Prologo
Per una sufficiente informazione circa l'argomento di questo post, guardatevi i seguenti link:
1 - Temi importanti taciuti da Grillo;
2 - Grillo e censura legale;
3 - Giornalismo silente e censura strisciante;
4 - Proposte oltre i V-days;
5 - Paolo Barnard su Wiki;
6 - Sito di Paolo Barnard;
Dopo aver visionato alcuni video di Paolo Barnard ed aver letto su vari siti commenti e lettere a riguardo (compresa la famosa lettera a Marco Travaglio), posto qui la mia opinione su Paolo Barnard.
Di primo acchito, ho trovato del tutto condivisibili le sue tesi circa la chiarezza dell'informazione, la necessità di denuncia di certe verità (senza se e senza ma) e l'indicazione nell'italianità culturale come radice del problema annoso che ci coinvolge. Del tutto condivisibile è infatti la tesi secondo cui i bagni di folla (che certamente sfiatano la pressione sociale) non servono a niente SE fini a se stessi. Un'attività da testimone di Geova, di profonda sensibilizzazione sociale è assolutamente fondamentale: è nel cuore e negli occhi di ogni italiano che deve cambiare la musica; delegare a qualcun'altro i propri problemi porta con sè la necessaria accettazione di ciò che "l'altro" vorrà decidere (un principio elementare noto benissimo anche a chi affida i propri figli ai nonni per uscire una sera: se il nonno ti vizia il figlio, non ci puoi fare assolutamente nulla; a lui hai chiesto aiuto e, ad un certo punto, lo pigli così com'è).
Ad ogni modo, trovo assurdo il comportamente di Barnard nei confronti di quelli che lui chiama "valvole di sfogo della pressione sociale" o "gatekeepers", ovvero i vari Grillo, Travaglio, Santoro, Gabanelli, Stella e via dicendo. Trovo assurdi i suoi commenti perchè, in sostanza, le proposte che lui fa non differiscono da quelle che fanno coloro che lui critica. E' indubbio che il fenomeno massonico-mafioso alla base della società economica e civile sia molto importante, magari anche molto di più di alcuni dei temi che Grillo porta avanti. E' assolutamente certo che il Signoraggio bancario sia uno dei cancri socio-economici che stanno portando alla crisi globale del sistema. Ma il fatto che esistano altre verità non nega quelle precedenti. Come è noto anche che il non detto è molto più pericoloso e spaventoso del detto. Ma qui, sinceramente, Barnard passa alla supercazzola e perde la adesione alla realtà che tanto critica in Grillo e compagnia.
Quello che Barnard sostiene è, come detto, la necessità di formare una coscienza individuale dal basso, sensibilizzando l'opinione pubblica, piano piano, in modo da cambiare radicalmente il punto di vista. Trovo contraddittorio, a questo punto, la sua visione dei V-day, che lui chiama manifestazioni colorate di carta velina. Di V-day ce ne sono stati 2, non milioni di milioni; non ce ne è stato 1 ogni volta che c'era da sfogare la pressione sociale. E quella vita fatta di sensibilizzazione, giorno per giorno, dal basso, è la descrizione esatta dei meetup, che Barnard cita solo di rado. I meetup non sono fans club di Grillo, ma progetti piuttosto indipendenti che condividono le idee di Grillo e lo usano come megafono. Ho attivamente partecipato ad entrambi i V-day a Firenze ed in quell'occasione ho dato un'occhiata da vicino al principale meetup della zona. Non ho trovato degli sfegatati supporters di Grillo, ma gente con l'occhio critico, fortemente interessata ai problemi della propria città e che, innanzitutto, cercava di informarsi su quali veramente fossero i cavilli burocratici da risolvere e le possibilità pratiche di cambiamento. Non di rado, parlando di questi argomenti, ho trovato persone che la pensavano diversamente da Grillo, anche riguardo al Signoraggio stesso. Ho trovato, in buona sostanza, persone che volevano innanzitutto capire e, poi, partecipare, portando l'esperienza che avevano.
Partendo dal basso, certamente è un progetto molto lento e, non essendo un progetto indottrinato da nessuna parrocchia, come le chiama lui, sicuramente esisteranno meetup più o meno seri. Ma questo, perdio!, sta nella natura umana.
