mesi di vita in casa nuova (un periodo già ricco di "crisi di novità" per conto suo). Era un Mepis (simple mepis) (questa la prenderà solo Luca). Era graficamente superiore a qualsiasi Windows avessi visto, ma molto complesso per l'approccio mentale: diciamo pure che non ci capivo un granchè. Non ricordo per quale motivo dovetti cambiare tutto, probabilmente a causa di uno degli innumerevoli uragani informatici che mi hanno travolto negli ultimi 2 anni (presente quando all'improvviso tutto, ma proprio tutto diventa impossibile e non c'è nulla che tu faccia che riesce a ricreare un minimo di ordine e la tua roba è sparsa fra dischetti, HD esterni e HD montati su macchine che devono essere formattate?). Dopo una breve parentesi Windowsiana, mi ri-buttai su un nuovo sistema operativo Linux, di cui ho fortunatamente già rimosso il nome, reo-incolpevole di aver decretato la fine della mia scheda madre (il tutto è finito con un poderoso zot, un vago sentore di bruciato e qualche santo volante).
Ci riprovo infine adesso, dopo che il mio ultimo XP si era riempito di bachi per la mia "accortezza" di non aver prontamente installato firewall o antivirus di sorta (in questo, i computer sono come le donne: se li trascuri troppo, tendono a diventare refrattari ai tuoi input, in onore forse al terzo principio della termondinamica secondo cui, in soldoni, il caos non può far altro che aumentare).
Mi lancio dunque nella mia terza avventura con Ubuntu, il Linux for dummies. Invece che la riga di comando, c'è il tastone colorato. Certo, se hai problemi, torni alla riga di comando, con lo svantaggio che i sistemi semplificati presentano un grado di complessità enorme quando li vuoi modificare dall'interno (probabilmente, anche questo vale per le donne e giuro che la smetto qui con le analogie).
La fase finale della configurazione del mio nuovo sistema operativo passa per una esperienza davvero significativa, riassunta in breve in un sms corale che ho mandato ad intimi conoscenti delle mie peripezie informatiche. Una raccomandazione per ricordarsi che quando si passa al nuovo bisogna anche ricordarsi di circondarsi di componenti compatibili (leggi hardware senza driver!). L'sms, che ha incontrato i favori del mio tutor, era questo:
Scaricare un sistema operativo? E' gratis, con Linux.
Configurare la rete wireless? Il costo di una chiamata col tuo tutor, con Linux.
Configurare la stampante direttamente al tuo pc? Due ore, parecchie madonne ed un nulla di fatto, con Linux.
Vampirizzare la stampante di rete di un pc Windows in meno di mezzo minuto, stampando pure la pagina di prova? Non ha prezzo!
Linux: la tua scheda ethernet vale più del tuo pc!
domenica 3 febbraio 2008
Giustizia ed informazione in Italia
Berlusconi ed il caso Sme.
Un perfetto esempio di stampa e giustizia nell'Italia di oggi.
Un perfetto esempio di stampa e giustizia nell'Italia di oggi.
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giovedì 15 novembre 2007
Libera espressione
Vi riporto un grazioso scambio di vedute avvenuto fra me ed il direttore di VareseNews, un giornale che ho casualmente trovato online, linkandolo direttamente dalla schermata di avvio di iGoogle.
Lo scambio di battute interessava un articolo pubblicato sul loro sito che io ho trovato particolarmente interessante. In realtà (forse anche io in preda all'abuso di caffè o semplicemente affrettato dal fatto che lo leggevo in una pausa dal lavoro) quello che ho letto non era un articolo, ma una lettera al direttore scritta da una persona qualunque (effettivamente, c'è pure scritto in alto...). Ad ogni modo, confondendo lucciole per lanterne, ho mandato una email complimentandomi con loro. Il direttore, a stretto giro di posta, mi ha risposto.
Penso che sia, nel piccolo, indicativo del potere della rete e degli effetti della libera circolazione delle informazioni. Qualcosa che oggi fa ancora parte del rumore di fondo e che non avvertiamo davvero ma ci appare assolutamente normale.
"Gentile Direttore di VareseNews,
sono un dottorando di 27 anni che lavora in un centro di ricerca del CNR a Firenze.
Le scrivo in merito all’articolo Legalizzare la droga di Paolo Senaldi. Premetto che il mio intento non è assolutamente interessato, in quanto non consumo droghe leggere (se si eccettua il caffé due volte al giorno).
Volevo complimentarmi con Lei per l’articolo (e possibilmente anche con il giornalista) perché nella sua brevità ha dato uno sguardo chiaro su uno dei tanti temi abusati in questo paese, quello delle droghe leggere e non.
