domenica 18 aprile 2010

Il fantastico mondo di Jypo e Linux (2): come creare un Mepis 8 Live USB key

La mia battaglia per un pc funzionante, dove le finestre si aprono al click del mouse (e non dopo due ore di cerchietto colorato che routa) si è protratta fino a qui, da quando ho iniziato primamente (ed infattamente) a farne uso.

Ai neofiti che cercano disperatamente di capire il mondo di Linux, nutrito gruppo di cui mi sento ancora parte, suggerisco tenacia: negli anni '80, Windows ha trovato una terra priva di abitanti ed ha forgiato le menti di tutti noi. La nostra incapacità a comprendere il mondo Linux è unicamente dovuta al fatto che oggi, dopo anni di Windows, abbiamo già un'idea radicata di come potrebbe funzionare un pc.
E' come se, dopo aver insegnato ad uno l'italiano, lo si impiantasse all'improvviso in Giappone, pretendendo di spiegare la sua incapacità ad esprimersi con un: "Italiano, Giapponese: insomma è una lingua, che differenza vuoi che ci sia!".

Ad oggi, uso con efficienza un Mepis Linux 8.0.10, con aspetto grafico KDE, che gira attivamente su uno dei portatili più lottizzati della storia: il Compaq Presario CQ60.

Uno dei problemi più difficili da risolvere è stato configurare la wireless:
se volete lavorare con un linux, MAI COMPRARE UN PORTATILE CHE ABBIA TASTI PER ACCENDERE/SPEGNERE SCHEDE HARDWARE.
A tutti consiglio il sito Linux On Laptops, dove migliaia di coraggiosi smanettoni hanno provato a montare un Linux su svariati modelli di portatile.

Oggi vi riporto il tentativo (con successo) di installazione di un Live USB Mepis 8 da chiavetta. Poche sintetiche info, che trovate anche altrove su internet, dove però manca un passaggio fondamentale da me trovato (dopo ore di inutili tentativi, perchè questo è la conoscenza, prima di tutto: il sacrificio del tempo).
  1. Scaricate una versione funzionante di Mepis 8 e masterizzatela su CD come Live CD (se state già lavorando su un Mepis 8, saltate il punto 2).
  2. Dopo aver masterizzato il CD con Mepis 8, riavviate e lanciate il Live CD.
  3. Accedete come root
  4. Collegate una chiavetta USB da almeno 1 GB
  5. Con un programma di formattazione (io ho usato QTParted), piallate del tutto la chiavetta e non formattatela: ovvero, non inserite alcun file system, lasciatela Free
  6. Aprite dal KMenù: System/Mepis Settings/Mepis System Assistant
  7. Andate sulla pagina MEPIS USB KEY (la seconda da sinistra)
  8. Nel menù a tendina in alto, selezionate la vostra chiavetta (FATE ATTENZIONE!) e, nelle opzioni sotto, flaggate "Format Key (all data will be destroyed!)" e "Create Bootable Mepis USB Key"
  9. Cliccate in basso su Apply. Se non è cliccabile, significa che non avete selezionato la chiavetta. Se la chiavetta non è selezionabile, è perchè la chiavetta ha ancora un suo file system (tornate al punto 5) oppure non avete messo la chiavetta (tornate al punto 4)
  10. Il programma vi chiederà di inserire il Live CD con Mepis 8, da cui copierà il sistema operativo bootabile su chiavetta. Inseritelo e premete OK.
  11. La barra dello stato si caricherà diverse volte. Il processo richiede 3-5 minuti.
  12. Alla fine, il programma vi dovrebbe dare un responso positivo (oltre ad informarvi che la presente chiavetta non lancerà mai un Mepis 8 su un Mac).
  13. Chiudete il programma ed usate la chiavetta sul pc di interesse. NB: all'avvio del pc di interesse, selezionate dal menù BIOS il lancio da chiavetta USB.
Questo è quanto: buona fortuna!

martedì 9 marzo 2010

Viva la Gnocca!

Cari amici, care amiche,

come molti di noi ho seguito con vivo interesse la discussione attuale sul decreto interpretativo.

Inizialmente, lo ammetto, mi sono trovato spiazzato.
Persone che non avevano trovato sufficienti firme valide per essere ammessi alle elezioni regionali, venivano ammessi per un codicillo che prima non c'era ed ora, a cocci rotti, c'è.
Il fatto poi che le persone in causa fossero elementi che facevano riferimento al Governo destava in me profondi turbamenti e, non lo nego, un sottile bruciore al culo (pardon!).

