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martedì 2 settembre 2008

Yes, that's hydrogen!

Mi rendo conto che a nessuno di voi potrà fregare alcunchè, ma presso il CNR di Sesto Fiorentino, presso il quale il sottoscritto lavora, è stato raggiunto un risultato straordinario.

Per la prima volta al mondo, è stato prodotto idrogeno utilizzando Chlamydomonas reinhardtii, una microalga verde in grado di produrre idrogeno scindendo l'acqua in ossigeno ed- appunto- idrogeno, utilizzando la diretta luce solare.

Questo processo, ancora poco conosciuto e studiato da una decina di anni solo in laboratorio in varie parti del mondo (Usa, Russia, Australia, Germania, Francia), è stato testato da noi anche in un reattore da 50 litri all'esterno del nostro istituto, utilizzando appunto la luce diretta del sole.

Per l'esattezza, abbiamo prodotto più di 2 litri di gas.
Purtroppo non sappiamo quanti sarebbero potuti essere, perchè considerando le nostre basse aspettative, la trappola dove il gas viene raccolto si è scaricata!

P.S: la scoperta della avvenuta produzione si è consumata davanti ad un gas-cromatografo (uno strumento che analizza la composizione chimica dei gas). Non appena è emerso dall'analisi che il gas prodotto era idrogeno, io ed i miei colleghi abbiamo iniziato a gridare non diversamente da quanto devono aver fatto i cercatori d'oro del Klondike. In quel momento, tre ricercatori che passavano nelle vicinanze ci hanno guardato credendo che ci avessero appena rinnovato il contratto per un altro anno...

domenica 24 agosto 2008

Il futuro dell'umanità

Leggevo su una rivista patatinata un articolo di una penna autorevole americana (Alexander Stille) (già, che cavolo ci faceva un suo articolo su Gioia?!) il quale faceva notare come da sempre le olimpiadi siano lo specchio della gerarchia politico-economica del pianeta. Eccettuata l'assenza dell'India, notava Stille, la presenza massiccia di nazioni dell'estremo Oriente (Australia compresa) fra le prime 10 posizioni del medagliere sottolinea come l'asse geo-politico non sia più lo stesso. Gli Stati Uniti non sono più il popolo più potente della terra. Paesi come proprio la Cina e l'India, ma anche la Corea, stanno palesemente avanzando in questa scala. Alle prime due ed all'aumento del loro fabbisogno medio è dovuto principalmente il rincaro del petrolio che (oserei dire finalmente) tocca anche gli States (vedrete ke mandrie di SUV rimarranno parcheggiate nei giardinetti: col cavolo ke ci si può permettere di avere una macchina che fa 4 km con un litro come quegli autocarri che usano loro!).
Stille concludeva che dal monopolio statunitense stiamo passando ormai al multipolio, dove più nazioni decidono le linee guida.
La sua analisi trova d'accordo anche uno qualunque come me, che non faccio il suo lavoro e non giro il mondo come lui. E' evidente però che questa situazione di dominanza multi-centrica avrà un effetto a catena: il petrolio sta comunque finendo.
Le stime su quando sarà effettivamente raggiunta l'estrazione della metà delle riserve disponibili varia fra il 2000 ed il 2020.
Quello che vedo come inevitabile è che ci sarà sicuramente una terza guerra mondiale. Ed oserei dire che prima arriva meglio è.