Le droghe leggere hanno certamente delle ripercussioni biologiche serie, ma il loro peso è certamente relativo rispetto a quelle pesanti, e questo è incontestabile. Chiunque si pone di mezzo a questa differenziazione affermando il contrario o è in malafede o è interessato (oppure ancora è in preda agli effetti postumi all’uso). La facile reperibilità delle droghe pesanti, aumentata a dismisura negli ultimi anni, è allucinante. I benpensanti, come al solito, ne hanno fatto una questione politica: droghe di sinistra e droghe di destra. Tutto ciò è ridicolo. La verità è che questo abuso di politica ci ha fatto venire il mal di stomaco. Ci sono solo gli interessi: chi ci guadagna e chi no. E con le droghe pesanti il guadagno delle mafie è elevato, considerando anche che una fetta considerevole del nostro parlamento ne abusa.
Il giornalismo dovrebbe perseguire il principio di fondo che sembra emergere in quest’articolo: i fatti nudi e crudi, raccontati palesemente. Il re deve essere sempre nudo. Che bella quella battuta di Ed Hutchinson (in arte Humphrey Bogart) ne “L’ultima minaccia”: “E’ la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!”.
Spero che il vostro giornale sia libero da pressioni ed interessi politici, come pare essere per il 95% dei mezzi di informazione nel nostro paese, permettendovi di scrivere articoli su questa linea anche in futuro.
La ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Alberto Scoma"
Questa la breve ma sincera risposta:
"Caro dottor Scoma,
quello che Lei classifica come un articolo è semplicemente una lettera al direttore, come la Sua. Evidentemente abbiamo dei lettori, che forse anche grazie al nostro quotidiano lavoro, sono formati e intelligenti ed esprimono pareri di qualità.
Continui a seguirci,
La Redazione"
Lo scambio di battute interessava un articolo pubblicato sul loro sito che io ho trovato particolarmente interessante. In realtà (forse anche io in preda all'abuso di caffè o semplicemente affrettato dal fatto che lo leggevo in una pausa dal lavoro) quello che ho letto non era un articolo, ma una lettera al direttore scritta da una persona qualunque (effettivamente, c'è pure scritto in alto...). Ad ogni modo, confondendo lucciole per lanterne, ho mandato una email complimentandomi con loro. Il direttore, a stretto giro di posta, mi ha risposto.
Penso che sia, nel piccolo, indicativo del potere della rete e degli effetti della libera circolazione delle informazioni. Qualcosa che oggi fa ancora parte del rumore di fondo e che non avvertiamo davvero ma ci appare assolutamente normale.
"Gentile Direttore di VareseNews,
sono un dottorando di 27 anni che lavora in un centro di ricerca del CNR a Firenze.
Le scrivo in merito all’articolo Legalizzare la droga di Paolo Senaldi. Premetto che il mio intento non è assolutamente interessato, in quanto non consumo droghe leggere (se si eccettua il caffé due volte al giorno).
Volevo complimentarmi con Lei per l’articolo (e possibilmente anche con il giornalista) perché nella sua brevità ha dato uno sguardo chiaro su uno dei tanti temi abusati in questo paese, quello delle droghe leggere e non.
Le droghe leggere hanno certamente delle ripercussioni biologiche serie, ma il loro peso è certamente relativo rispetto a quelle pesanti, e questo è incontestabile. Chiunque si pone di mezzo a questa differenziazione affermando il contrario o è in malafede o è interessato (oppure ancora è in preda agli effetti postumi all’uso). La facile reperibilità delle droghe pesanti, aumentata a dismisura negli ultimi anni, è allucinante. I benpensanti, come al solito, ne hanno fatto una questione politica: droghe di sinistra e droghe di destra. Tutto ciò è ridicolo. La verità è che questo abuso di politica ci ha fatto venire il mal di stomaco. Ci sono solo gli interessi: chi ci guadagna e chi no. E con le droghe pesanti il guadagno delle mafie è elevato, considerando anche che una fetta considerevole del nostro parlamento ne abusa.
Il giornalismo dovrebbe perseguire il principio di fondo che sembra emergere in quest’articolo: i fatti nudi e crudi, raccontati palesemente. Il re deve essere sempre nudo. Che bella quella battuta di Ed Hutchinson (in arte Humphrey Bogart) ne “L’ultima minaccia”: “E’ la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente!”.
Spero che il vostro giornale sia libero da pressioni ed interessi politici, come pare essere per il 95% dei mezzi di informazione nel nostro paese, permettendovi di scrivere articoli su questa linea anche in futuro.
La ringrazio per l’attenzione.
Cordiali saluti,
Alberto Scoma"
Questa la breve ma sincera risposta:
"Caro dottor Scoma,
quello che Lei classifica come un articolo è semplicemente una lettera al direttore, come la Sua. Evidentemente abbiamo dei lettori, che forse anche grazie al nostro quotidiano lavoro, sono formati e intelligenti ed esprimono pareri di qualità.