Ma poi ho letto le spiegazioni del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il quale giustificava la sua firma a tale decreto sostenendo che sarebbe assurdo non far partecipare forze governative, data la loro importanza (sono, appunto, al governo!).

Ed è stato lì che ho capito quale fosse il messaggio chiaro del nostro Presidente della Repubblica.

In un momento politico così contrastato dagli scandali, dalle ruberie, è giusto mettere un punto fermo.
A prescindere da ogni regola è fondamentale far emergere una unità popolare che riporti in sù la nostra economia, ed il nostro spirito. Se ci sono coalizioni ben radicate nel Paese, è giusto che esse siano rappresentate ufficialmente, ripartire dalle basi, dalla gente.

E' per questo che a tutti voi, soprattutto ai maschi, chiedo di partecipare attivamente alla creazione di una lista che ci riunisca tutti, a milioni, una lista nazionale, per dare un chiaro segnale di unità attorno ad un sano e fertile principio:

Viva la Gnocca!

Sono sicuro che i maschi di ogni età, dal pistolino facile, ma anche quelli lancia in resta, siano più che felici di sottoscrivere questa proposta.
Quanti saremo? 10, 20 milioni? Forse, di più...

Ma non crediate sia un movimento sessista! Giammai!
Vogliamo un movimento aperto!
Potremo infatti raccogliere adesioni estremiste con lesbiche e transessuali che condividano con noi il principio dell'amore per la Gnocca.
Pensate! Nessun limite imposto da differenti credi religiosi!
Nessuna barriera culturale con gli immigrati di ogni dove!
La Gnocca è chiaramente un elemento unificatore di tutte le genti!

Nè destra, nè sinistra, ma finalmente quel delicato centrismo di cui l'Itallia sembra non stancarsi mai.

Unitevi a me, dunque, nella messa a punto di una carta dei principi basilari per la tutela, la diffusione e la condivisione consensuale della Gnocca.

Il tempo è dalla nostra parte!

Tanto, poi, basta dire che avevamo capito male quando scadevano i termini.
Iscrivetevi numerosi e pieni di proposte!

giovedì 5 novembre 2009

La ri-balta della nuova specie: uno studio dell'Opportunistas negationistas

Un tempo, si diceva che gli unici votanti di Berlusconi fossero gli ignoranti e gli opportunisti. I primi erano metodicamente indottrinati dal potere mediatico, i secondi erano quelli non ascrivibili ai "coglioni" o, per dirla con le parole del pensatore-palazzinaro Ricucci, erano i "furbetti del quartierino" (dal Nuovo Garzanti/Devoto/Oli per la prima volta insieme: "coloro che sfruttano una opportunità di breve respiro credendo erroneamente di aver svoltato per la vita").

E' possibile dire con una certa precisione che ad oggi (Novembre 2009), dopo 15 anni di berlusconismo in continua evoluzione (si pensi solo che nella discesa in campo del 1994 Berlusconi aveva contattato Di Pietro per fargli da Ministro della Giustizia, roba che i sinistrorsi non hanno pensato neanche a partire da due anni dopo, con Prodi), è possibile dire, dicevo, che la fauna italica si sia bio-diversificata, spinta appunto da questo stress evolutivo.

Ad oggi, le macro categorie Servi-Opportunisti sono sempre valide, ma hanno speciato (in linguaggio scientifico, hanno dato origine a specie diverse).

Fra gli Ignoranti, a lato dell'Ignorante ingnorantis, razza pura, dal DNA geneticamente stabile fin dai tempi più remoti, si è sviluppato stabilmente l'Ignorante servus. Quest'ultimo, in realtà ormai da tempo presente sulla piazza, deriva direttamente dal ramo bondiano del credo biscionano. Ne fanno parte coloro che sono in completa adorazione del personaggio Berlusconi. La loro ammirazione risiede non nel come, ma nel cosa: ovvero, chissenefrega di quello che fa, il fatto è che c'è sempre lui, sempre lì. Che uomo! Deve pur valere qualcosa! Ne segue un sussurrato, intestino: Io non sarò mai così. Il resto è storia nota.

Fanno solo erroneamente parte di questa categoria i servi consapevoli, coloro che recitano la parte da servo avendo però in testa un piano ben allocato. In questo caso si parla in Biologia di Evoluzione Convergente, ovvero si scopre che per un determinato contesto-ambiente esterno, una certa soluzione è quella che garantisce maggiori probabilità di sopravvivenza. Quest'ultimo caso di servitù va in realtà ascritto agli Opportunisti puri.