Considerando che i "paesi in via di sviluppo" stanno utilizzando le stesse risorse che abbiamo sempre utilizzato anche noi, mi pare evidente che se l'Occidente non propone dei sistemi alternativi è destinato a morire: in altre parole, i veri paesi in via di sviluppo siamo noi!
Quella che si sta giocando in questo secolo è una delle sfide più grandi che la Storia ricordi, perchè in gioco vi è il passaggio all'autonomia energetica, autonomia non solo delle varie Nazioni dai soliti paesi arabi o dalla Russia, ma anche dei singoli cittadini dal proprio Stato.
La vera scommessa sarà il passaggio obbligato alle risorse rinnovabili: solare, eolico, geotermico, ondoso etc.
Queste affermazioni suoneranno grilliane ai più (in realtà sarebbero di Jeremy Rifkin), ma l'unica forma reale di democrazia energetica è il solare fotovoltaico.
L'energia solare è la fonte principale di energia che arriva sulla Terra. Tutte le altre sono derivate da essa, petrolio e gas compreso. Sulla terra arriva ogni anno una quantità di energia migliaia e migliaia di volte superiore a quella che utiliziamo. L'efficienza di un pannello solare ha appena raggiunto il 40%. Non esiste nessun sistema biologico in grado di fare il 20% (massimo teorico). Tutti quelli che stanno rovinando il mercato alimentare per coltivare "biocarburanti" non fanno altro che ridurre i tempi drammatici che porteranno al collasso geo-politico attuale. Non basterebbe la Terra intera per coltivare abbastanza biocarburanti per l'attuale (figuriamoci il futuro) fabbisogno energetico.
Il bioidrogeno, che sto studiando da 3 anni, ha uno specifico interesse scientifico, ma nessun interesse commerciale, al pari del biodiesel o del bioetanolo.
Diffidate delle imitazioni! Affidatevi al fotovoltaico: se avete una casa di proprietà indipendente o state in un condiminio di persone lungimiranti, comprate un pannello fotovoltaico e fatevi la corrente elettrica da soli. Informatevi sui costi, sulle associazioni come quella di Jacopo Fo che vi aiuteranno a capire come e quanto potreste risparmiare con casa vostra. Non aspettate di essere con l'acqua alla gola.
Il nucleare, l'ennesima stronzata che i nostri governanti ci stanno propinando, è infattibile per l'Italia: non solo cominceranno a costruire centrali che non finiranno mai, creando i soliti ricircoli di denaro sporco, ma, qualora riuscissero a finirli, non risolverebbero niente. Noi italiani siamo incapaci di gestire i rifiuti comuni, vi immaginate cosa accadrebbe con quelli nucleari? Che fanno, li nascondono sotto le colline di Acerra? Oppure vogliamo aumentare il traffico di armi nucleari aumentando il PIL della mafia o della camorra?
Come era impensabile 20 anni fa che in ogni casa ci fosse almeno un computer e che tutti loro fossero connessi fra di loro, mentre invece è accaduto ed è la nostra realtà quotidiana, allo stesso modo sarà possibile, quando il mercato lo imporrà come assolutamente necessario, la connessione della rete elettrica fra tutti i cittadini che disporranno di un pannello fotovoltaico e rivenderanno sulla rete l'energia prodotta in eccesso.