Continui a seguirci,
La Redazione"
martedì 13 novembre 2007
Il latitante

Immagine da www.pc-911.com
Scusate il muro di silenzio, ma la situazione tecnologica in casa Scoma Pintucci si è fatta drammatica (eh sì, Scoma va prima...).
Non soltanto a casa internet non è ancora arrivata (mi hanno parlato di settimane lavorative per metterla, intanto però ho pagato un anno tutto sull'unghia), ma adesso mi si è bruciato pure il pc. Il mio mitico pc (e già, le disgrazie informatiche non capitano solo a Sandro).
Per chi non lo sapesse (cioè tutti), ho costruito questo pc pezzo per pezzo, comprando, da studente, tutte le componenti non appena avevo soldi (ci ho messo due anni a finirlo), montandolo pezzo per pezzo con le mie manine.
Ed ora, che succede? Il fantomatico progresso tecnologico si lascia alle spalle strascicante una valanga di rottami di plastica e ferro sostanzialmente inutilizzabili. Il pezzo che mi si è rotto o non lo producono più o costa il doppio di quando l'ho comprato io (unico caso di supervalutazione di un pezzo vecchio nel mercato dell'informatica). Beh, in realtà, una motivazione c'è: è tecnologia vecchia. Il progresso è così rapido che roba di 4 anni fa è obsoleta e non la producono più. Perdonatemi, ma se a me andava bene? Io ho un pc fatto e finito a cui manca solo un pezzo, uno solo. Non potete farmelo? Considerando che è vecchio, dovrebbe anche costare meno, orami c'è roba 20 volte meglio!
Leggi del mercato. Mi toccherebbe spendere 100 quando con 300 ho un intero pc di nuova tecnologia 40 volte meglio di quello che ho adesso. Comprane uno nuovo, direte voi. Sì, ok, ma se ho tutto il resto del pc funzionante che faccio, butto via roba buona? Pare di sì... Allora lancio un appello: chi fosse fornito di un processore Intel Celeron 2.4 GHz a 400 Mhz (o similare) o di una scheda madre che ancora ha un'idea di cosa sia un'estensione AGP 8x (ormai al pari della prima ruota in pietra e della clava con impugnatura ergonomica) è pregato di lasciare un commento. In alternativa, se sapete anche cosa cavolo posso fare con un plotone di schermi catodici da 15 e 17 pollici, mandatemi una email.
Ognuno è libero di aggiungere la propria drammatica esperienza nei Commenti. Ogni pacca sulla spalla sarà ben accetta...
lunedì 8 ottobre 2007
Assenze
Assenze. Improvvise. Un giorno hai internet a casa, il giorno dopo no.
Dopo svariate chiamate alla telecomme, viene fuori che mi hanno staccato la linea. Sapevo che sarebbe arrivato quel momento, ma è accaduto con un mese di ritardo rispetto a quando hanno staccato il numero telefonico. Vai tu a capire...
Mi hanno suggerito di rimettere internet con NGI o con Tiscali.
La prima ha un costo di attivazione di 190 euro, ma garantisce la banda al 95%: ti pago 2 mi dai 2 (e questo mi sta molto bene; le 190 euro, invece...).
D'altro canto, Tiscali ha un modo tutto suo.
Se sei un utente telecom (con la t minuscola), allora paghi 155 euro l'attivazione e 20 al mese per una flat "fino a" 4 mega: fino al 4 ottobre scorso, però, le 155 euro non le pagavi, perchè c'era una promozione (che ora, magari, sarà stata rinnovata per altri 6 mesi: una delle classiche promozioni perenni. Come quei negozi che hanno il cartello sconti sempre attaccato sulle vetrine). Se invece sei un coglione senza neanche il numero, paghi 69 euro l'attivazione e 28 al mese. Un paio di conti e scoprirete che per il primo anno fa la stessa cifra.
Allora mi sono chiesto: a che serve l'attivazione? Che cazzo di costo è? Il solito pizzo del cavolo! Come fa a costarti 155 euro un'attivazione? Che devi attivare? Se sono un nuovo utente, allora: tasto destro, nuovo, cartella, nome utente. Fatto.
Addirittura se non hai un numero, NGI, che si affida a telecom (come tutti, del resto) ti fa pagare 190 euro. Ma 190 euro di che??? Per portarti il doppino? Ah! Il fantomatico doppino! Ma che vuoi doppinare che fino a due giorni fa avevo la rete. Devi solo aprire una stramaledetta porta! Porco Mondo! Possibile che debba dare 200 euro ai maiali per nulla?
Questo è un appello: se qualcuno ha la minima idea di cosa siano i costi di attivazione, mi scriva!
