Il velo del silenzio e la bolgia della caciara risuonano italianamente per l'ennesima volta su un caso scandaloso, la respinta dell'aggravante omofoba alle votazioni parlamentari del 13 ottobre scorso.
In sintesi, si doveva decidere se si potessero aggiungere le aggravanti per omofobia a quei reati commessi "per finalità inerenti all'orientamento sessuale o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato".
Quindi se un cretino ti picchia perchè sei gay, non c'è aggravante omofoba: ti ha solo picchiato. Un provvedimento che, in tempi di ronde cittadine di gente che si fa giustizia da sola, sarebbe banale e nausante star qui a dichiarare opportuno.
Beh, niente di nuovo nel panorama taleban-cattolico italiano così ben descritto da don Paolo Farinella. Non voglio neanche dilungarmi sull'assurdità perbenista di questo paese che nega, ad una parte consistente della sua popolazione, l'evidenza di esistere. Ad una parte, per dirla con le parole che a queste persone tornano chiare, di persone che lavorano e pagano le tasse.
Il caso del mio interesse nasce con quello a catena della Binetti, una cretina del PD che ha votato con Lega e PDL. Su Il Fatto, nasceva un botta risposta Telese/Padellaro che, sintetizzato, diceva rispettivamente: cacciatela/no, non cacciatela che Partito Democratico sarebbe.
Ebbene, discutere è spesso fonte di arricchimento. Discutere anche animatamente, discutere dei valori fondamentali. Ma se c'è una cosa che ha distrutto questo come altri paesi, una cosa che impedisce all'uomo di fare spesso un salto di livello, è quello dell'arrivare a chiudere certe porte. Io non voto PD. Dio me ne scampi e liberi. Ma è semplicemente assurdo, voglio essere schietto, farsi le pippe sul definire democratico il mantenimento di una decerebrata che vota col PDL e la Lega su questioni quali l'omofobia. Oh, ma avete idea di chi c'è di là? Se si è ancora a discutere su questo, allora possiamo tutti tranquillamente voltarci ed andare via, che tanto non succederà niente di interessante, solo le solite trombette che si suonano una sopra l'altra.
Facciamo un esempio e parliamo di scienza. E' noto che l'eterogeneità dell'alimentazione è un elemento essenziale per il raggiungimento di una vita equilibrata. L'equilibrio chimico datoci dall'alimentazione ci garantisce una vita migliore, più felice e pronta a rispondere ad eventuali squilibri esterni. Questo fatto, però, non nega che la nostra natura fisico-chimica si basi sul carbonio. E' attorno a questo atomo che gira la nostra esistenza e quella della natura attorno a noi. Ebbene non credo si possa definire equilibrato (nè democratico) prendere a morsi una barra di titanio perchè variare la dieta fa bene all'organismo.
Se c'è un'idea di sinistra (oddio, ho detto sinistra), facciamo che se ci fosse un'idea di equilibrio per far convivere fra loro le popolazioni umane nel rispetto dell'altrui valore, di certo ha delle basi molecolari insostituibili. E col cazzo (mi si passi il francesismo) che si può chiamare democratico il suicidio e la negazione dei propri principi. E' nichilismo. E' masochismo (con punte sado). E' indeterminazione. E' aria rarefatta. E' Ma-anchismo.
E' come quando si sostiene che se ci fosse un'altra vita nell'universo, potrebbe avere utilizzato il silicio al posto del carbonio, date le somiglianze chimico fisiche di questi elementi.
Ecco, appunto, dove sta il PD: su qualche matassa stellare persa nello spazio.
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domenica 25 ottobre 2009
sabato 17 ottobre 2009
Il Fatto Quotidiano, effetti collaterali
Ricordo chiaramente Sabina Guzzanti ad Annozero (anni fa, forse era la prima edizione), comunque da Santoro, sostenere un punto di vista del tutto condivisibile, qualcosa che suonava come: "Molta gente programmi come questi non li guarda neanche più perchè non sopporta di ascoltare come vanno le cose, sapendo che poi non può fare niente".
Nonostante questo condivisibile punto di vista, mi sono abbonato a Il Fatto Quotidiano. L'ho fatto dopo molto tempo che ci giravo attorno. Ho seguito il lancio dall'inizio e mi sono sempre chiesto se facessi bene. Il punto è che quel target di persone di cui faccio parte, che non accende la tv da 10 anni, le informazioni già le cerca indipendentemente dai media tradizionali, quindi perchè spendere soldi veri (poi neanche tanti, a dirla tutta) per qualcosa che ho già? Una domanda affatto scontata per la mia "generazione mille euro".