Nelle parole di Barnard, trovo un astio verso tutto e tutti, una voglia di isolarsi che, alla fine, mi pare poco pratica. Insomma, dove si vuole andare a parare? Mi pare la storia dei bambini che dicono sempre "Io di più". Non vedo indizio di colpevolezza nel voler aggregare le persone in piazza. L'ho trovato un modo stupendo per contarci, per farci capire che i dubbi che in tantissimi hanno sono assolutamente condivisi e comuni. Poi, ovviamente, ognuno nel suo piccolo fa la sua vita e deve poi cercare di dare seguito a quello che si è promesso. In un precedente post, avevo già sostenuto questa tesi, spiegando che a me del portabandiera non fregava nulla, a me interessavano le idee.
Pare che Barnard se la prenda esclusivamente con chi fa controinformazione, dimenticandosi del tutto che se c'è qualcuno che fa informazione "contro", significa che l'informazione di sistema tace! Questa voglia di fissarsi sulla pagliuzza, trascurando la trave, lo rende poco credibile e alla fine lo fa risuonare come quello che è invidioso perchè non può partecipare alla festa. Io sarei, piuttosto, felice (come leggevo in un commento di uno dei suoi video) se Barnard volesse aggiungere la sua esperienza al movimento di trasparenza e di sensibilizzazione che sta crescendo in Italia in questi ultimi anni, più che fare la sottrazione per isolarsi dal contesto. E' arcinoto che 10 persone ben organizzate che perseguono lo stesso scopo avranno sempre la meglio su 1 milione di teste pensanti liberamente, anche se questo milione la pensa allo stesso modo. Davanti a ciò che sta accadendo oggi in Italia, giocare alla ripicchina di chi parla meglio mi sembra semplicemente una sega mentale.
Certamente chi ha soldi come Grillo può permettersi cause miliardarie che giornalisti poveri ma veri come Barnard non possono permettersi, ma discriminarlo per questo mi sembra, lo dico papale-papale, un comportamento da ipocrita piccolo borghese. Della serie: "Moriremo poveri e puri, però intanto abbiamo fatto una vita di merda". Beh, se Barnard porta avanti questo ideale, tutto il rispetto per la sua scelta. Ma non capisco perchè, se qualcuno per la prima volta parla di cose di cui non parla nessuno e fa nomi e cognomi dei colpevoli della politica senza vergogna ma con dignitosa rabbia, lasciando comunque nelle mani di ognuno di noi il compito di costruire la propria realtà sociale nel migliore dei modi, non capisco perchè- dicevo- dovrebbe essere criminalizzato ed additato come empio o, addirittura, manovrato. Non si capisce perchè, a questo punto, uno manovrato da chissà chi per fare un piacere al sistema, sia scomparso negli ultimi 15 anni dalla televisione, la vera droga di massa. Considerando poi che, al momento, non mi pare che Grillo abbia cavalcato il populismo di piazza per candidarsi in Parlamento.
Questo, Barnard, non ce lo spiega.
Con tutto il rispetto, ancora una volta, avrei piacere che contribuisse con le sue indubbie qualità mentali e la sua esperienza, invece di ritirarsi su un isolotto a predicare verità impalpabili.
Io, lui, in piazza a metterci la faccia non ce l'ho visto.
E, se permettete, così son bravi tutti.
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domenica 15 marzo 2009
lunedì 12 maggio 2008
Etichettatrici automatiche vendesi
Mi trovo spesso a parlare con persone di ogni età e portafoglio di Grillo, di Travaglio e di mala-politica. Mi capita sia con persone che hanno solo la tv e la stampa come mezzo di informazione che con persone che si cercano le notizie su internet da soli. In queste discussioni, quasi sempre mi trovo a dover difendere delle tesi che sono poi le stesse di Grillo o Travaglio e quando accade, sempre la mia posizione viene sintetizzata in un ismo (Sei un grillista! Sei un travaglista!) di facile individazione.
Questa conseguenza è davvero sgradevole perchè se c'è una cosa che mi infastidisce è che il mio pensiero possa essere ridotto all'interno di un movimento, di essere ricondotto, per comodo, ad un gruppo di riferimento. Devi sempre schierarti per qualcuno. Devi portare una bandiera, devi avere un colore.
Questa semplificazione però a me va stretta.
Se io sono d'accordo con ciò che dice Travaglio, non sono un travaglista. Sono uno che crede che chi è condannato per mafia non mi debba rappresentare.
Se Grillo attacca l'informazione ed io penso che faccia bene, non sono un grillino. Sono uno che pensa che l'informazione faccia schifo e sia manipolata.