E' così difficile avere un adsl a 20 euro al mese e stop? Con la telecom, prima, non riuscivo mai a pagare meno di 100 euro ogni due mesi: i costi di attivazione dilazionati, il numero telefonico che non volevi ma te lo pigli e tutta una serie di stronzate. Come è possibile che una società gestita come i cani (la telecom) non riesca ad avere rivali che la spazzino fuori dalla via lattea? Wind, Infostrada, Tele2, Fastweb, Tiscali... Ma chi diamine c'è dietro 'sti nomi? Non fate cartello con la telecom: DISTRUGGETELA! Non è così difficile!
Un mio amico, che forse si riconoscerà in questa storia (se leggi, conferma o meno), fu chiamato per una promozione dalla telecom ed attivò una linea adsl (stiamo parlando di qualche anno fa: la promozione prevedeva anche un modem a forma di razza dal colore verde-azzurro). La promozione doveva durare 2 mesi gratis. 'Sto ragazzo è andato avanti per un anno e passa, senza pagare una mazza, fino a quando non è stato richiamato per l'ennesima promozione dello stesso prodotto ed ha candidamente ammesso che la stava utilizzando da mesi e mesi e che era intenzionato a pagare...
Tutto questo mentre la stessa telecom a me chiedeva 2000 euro di bolletta perchè mi aveva attivato una linea a consumo invece che una flat...
Dopo svariate chiamate alla telecomme, viene fuori che mi hanno staccato la linea. Sapevo che sarebbe arrivato quel momento, ma è accaduto con un mese di ritardo rispetto a quando hanno staccato il numero telefonico. Vai tu a capire...
Mi hanno suggerito di rimettere internet con NGI o con Tiscali.
La prima ha un costo di attivazione di 190 euro, ma garantisce la banda al 95%: ti pago 2 mi dai 2 (e questo mi sta molto bene; le 190 euro, invece...).
D'altro canto, Tiscali ha un modo tutto suo.
Se sei un utente telecom (con la t minuscola), allora paghi 155 euro l'attivazione e 20 al mese per una flat "fino a" 4 mega: fino al 4 ottobre scorso, però, le 155 euro non le pagavi, perchè c'era una promozione (che ora, magari, sarà stata rinnovata per altri 6 mesi: una delle classiche promozioni perenni. Come quei negozi che hanno il cartello sconti sempre attaccato sulle vetrine). Se invece sei un coglione senza neanche il numero, paghi 69 euro l'attivazione e 28 al mese. Un paio di conti e scoprirete che per il primo anno fa la stessa cifra.
Allora mi sono chiesto: a che serve l'attivazione? Che cazzo di costo è? Il solito pizzo del cavolo! Come fa a costarti 155 euro un'attivazione? Che devi attivare? Se sono un nuovo utente, allora: tasto destro, nuovo, cartella, nome utente. Fatto.
Addirittura se non hai un numero, NGI, che si affida a telecom (come tutti, del resto) ti fa pagare 190 euro. Ma 190 euro di che??? Per portarti il doppino? Ah! Il fantomatico doppino! Ma che vuoi doppinare che fino a due giorni fa avevo la rete. Devi solo aprire una stramaledetta porta! Porco Mondo! Possibile che debba dare 200 euro ai maiali per nulla?
Questo è un appello: se qualcuno ha la minima idea di cosa siano i costi di attivazione, mi scriva!
E' così difficile avere un adsl a 20 euro al mese e stop? Con la telecom, prima, non riuscivo mai a pagare meno di 100 euro ogni due mesi: i costi di attivazione dilazionati, il numero telefonico che non volevi ma te lo pigli e tutta una serie di stronzate. Come è possibile che una società gestita come i cani (la telecom) non riesca ad avere rivali che la spazzino fuori dalla via lattea? Wind, Infostrada, Tele2, Fastweb, Tiscali... Ma chi diamine c'è dietro 'sti nomi? Non fate cartello con la telecom: DISTRUGGETELA! Non è così difficile!
Un mio amico, che forse si riconoscerà in questa storia (se leggi, conferma o meno), fu chiamato per una promozione dalla telecom ed attivò una linea adsl (stiamo parlando di qualche anno fa: la promozione prevedeva anche un modem a forma di razza dal colore verde-azzurro). La promozione doveva durare 2 mesi gratis. 'Sto ragazzo è andato avanti per un anno e passa, senza pagare una mazza, fino a quando non è stato richiamato per l'ennesima promozione dello stesso prodotto ed ha candidamente ammesso che la stava utilizzando da mesi e mesi e che era intenzionato a pagare...
Tutto questo mentre la stessa telecom a me chiedeva 2000 euro di bolletta perchè mi aveva attivato una linea a consumo invece che una flat...
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