Gli Opportunisti si dividono appunto nei duri e puri (Opportunistas opportunistas) e nella specie relativamente nuova degli Opportunistas negationistas. Dico relativamente in quanto la Storia è piena di casi del genere, non ultima quella italiana. Ma la prepotente ribalta di questa categoria ha radici recenti, dovuta proprio a quest'ultimo giro di vite del berlusconismo ("L'etat c'est moi"; "Viva l'Itaglia, viva Berlusconi"). Il negazionista, per quanto a prima vista appartenente ad una categoria a sè, in realtà fa parte degli Opportunisti. Oltre al caso evidente di negare per pubblico tornaconto (penso e parlo: Ghedini, Ferrara o ogni politico del centrodestra e/o centrosinistramanontroppoperl'amordiddio), tocca anche sfere minori di cittadini comuni, i quali di pubblico non hanno niente, se non la loro normale e banalissima vita. Come è possibile giungere a questo fenomeno?

E' altamente probabile che il loro negare poggi i piedi in una incapacità di accettare la loro condizione. Non riuscendo a sopportare il peso di ciò che vedono attorno a loro (una civilità decadente e priva di valori) la negano fortemente, arrivando a combattere con "sincerità" chi continua a puntare il dito. Le definizioni "moralista" e "giustizialista" sollevano spiritualmente questi individui, donando un sostegno dialettico alle loro ansie. Similmente lo fanno le evoluzioni logico-grammatiche di un Feltri come di un Bel(?)pietro. Il feedback generato da questa lotta è per loro certamente positivo, in quanto dà dei nuovi valori a persone che non sanno più che fare di quelli vecchi passati in evidente disuso (spesso pure "buoni", nel senso della sostenibilità sociale di tali valori). Il feedback negativo, antecedente e il più delle volte mascherato alle loro coscienze, è che loro stessi hanno indotto con i loro atti (in primis una prepotente ed arresa indifferenza) l'instaurarsi ed il consolidarsi di tale imbarbarimento sociale.

Mentre per le altre specie il debellamento è semplice e relativamente breve (non appena morto Berlusconi cadranno tutti dal pero. I primi a farlo, con un certo vantaggio, saranno ovviamente gli Opportunisti puri), la risoluzione del fenomeno negazionista è lunga e difficile. Questi, venendo meno il loro nuovo sostegno esistenziale, rimangono smarriti e persi per la seconda volta. Fisiologicamente questo genererà in loro un imbastardimento molto forte, che li porterà a sostenere ancora con più forza le loro idee ormai drammaticamente fuori moda. Finiranno ancora più chiusi ed imbronciati, fedeli ad un periodo lontano dal tempo (e per questo ancora più sicuro da eventuali critiche oggettive: che ne sai tu, non c'eri). Nel caso di riprese sociali titubanti (frequenti a seguito di dittature del calibro berlusconiano), i negazionisti possono essere pericolosi. Se accedono nelle stanze dei bottoni (anche in quelle con un bottone solo), con la loro sicurezza possono arrivare ad influenzare "quelli che non c'erano", instillando il virus della negazione o almeno il suo dubbio. Per una più ampia casistica in merito, si consiglia una ricerca più approfondita sui negazionisti della Shoah.

domenica 25 ottobre 2009

Un'idea di sinistra (o gesù!, ho detto sinistra!)

Il velo del silenzio e la bolgia della caciara risuonano italianamente per l'ennesima volta su un caso scandaloso, la respinta dell'aggravante omofoba alle votazioni parlamentari del 13 ottobre scorso.
In sintesi, si doveva decidere se si potessero aggiungere le aggravanti per omofobia a quei reati commessi "per finalità inerenti all'orientamento sessuale o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato".
Quindi se un cretino ti picchia perchè sei gay, non c'è aggravante omofoba: ti ha solo picchiato. Un provvedimento che, in tempi di ronde cittadine di gente che si fa giustizia da sola, sarebbe banale e nausante star qui a dichiarare opportuno.

Beh, niente di nuovo nel panorama taleban-cattolico italiano così ben descritto da don Paolo Farinella. Non voglio neanche dilungarmi sull'assurdità perbenista di questo paese che nega, ad una parte consistente della sua popolazione, l'evidenza di esistere. Ad una parte, per dirla con le parole che a queste persone tornano chiare, di persone che lavorano e pagano le tasse.
Il caso del mio interesse nasce con quello a catena della Binetti, una cretina del PD che ha votato con Lega e PDL. Su Il Fatto, nasceva un botta risposta Telese/Padellaro che, sintetizzato, diceva rispettivamente: cacciatela/no, non cacciatela che Partito Democratico sarebbe.