Per far sì, però, che l'indipendenza energetica delle nazioni passi come concetto dominante è purtroppo evidente che debba cambiare tutto ed in modo radicale, come solo una guerra totale è in grado di fare.
La vera domanda è: riusciranno gli italiani a non farsi scappare questa colossale occasione?

giovedì 26 giugno 2008

Energia rinnovabile

Proprio in tema di energia, non posso fare a meno di segnalarvi un articolo di puro buon senso di un uomo (Jeremy Rifkin) di cui avevo gia' conoscenza per motivi lavorativi.

Leggi o ascolta l'intervento

I suoi argomenti sono cosi' convincenti sotto ogni punto di vista che e' inutile che io aggiunga altro.
Vi prego, intensamente, di leggerlo.
Se non lo volete leggere per voi stessi, consideratelo un investimento per i vostri figli (se ne avete o che vorrete avere).

Sinceramente, ma davvero sinceramente,
Alberto

Irlanda 3: fuori dagli standard

Continuo il mio aggiornamento dall'Irlanda.
Ieri grande gita per le "campagne" irlandesi (il vento ha raggiunto velocita' Mach 2, era un carnevale di parrucche volanti, un attacco alieno). Ho compreso come mai gli irlandesi bevano cosi' tanto ed abbiano spesso una faccia poco raccomandabile. La loro storia e' cosi' ricca di soprusi ed abusi, di dispotismo nei confronti della popolazione che forse, considerato dove stiamo andando noi italiani, protemmo proporre un gemellaggio. E' come se avessero un atavico risentimento nei confronti del carattere sprezzante della vita, quella fase dell'esistenza in cui senti che tutto ti rema contro. Ad ogni modo temo che non accetterebbero il gemellaggio, questa gente sta riemergendo dal baratro proprio ora (solamente Galway e' stata la citta' con il tasso di sviluppo e crescita piu' alto di tutta Europa negli ultimi anni, a detta della guida).
Come per Berlino l'anno scorso, anche quest'anno ho avuto la possibilita' di fare un paragone fra le nostre condizioni italiote e le condizioni europee. Anche stavolta il confronto e' disarmante. Gli standard di queste persone sono ad un livello troppo alto per noi. Non reggiamo il passo con la loro normalita'. La cosa peggiore, pero', non e' che la qualita' della nostra ricerca sia pessima, anzi: da quel punto di vista, almeno per questo settore, siamo ad altissimi livelli. E' tutto il resto che manca. Le infrastrutture mancano. I servizi mancano. Un italiano, se avesse l'assistenza che ha un irlandase o un francese o un americano (intendo da parte dell'universita', delle aziende che gravitano attorno alla ricerca, del personale tecnico dei laboratori, ma soprattutto- e sopra ogni altra cosa- dalla burocrazia da compilare) produrrebbe 3 volte quello che fanno gli altri. Come l'anno scorso, mi stupisco nel vedere come gli italiani arrivati qui siano cosi' competenti, considerando che sono lasciati totalmente soli. Alcuni stranieri danno presentazioni in cui si comprende come il sostegno della struttura dove lavorano, l'integrazione del loro lavoro con quello di altri uffici, altri dipartimenti, sia cosi' capillare che ci sia un progetto generale all'interno del quale loro operano. In una sola parola: questa gente e' organizzata. Fanno la loro piccola parte sapendo che il resto lo fanno tanti altri come loro.
Chi dei nostri e' arrivato a farsi un nome e lo mantiene lo fa combattendo una lotta assurda perche' non ha appoggio da nessuno e, purtroppo, lo fa creando una "scia di morte" alle spalle, precari e schiavi nei laboratori tenuti appesi per un filo. Nei posti competenti si creano dei mini feudi in cui si rifa' tutto a spese del capo: il tecnico, l'amministratore, lo specializzando etc. Chi va avanti lo fa come fosse un privato e non un ricercatore del settore pubblico. Per mantenere gli standard di qualita' che hanno gli altri (e spesso risultando davvero migliori, come ho modo di vedere qui) si e' sacrificata (anzi direi proprio immolata) la risorsa umana. Ed ora che il limite umano e' raggiunto e si sta superando la linea della sopravvivenza il crack e' inevitabile. Credo sia lo stesso motivo per cui i morti sul lavoro sono il doppio di quelli per le strade (1300 contro 600 l'anno: girare per strada la sera e' piu' sicuro che fare certi lavori...).
So che questo aspetto cinico non piace ai piu', ma e' una realta' a cui non si puo' sfuggire. Io mi sento sinceramente desolato nel confronto con gli altri, ci credo che nascono partiti iper-nazionalisti a difesa dell'italianita': ma chi diavolo vuole davvero paragonarsi con gli altri? Meglio guardarsi i piedi e dire che siamo soli. Diamine se lo capisco.
Quello che onestamente mi spaventa di piu', non e' il crack che faremo ma il dopo. Ho la sensazione che per ricominciare davvero a fare qualcosa di buono, un nucleo forte di italiani scevri da ideologie da dopoguerra debba rimanere coeso, non si perda, non si demoralizzi. Perche' e' molto facile che il caos a seguito del crack faccia emergere lo schifo. Ma d'altro canto, dobbiamo stare "sinceramente" male per renderci conto che stavamo sbagliando tutto. E questo comporta che qualche "anima buona" si perda e mandi tutti a quel paese.