Sentirmi ridotto all'interno di un movimento mi dà l'orticaria. Significa che non c'è più spazio per le teste indipendenti, per i battitori liberi.
Io non voglio far parte di un movimento, non voglio maschere, non voglio eticchette, voglio riconoscermi in me stesso. Non sono in cerca di guru e di santi a cui delegare le mie idee. Al massimo posso condividere le idee di qualcun'altro ma questo non significa che io diventi il suo seguace. Sto con il portatore di certe idee fino a che le porta, non sto con lui tout-court.
E' come se dire ad una ragazza che è carina equivalga ad una promessa di matrimonio.
Fenomeni come quello di Sgarbi ad Annozero sono esemplari.
O pensi che Travaglio è un comunista oppure sei un giustizialista come lui.
La scena culturale è così ridotta all'osso che alle persone comuni non resta che tifare qualcuno, come allo stadio, senza più potersi schierare dalla parte degli argomenti.
Mi viene in mente Non chiederci la parola, una bellissima poesia di Montale (Ossi di seppia, 1925).
In un periodo storico carico di conflitti, quello fra le due guerre, di fronte al fascismo de "l'uomo che se ne va sicuro/agli altri ed a se stesso amico" lui rispondeva dicendo:
"Codesto solo oggi possiamo dirti./Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".
Se proprio mi devo schierare, io voglio stare dalla parte dei fatti, delle idee concrete, della trasparenza. A me del portabandiera non frega niente.
Questa conseguenza è davvero sgradevole perchè se c'è una cosa che mi infastidisce è che il mio pensiero possa essere ridotto all'interno di un movimento, di essere ricondotto, per comodo, ad un gruppo di riferimento. Devi sempre schierarti per qualcuno. Devi portare una bandiera, devi avere un colore.
Questa semplificazione però a me va stretta.
Se io sono d'accordo con ciò che dice Travaglio, non sono un travaglista. Sono uno che crede che chi è condannato per mafia non mi debba rappresentare.
Se Grillo attacca l'informazione ed io penso che faccia bene, non sono un grillino. Sono uno che pensa che l'informazione faccia schifo e sia manipolata.
Sentirmi ridotto all'interno di un movimento mi dà l'orticaria. Significa che non c'è più spazio per le teste indipendenti, per i battitori liberi.
Io non voglio far parte di un movimento, non voglio maschere, non voglio eticchette, voglio riconoscermi in me stesso. Non sono in cerca di guru e di santi a cui delegare le mie idee. Al massimo posso condividere le idee di qualcun'altro ma questo non significa che io diventi il suo seguace. Sto con il portatore di certe idee fino a che le porta, non sto con lui tout-court.
E' come se dire ad una ragazza che è carina equivalga ad una promessa di matrimonio.
Fenomeni come quello di Sgarbi ad Annozero sono esemplari.
O pensi che Travaglio è un comunista oppure sei un giustizialista come lui.
La scena culturale è così ridotta all'osso che alle persone comuni non resta che tifare qualcuno, come allo stadio, senza più potersi schierare dalla parte degli argomenti.
Mi viene in mente Non chiederci la parola, una bellissima poesia di Montale (Ossi di seppia, 1925).
In un periodo storico carico di conflitti, quello fra le due guerre, di fronte al fascismo de "l'uomo che se ne va sicuro/agli altri ed a se stesso amico" lui rispondeva dicendo:
"Codesto solo oggi possiamo dirti./Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo".
Se proprio mi devo schierare, io voglio stare dalla parte dei fatti, delle idee concrete, della trasparenza. A me del portabandiera non frega niente.
lunedì 5 maggio 2008
La forza degli argomenti
Riporto quanto trovato sul sito di Annozero a proposito di giovedì 1 maggio, quando in una puntata riguardante Beppe Grillo, Vittorio Sgarbi (Assessore alla Cultura di Milano ed ex sottosegretario ai Beni culturali del governo Berlusconi 2001- durerà solo un anno circa) si propone in una perfetta imitazione di una scimmia urlatrice offrendo al pubblico in un altrettanto perfetto esempio del famoso "contraddittorio" di cui tanto si sente parlare in televisione riguardo alla politica. Ah, la forza degli argomenti...
Alea iacta est: il dado è tratto. Ecco a voi un perfetto esempio di fascismo e censura. Ciò che a me non piace non esiste e non deve esistere. Finito il discorso.