Alla fine mi sono abbonato, e l'ho fatto per 2 motivi principali:
(1) finanziando il progetto di mettere su carta tutta una serie di autori di cui ti puoi fidare, che leggi e cerchi in rete, covi la speranza di inoculare il virus a tutta quella fetta di persone che il tuo lavoro di ricerca non lo fa, ovvero non si smazza a cercare su internet;
(2) e qui si arriva alla "generazione mille euro", avere comodamente a casa consegnato il giornale dove ci sono buona parte delle notizie che cercavi, riduce notevolmente lo sforzo di cercartele da te. Una comodità. Per i liberi cercatori, una perdita. Che, ci siamo imborghesiti? Suppongo che i linuxiani che hanno visto nascere Ubuntu sotto i loro occhi senza poterci fare niente abbiano avuto lo stesso prurito.
Ora, il problema principale di leggere tutte assieme le notizie su Il Fatto, è che si genera un effetto collaterale indesiderato (a pensarci scontato) e che prima cercavo di interpretare con la Guzzanti. Ovvero, leggendo un'Italia nuova, tolto il velo (o meglio lo strato di plexiglass alto 10 centimetri) che la realtà mediatica ha posto fra noi e la realtà reale, fra noi ed il senso delle parole, fra noi ed il buon senso, ti arriva una botta incredibile. Un colpo che stordisce e che alla fine, se non si fa attenzione, ti può nauseare.
Perchè la realtà di fondo non cambia, ovvero l'assoluta impotenza di fondo rimane la stessa.
Il mio giudizio finale è certamente quello che il Fatto Quotidiano vada letto, anche se con cautela. Perchè impone, alla fine, di prendere atto della situazione. Non si può più dire: "Io non sapevo". Leggerlo è come prendere la pillola rossa. Dopo non c'è scampo: o vieni spinto moralmente ancora più in basso o diventi qualcosa d'altro.
E su quest'ultimo punto, tornerei in futuro...
Nonostante questo condivisibile punto di vista, mi sono abbonato a Il Fatto Quotidiano. L'ho fatto dopo molto tempo che ci giravo attorno. Ho seguito il lancio dall'inizio e mi sono sempre chiesto se facessi bene. Il punto è che quel target di persone di cui faccio parte, che non accende la tv da 10 anni, le informazioni già le cerca indipendentemente dai media tradizionali, quindi perchè spendere soldi veri (poi neanche tanti, a dirla tutta) per qualcosa che ho già? Una domanda affatto scontata per la mia "generazione mille euro".
Alla fine mi sono abbonato, e l'ho fatto per 2 motivi principali:
(1) finanziando il progetto di mettere su carta tutta una serie di autori di cui ti puoi fidare, che leggi e cerchi in rete, covi la speranza di inoculare il virus a tutta quella fetta di persone che il tuo lavoro di ricerca non lo fa, ovvero non si smazza a cercare su internet;
(2) e qui si arriva alla "generazione mille euro", avere comodamente a casa consegnato il giornale dove ci sono buona parte delle notizie che cercavi, riduce notevolmente lo sforzo di cercartele da te. Una comodità. Per i liberi cercatori, una perdita. Che, ci siamo imborghesiti? Suppongo che i linuxiani che hanno visto nascere Ubuntu sotto i loro occhi senza poterci fare niente abbiano avuto lo stesso prurito.
Ora, il problema principale di leggere tutte assieme le notizie su Il Fatto, è che si genera un effetto collaterale indesiderato (a pensarci scontato) e che prima cercavo di interpretare con la Guzzanti. Ovvero, leggendo un'Italia nuova, tolto il velo (o meglio lo strato di plexiglass alto 10 centimetri) che la realtà mediatica ha posto fra noi e la realtà reale, fra noi ed il senso delle parole, fra noi ed il buon senso, ti arriva una botta incredibile. Un colpo che stordisce e che alla fine, se non si fa attenzione, ti può nauseare.
Perchè la realtà di fondo non cambia, ovvero l'assoluta impotenza di fondo rimane la stessa.
Il mio giudizio finale è certamente quello che il Fatto Quotidiano vada letto, anche se con cautela. Perchè impone, alla fine, di prendere atto della situazione. Non si può più dire: "Io non sapevo". Leggerlo è come prendere la pillola rossa. Dopo non c'è scampo: o vieni spinto moralmente ancora più in basso o diventi qualcosa d'altro.
E su quest'ultimo punto, tornerei in futuro...
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