martedì 24 giugno 2008

Irlanda, parte seconda

Alla fine della prima giornata di lavori, anche i prof si concedono una pausa.
Girando per Galway per cercare un posto dove mangiare (qua mangiano prestino, alle 21:30 cucine chiuse, ma birra a fiumi) era possibile trovare qualche "scienziato" in pieno relax. Ne ho beccato uno, spagnolo, peraltro molto simpatico, totalmente in botta dopo la terza Guinness. Prima di uscire dal pub mi ha salutato con una pacca sulla spalla ed un sorriso profondamente beota che non lasciavano scampo (essendo io il signor nessuno fra questa gente, si fa presto a concludere che solo da ubriaca 'sta gente ti si avvicina).
La chiusura precoce delle cucine in Irlanda pero' mi stupisce, se si considera che la citta' sia ancora piena di gente che gira e, dato il parallelo, quassu' faccia davvero buio solo dopo la mezzanotte. Ad ogni modo, e' interessante notare come una certa italianita' culinaria sia rintracciabile ovunque: e' molto facile trovare piatti che imitano specialita' o gusti italiani, ma forse questo e' dovuto al fatto che non conosco i tipici piatti degli altri paesi e forse si potrebbe applicare lo stesso discorso anche per loro.
L'Irlanda non mi sta risparmiando le sue peculiarita': tempo perennemente grigio, con vento e pioggia (il che giustifica perche' siano sempre ubriachi), verde illimitato ovunque caschi lo sguardo(e te credo!), carne dal gusto sopraffino (scegliete un taglio qualsiasi), patate di un sapore dimenticato (il vostro sorriso e' disgustoso) e birra piuttosto buona (dopo che ieri mi sono sparato una chiara ed una guinness rimango del partito della birra praghese, ma stasera voglio dare un'altra possibilita' a quella irlandase!).
Per quanto riguarda le ultime impressioni sulla conferenza sulla ficologia applicata (e basta ridere, che diamine!), non posso fare a meno di notare un aspetto deprimente eppure forse davvero inevitabile. La scienza e' maledettamente legata alla moda. Il bio-idrogeno andava di moda 5-6 anni fa. Dopo di che', e' arrivato il momento del bio-diesel. Mi chiedo cosa ci sara' in futuro: bio-etanolo? Bio-metano? Essendo il mio argomento incredibilmente passato di moda, sono andato a porre qualche domanda a ricercatori che sapevo essere stati interessati a questo argomento in passato per sapere se davvero l'avevano data su', come direbbero a Bologna. Manco per niente! L'hanno messa da parte e ci continuano a lavoricchiare, solo che non riportano piu' i loro dati e seguono la scia del momento (il bio-diesel, appunto).
Mi chiedo quale diavolo possa essere il vantaggio nel frenare cosi' palesemente un campo di ricerca quando ti rendi conto che non ne sai abbastanza. Perche' lasciar perdere tutto per montare sul treno che sembra andare piu' veloce (sapendo che come al solito si fermera' anche lui dopo qualche metro?).
La risposta e' sempre la solita: no pay, no way. I soldi dominano la ricerca come tutti gli altri settori della vita umana. Anzi, costando la ricerca parecchi soldi, si porta avanti solo quel processo che dara' i maggiori risultati nel minor tempo. E' un ragionamento in fin dei conti accettabile.
Ad ogni modo, rimango d'accordo con Einstein quando affermava che impossibile e' quel processo che tutti credono tale fino a che arriva uno che non lo sapeva e dimostra che non lo era.

lunedì 23 giugno 2008

Irlanda, mon amour

Mentre voi scoppiate di caldo a casa vostra, io mi gelo le chiappe in quel di Galway, Irlanda. Per motivazioni lavorative (una conferenza sulla ficologia applicata) (e smettetela di ridere, perdio!) sono salito fino a qui sopra, dopo ben 3 aerei e 12 ore di viaggio.
Vi scrivo dal punto internet dell'universita di Galway (sulla costa ovest dell'Irlanda) dove la temperatura si aggira minacciosa sui 10-15 gradi. Dormo con il piumone (e dire che la sera prima di partire stavo sudando anche i reni). A prima vista, la verde Irlanda mi sembra piacevole. La cittadina e' finta, le case e le strade sembrano fatte con il lego da un bambino di 5 anni. Tutte le abitazioni sono piuttosto basse e per quanto ho visto finora, non esistono condomini, solo villette singole. Il cibo e' squisito- ripeto, squisito!- gli irlandesi piuttosto ubriachi ma gentili (finora), e stasera mi aspetto di dire lo stesso con la mia prima Guinness.