Pigi Battista, nel suo editoriale sul Corriere di oggi, lunedì 5 maggio 2008, scrive che la puntata di “Annozero” si è svolta «senza contraddittorio» e «senza possibilità di replica».
Quello che segue è l’elenco completo delle espressioni indirizzate da Vittorio Sgarbi a Beppe Grillo, a Marco Travaglio e ad “Annozero”, durante la puntata del 1 maggio.
- «Non fare il fenomeno» (a Travaglio).
- «Sembri Fassino» (a Travaglio, che risponde: «Fassino glielo dici a tua sorella»).
- «Mia sorella vale venti volte te che se un pezzo di merda, pezzo di merda puro» (a Travaglio).
- «Hai fatto parlare questo cretino, ora fai parlare me» (a Santoro, riferito a Grillo).
- «Che non racconti queste stronzate sulle basi Nato» (a Grillo).
- «Si vergogni, quest’idiota, questo farabutto» (a Grillo).
- «Hai parlato tu che diffami il mondo, ignorante» (a Travaglio).
- «Grillo non pone questioni, dice stronzate».
- «Non dire stronzate, non dici frasi, dici stronzate» (a Travaglio).
- «Vanno a sentire lo spettacolo di un’idiota» (ai “grillini” in piazza).
- «Non sputtanare l’Italia, non dire puttanate, stai dicendo stronzate» (a Travaglio).
- «Non dire stronzate» (a Travaglio).
- «Vince la destra lo stesso, con i vostri applausi del cazzo» (a Travaglio).
- «Sei un bugiardo, un falsario» (a Travaglio, accusato di lodare Enzo Biagi e criticare Cesare Romiti).
- «Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te» (a Travaglio).
- «Non voglio far andare avanti questo che dice solo delle balle» (a Travaglio).
- «Non ha argomenti, dice bugie» (riferito a Travaglio).
- «Non sfottere, che tu sei il popolo del nulla» (a Travaglio).
- «Popolo del nulla, perché ascolta le sue stronzate» (riferito a Travaglio).
- «Dite delle bugie, siete dei bugiardi» (a Travaglio).
- «Faccia da tonto» (a Travaglio).
- «Avete pubblicato della merda» (a Roberto Natale, riferito alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni).
Se quello della puntata del 1 maggio non è contraddittorio, allora la prossima volta, per esprimere un dissenso più efficace in diretta, dovranno sputarci in faccia e prenderci a calci nello stomaco? Allora, finalmente, i liberal come Battista saranno soddisfatti. O no?
P.S. Non si capisce tra l'altro perchè tanto puzzo da parte di Sgarbi, considerando che i discorsi fatti da Grillo erano pubblici e non privati (erano in decine di migliaia in piazza San Carlo) e la stampa e la televisione nazionali ne avevano già parlato ampiamente e, se i diretti interessati si sentono offesi, possono tranquillamente querelare Grillo. La legge esiste ancora. O no?
Alea iacta est: il dado è tratto. Ecco a voi un perfetto esempio di fascismo e censura. Ciò che a me non piace non esiste e non deve esistere. Finito il discorso.
Pigi Battista, nel suo editoriale sul Corriere di oggi, lunedì 5 maggio 2008, scrive che la puntata di “Annozero” si è svolta «senza contraddittorio» e «senza possibilità di replica».
Quello che segue è l’elenco completo delle espressioni indirizzate da Vittorio Sgarbi a Beppe Grillo, a Marco Travaglio e ad “Annozero”, durante la puntata del 1 maggio.
- «Non fare il fenomeno» (a Travaglio).
- «Sembri Fassino» (a Travaglio, che risponde: «Fassino glielo dici a tua sorella»).
- «Mia sorella vale venti volte te che se un pezzo di merda, pezzo di merda puro» (a Travaglio).
- «Hai fatto parlare questo cretino, ora fai parlare me» (a Santoro, riferito a Grillo).
- «Che non racconti queste stronzate sulle basi Nato» (a Grillo).
- «Si vergogni, quest’idiota, questo farabutto» (a Grillo).
- «Hai parlato tu che diffami il mondo, ignorante» (a Travaglio).
- «Grillo non pone questioni, dice stronzate».
- «Non dire stronzate, non dici frasi, dici stronzate» (a Travaglio).
- «Vanno a sentire lo spettacolo di un’idiota» (ai “grillini” in piazza).