Per quanto riguarda l'aspetto scientifico del mio viaggio, la conferenza e' enorme, ci sono 400 persone e 4 sessioni parallele, tutte riguardanti lo studio sulle alghe. La ficologia (o algologia) e' infatti lo studio delle micro e macro alghe, organismi acquatici sia uni che pluricellulari, i quali vivono facendo fotosintesi o consumando acidi organici (per farla breve, zuccheri e roba simile). Come saprete, il mio lavoro si basa sulla produzione di idrogeno (a partire dall'acqua) utilizzando appunto una microalga. Questi esserini sono usati per produrre di tutto. Perche'? Perche' potrebbe essere piu' economico produrre certe sostanze tramite un processo biologico che tramite uno chimico. Ad ogni modo, per molti processi biologici e' difficile essere competitivi con quelli chimici presenti oggi sul mercato. Ad esempio, uno dei settori in particolare difficolta' nel mondo, oggi come oggi, e' quello della produzione di energia (da qui, la produzione di idrogeno, diesel, metano ed etanolo per via biologica invece che con le riserve fossili).

Se volete un aggiornamento, dopo la prima mattinata di presentazioni vi posso confermare che la situazione e' piuttosto brutta. L'energia rinnovabile, almeno quella biologica, e' davvero al palo. L'efficienza di conversione della luce solare in energia chimica (idrogeno, diesel etc) e' cosi' bassa che non ci basterebbe l'intera superficie terrestre per coltivare le nostre alghette ed ottenere biologicamente tutta l'energia che usiamo oggi. La conclusione di tutti gli addetti ai lavori e' quella di tornare in laboratorio. I piu' pessimisti sostengono che comunque sarebbe inutile e nessun processo biologico potra' soddisfare le nostre attuali richieste energetiche. I meno pessimisti sostengono che se non si investe abbastanza denaro ora, non si fara' nessun passo avanti (ed aspettare di essere con l'acqua alla gola ancora piu' di adesso peggiorera' solo la situazione). I piu' ottimisti (o saggi) (comunque gente anzianotta) sostengono che lo sforzo di produrre sostanze come l'etanolo (cioe' alcol) per fare andare le macchine e' cosi' sconveniente in termini energetici che ci meriterebbe berlo per fare il miglior investimento possibile (e qui la gente ride e squote su' e giu' il capoccione).

Comunque sia, sebbene ci siano persone di ogni parte del mondo ed abbia addirittura sentito qualche critica politica, nessuno ha ancora detto che l'attuale fabbisogno energetico e' certo elevato, ma sconsideratamente sbilanciato a favore di una ristrettissima minoranza. Forse consumando meno e sprecando anche meno energia tireremmo a campare un po' di piu', mentre nel frattempo cerchiamo la situazione migliore.

sabato 1 marzo 2008

Progetto Idrogeno: game over



Immagine da ilrasoiodioccam.it




Il progetto a cui lavoro è stato vinto da una cordata di ricercatori italiani comprendenti Università, CNR ed Enea di diverse città italiane. Il progetto è triennale e si avvia alla conclusione (ovvero, sto per perdere il lavoro!).
Questo progetto fa parte di un numero di progetti nazionali indetti dal nostro paese perchè l'Europa intimò al nostro governo di spendere quattrini per la ricerca perchè non lo faceva più. Era l'epoca del governo Berlusconi (anno 2001). Fu bandito un concorso e fu vinto nell'anno 2002. I soldi per lavorare sono arrivati nel 2006/2007. In questi 4/5 anni di attesa esclusivamente burocratica, i francesi hanno indetto un concorso simile al nostro, copiando spudoratamente alcune delle nostre iniziative. Nell'anno 2002 hanno bandito il concorso, nell'anno 2003 lo hanno finanziato; nell'anno 2006/7, quando a noi iniziavano ad arrivare i soldi, loro avevano già pubblicato i risultati. Ma, come si dice, le vie del Signore sono infinite. Molte cose sono andate comunque bene. Ciò che è successo è che abbiamo lavorato sodo ed abbiamo acquisito competenza in un campo ancora abbastanza sconosciuto in italia.

Poco tempo fa, è stata indetta una riunione fra tutti i partner del progetto per fare un pò il punto. E', questo, un momento piacevole, perchè c'è modo di confrontarsi con i coetanei che lavorano in altre città italiane per capire che aria si respira a casa loro (solitamente ci sono persone che stanno bene dal punto di vista umano e non lavorativo o viceversa, o che stanno male in entrambi i casi ma hanno solo quella strada da percorrere). Purtroppo è stato anche il momento di capire se sarà possibile rinnovare questo progetto o no. Essendo vicino alla sua fine, i capi gruppo cercavano di capire se, dati i buoni risultati conseguiti, fosse possibile rinnovarlo senza ritardi nel finanziamento. Se così non fosse, circa 10 milioni di euro spesi per la formazione di una ottantina di persone sparse in 5 città fra nord e sud italia sarebbero stati investiti nel nulla. Per farvi capire di cosa sto parlando faccio un esempio, nel piccolo della nostra esperienza di laboratorio. In Germania hanno trovato il modo di produrre in laboratorio 3 volte di più del controllo (fino a 300). Sulla base di questa scoperta hanno avviato un impianto pilota a livello industriale ed hanno continuato ad ottimizzare il processo. Noi abbiamo trovato il modo di portare la produzione 5 volte sopra il controllo (fino a 500) in scala laboratorio ma, con ogni probabilità, butteremo tutto nel cesso.

La persona giusta a cui chiedere era il referente politico. A guardia della buona riuscita di questo finanziamento è stata, infatti, messa una persona. Non mi dilungo nello specificare che la sua nomina era politica (ho sentito dire lo avesse messo lì Alleanza Nazionale) e che era un uomo di età avanzata. Ovviamente, la sua presenza durante il governo di centro-sinistra è stata zero: ovvero nel momento centrale del progetto siamo rimasti senza riferimento per cause sempre politiche. Per le stesse ragioni, ultimamente, la sua presenza è tornata a farsi sentire (in vista, probabilmente, del nuovo rinvendire dello spoiling system).

La notizia brutta è stata capire che di bioidrogeno non si parlerà mai più. La notizia più brutta ancora è stata capire che se mai verrà rifinanziato un progetto come questo, verrà depistato su un'altra fonte energetica rinnovabile che non è l'idrogeno, ma il biodiesel. Ad ogni modo, dunque, i nostri sforzi per raggiungere una competenza in questo processo saranno persi.
In buona sostanza, l'atteggiamento politico è stato lo stesso applicato a molti altri campi: sono cascati dei soldi? Bene, li avete avuti. Ora per un po' non rompete le balle. Beh, questa sì che è antipolitica!

A siglare il tutto ci sono stati un paio di scambi di idee con quest'uomo dalle idee dell'800. Capisco adesso che nell'anno di centro-sinistra debba aver frequentato Scott Bakula.
Dovete sapere che per produrre biodiesel, basta sostanzialmente far crescere i nostri microrganismi fotosintetici. Per fare questo, essi hanno bisogno anche della CO2, la stessa che si trova nell'atmosfera in quantità eccessiva e provoca l'effetto serra ed il riscaldamento globale. Ovviamente, al momento della combustione di questo biodiesel, la CO2 assunta durante la crescita verrà reimmessa pari pari nell'atmosfera, rendendo quindi l'impatto uguale a zero: tanta ne ho presa, tanta ne ho ridata al sistema. Sebbene questo metodo non riduca la quantità di CO2, va detto che almeno non la aumenta come invece facciamo adesso usando risorse fossili come il gas, il carbone ed il petrolio.
Bene, nella mente contorta di quest'uomo la soluzione per ridurre le emissioni di CO2 nell'atmosfera sarebbe usare la CO2, invece che dall'aria, direttamente in uscita da una raffineria di petrolio per crescere le microalghe. Come se questo cambiasse qualcosa! Appena brucio quel biodiesel, la CO2 rifinisce nell'amosfera! Ma sei cretino? Se vuoi ridurre la CO2 non devi usare un combustibile fossile, dinosauro!
Se questo deve essere l'input all'apice del progetto, immaginatevi quale possa essere il risultato.