- «Non sputtanare l’Italia, non dire puttanate, stai dicendo stronzate» (a Travaglio).
- «Non dire stronzate» (a Travaglio).
- «Vince la destra lo stesso, con i vostri applausi del cazzo» (a Travaglio).
- «Sei un bugiardo, un falsario» (a Travaglio, accusato di lodare Enzo Biagi e criticare Cesare Romiti).
- «Siamo un grande paese con un pezzo di merda come te» (a Travaglio).
- «Non voglio far andare avanti questo che dice solo delle balle» (a Travaglio).
- «Non ha argomenti, dice bugie» (riferito a Travaglio).
- «Non sfottere, che tu sei il popolo del nulla» (a Travaglio).
- «Popolo del nulla, perché ascolta le sue stronzate» (riferito a Travaglio).
- «Dite delle bugie, siete dei bugiardi» (a Travaglio).
- «Faccia da tonto» (a Travaglio).
- «Avete pubblicato della merda» (a Roberto Natale, riferito alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni).
Se quello della puntata del 1 maggio non è contraddittorio, allora la prossima volta, per esprimere un dissenso più efficace in diretta, dovranno sputarci in faccia e prenderci a calci nello stomaco? Allora, finalmente, i liberal come Battista saranno soddisfatti. O no?
P.S. Non si capisce tra l'altro perchè tanto puzzo da parte di Sgarbi, considerando che i discorsi fatti da Grillo erano pubblici e non privati (erano in decine di migliaia in piazza San Carlo) e la stampa e la televisione nazionali ne avevano già parlato ampiamente e, se i diretti interessati si sentono offesi, possono tranquillamente querelare Grillo. La legge esiste ancora. O no?
giovedì 25 ottobre 2007
Di Pietro, il Ponte di Messina e le incomprensibili motivazioni...
Ho scritto a Beppe Grillo in merito ad un evento che mi ha lasciato senza parole.
Se qualcuno ha notizie...
"Caro Beppe,
ho sempre creduto che Di Pietro fosse un uomo onesto.
Fra i centinaia presenti in parlamento, proprio a causa della sua storia (e mi sono documentato abbastanza prima di credergli), Di Pietro mi è sempre sembrato un uomo retto da buone intenzioni, capace di sbagliare, magari, ma in buona fede.
Leggo oggi che al voto al senato per lo scioglimento della società Ponte di Messina Spa, Di Pietro e quattro colleghi dell'Italia dei Valori hanno votato contro, insieme con tutta l'opposizione. Cuffaro ha tirato un sospiro di sollievo, applaudendo alla sopravvivenza di questa macchina tritacarne (e soldi), scempio palese della nostra intelligenza. Di Pietro si nasconde dietro un dito. Franca Rame ha detto che se ne vuole andare dall'Italia dei Valori. Io, magari, comincio a pensare di andarmene dall'Italia...
Insomma, cosa è successo? Questa sinistra sta facendo più schifo della Bicamerale e delle leggi anti-Antimafia degli anni '90.
Ci sarebbe quasi da rimpiangere lo psiconano!
Anzi, sai cosa? Quasi quasi piango e basta..."
Se qualcuno ha notizie...
"Caro Beppe,
ho sempre creduto che Di Pietro fosse un uomo onesto.
Fra i centinaia presenti in parlamento, proprio a causa della sua storia (e mi sono documentato abbastanza prima di credergli), Di Pietro mi è sempre sembrato un uomo retto da buone intenzioni, capace di sbagliare, magari, ma in buona fede.
Leggo oggi che al voto al senato per lo scioglimento della società Ponte di Messina Spa, Di Pietro e quattro colleghi dell'Italia dei Valori hanno votato contro, insieme con tutta l'opposizione. Cuffaro ha tirato un sospiro di sollievo, applaudendo alla sopravvivenza di questa macchina tritacarne (e soldi), scempio palese della nostra intelligenza. Di Pietro si nasconde dietro un dito. Franca Rame ha detto che se ne vuole andare dall'Italia dei Valori. Io, magari, comincio a pensare di andarmene dall'Italia...
Insomma, cosa è successo? Questa sinistra sta facendo più schifo della Bicamerale e delle leggi anti-Antimafia degli anni '90.
Ci sarebbe quasi da rimpiangere lo psiconano!
Anzi, sai cosa? Quasi quasi piango e basta..."
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