venerdì 14 settembre 2007

Aria di nuovo

immagine da http://www.greenpeace.org


Proprio mentre nel mondo si comincia a parlare dell'evento V-day in maniera onesta e pulita, in Italia ci si è già dimenticati cosa è accaduto. E dove ciò accade, lo si continua a mistificare, unendolo con fatti di violenza mai accaduti. Lo dice D'Alema, lo stesso responsabile della caduta del primo governo Prodi e della resuscitazione di Berlusconi (che, si ricordi, era un uomo morto nel 1996 dopo aver visto il suo primo governo cadere dopo qualche mese- 1994-, aver perso le seguenti elezioni del '96 vinte dall'Ulivo ed all'alba di tutti i suoi processi, al quale D'Alema chiese di ammazzare la magistratura che mieteva ancora vittime a sinistra sull'onda lunga di Tangentopoli in cambio dell'impunità sui suoi conflitti di interessi... si è visto come è andata). Da gran politico qual'è, dice che l'8 Settembre pone domande ma non dà risposte. E dire che c'è chi crede che una legge in tre punti sia piuttosto nitida come richiesta. Altro che risposta: c'è la tesi, l'antitesi e la sintesi, alla faccia di Hegel. L'unica cosa che manca è che lui si levi dai coglioni.

Mentre in tutta Italia la gente informata scende in piazza per firmare, Mastella si va a vedere il GP di Monza col figlio utilizzando un aereo di Stato, per un costo dell'operazione di più di 70mila euro che paghiamo noi. Questo mentre un analogo volo la Air One lo dava a meno di 200 euro. E mentre i magistrati (per bocca dello stesso Mastella) non hanno neanche la benzina per muoversi, lui consuma 7000 litri di carburante statale, dunque nostro, per farsi i cazzi suoi. Facendo un rapido calcolo, diciamo pure che un pieno di una macchina di un magistrato è di 70 litri: almeno 100 magistrati non hanno lavorato per far andare Mastella e famiglia a vedersi il GP. Ma perchè i militari non lo hanno abbattuto come hanno fatto con il volo di Ustica?

Ma il meglio deve ancora venire. A proposito di energia, è di ieri la notizia che, secondo il Ministro dello Sviluppo Economico Bersani, "l'Italia non può prescindere dal carbone" come fonte energetica, dissotterrando poi anche il nucleare... Ah! Questa sì che è aria di nuovo. Mentre in tutto il pianeta si parla di emissioni zero, di riscaldamento globale e di meteo impazzito, mentre c'è gente che pianta gli ombrelloni sui ghiacciai per dire al mondo che comincia a fare caldino, dopo che l'Italia ha già votato con un referendum con un NO al nucleare (beh l'avevamo fatto anche con la legge elettorale...), chiudendo di fatto già allora tutta la ricerca del campo, noi ci vogliamo tornare e per il presente ci affidiamo al carbone. AL CARBONE?? Che bello lavorare sull'idrogeno biologico e sapere che il mio paese, guardando avanti, si getta a piene mani su una risorsa energetica dell'Ottocento. Di questo passo, se stiamo zitti, almeno ci ripiantano gli alberi e torniamo alla legna.

L'infame, poi, dice che in Germania utilizzano tre volte il nostro carbone. Tace però sul fatto che il paese del sole saremmo noi e che l'utilizzo che ne facciamo è pari a zero, come tace anche su tutti gli altri numeri riguardanti fabbisogno energetico, investimenti sul rinnovabile etc. Insomma, che cazzo significa producono 3 volte il nostro carbone? Un numero fuori da un contesto equivale ad una scureggia nel vento.

Ancora più chiare sono le state le spiegazioni del nostro ministro circa i problemi con Pecorario Scanio dei Verdi: "Fino a ieri - ricorda - le politiche ambientali e le politiche industriali erano in discordia, ora sono in concordia-discordia, anche per merito dei suoi protagonisti. Dobbiamo arrivare alla concordia-concordia".

Perchè non convinciamo i nostri politici a mangiare anche su altri affari? Spostiamo i loro interessi su qualcosa di futuribile, almeno. Convinciamoli che anche la raccolta differenziata (quella vera) funziona e serve per fare soldi e per mangiarci un po' sù.
Convinciamoli che si può rubare anche con i pannelli fotovoltaici e con l'energia rinnovabile.