Ebbene, discutere è spesso fonte di arricchimento. Discutere anche animatamente, discutere dei valori fondamentali. Ma se c'è una cosa che ha distrutto questo come altri paesi, una cosa che impedisce all'uomo di fare spesso un salto di livello, è quello dell'arrivare a chiudere certe porte. Io non voto PD. Dio me ne scampi e liberi. Ma è semplicemente assurdo, voglio essere schietto, farsi le pippe sul definire democratico il mantenimento di una decerebrata che vota col PDL e la Lega su questioni quali l'omofobia. Oh, ma avete idea di chi c'è di là? Se si è ancora a discutere su questo, allora possiamo tutti tranquillamente voltarci ed andare via, che tanto non succederà niente di interessante, solo le solite trombette che si suonano una sopra l'altra.

Facciamo un esempio e parliamo di scienza. E' noto che l'eterogeneità dell'alimentazione è un elemento essenziale per il raggiungimento di una vita equilibrata. L'equilibrio chimico datoci dall'alimentazione ci garantisce una vita migliore, più felice e pronta a rispondere ad eventuali squilibri esterni. Questo fatto, però, non nega che la nostra natura fisico-chimica si basi sul carbonio. E' attorno a questo atomo che gira la nostra esistenza e quella della natura attorno a noi. Ebbene non credo si possa definire equilibrato (nè democratico) prendere a morsi una barra di titanio perchè variare la dieta fa bene all'organismo.

Se c'è un'idea di sinistra (oddio, ho detto sinistra), facciamo che se ci fosse un'idea di equilibrio per far convivere fra loro le popolazioni umane nel rispetto dell'altrui valore, di certo ha delle basi molecolari insostituibili. E col cazzo (mi si passi il francesismo) che si può chiamare democratico il suicidio e la negazione dei propri principi. E' nichilismo. E' masochismo (con punte sado). E' indeterminazione. E' aria rarefatta. E' Ma-anchismo.

E' come quando si sostiene che se ci fosse un'altra vita nell'universo, potrebbe avere utilizzato il silicio al posto del carbonio, date le somiglianze chimico fisiche di questi elementi.
Ecco, appunto, dove sta il PD: su qualche matassa stellare persa nello spazio.

sabato 17 ottobre 2009

Il Fatto Quotidiano, effetti collaterali

Ricordo chiaramente Sabina Guzzanti ad Annozero (anni fa, forse era la prima edizione), comunque da Santoro, sostenere un punto di vista del tutto condivisibile, qualcosa che suonava come: "Molta gente programmi come questi non li guarda neanche più perchè non sopporta di ascoltare come vanno le cose, sapendo che poi non può fare niente".

Nonostante questo condivisibile punto di vista, mi sono abbonato a Il Fatto Quotidiano. L'ho fatto dopo molto tempo che ci giravo attorno. Ho seguito il lancio dall'inizio e mi sono sempre chiesto se facessi bene. Il punto è che quel target di persone di cui faccio parte, che non accende la tv da 10 anni, le informazioni già le cerca indipendentemente dai media tradizionali, quindi perchè spendere soldi veri (poi neanche tanti, a dirla tutta) per qualcosa che ho già? Una domanda affatto scontata per la mia "generazione mille euro".

Alla fine mi sono abbonato, e l'ho fatto per 2 motivi principali:
(1) finanziando il progetto di mettere su carta tutta una serie di autori di cui ti puoi fidare, che leggi e cerchi in rete, covi la speranza di inoculare il virus a tutta quella fetta di persone che il tuo lavoro di ricerca non lo fa, ovvero non si smazza a cercare su internet;
(2) e qui si arriva alla "generazione mille euro", avere comodamente a casa consegnato il giornale dove ci sono buona parte delle notizie che cercavi, riduce notevolmente lo sforzo di cercartele da te. Una comodità. Per i liberi cercatori, una perdita. Che, ci siamo imborghesiti? Suppongo che i linuxiani che hanno visto nascere Ubuntu sotto i loro occhi senza poterci fare niente abbiano avuto lo stesso prurito.

Ora, il problema principale di leggere tutte assieme le notizie su Il Fatto, è che si genera un effetto collaterale indesiderato (a pensarci scontato) e che prima cercavo di interpretare con la Guzzanti. Ovvero, leggendo un'Italia nuova, tolto il velo (o meglio lo strato di plexiglass alto 10 centimetri) che la realtà mediatica ha posto fra noi e la realtà reale, fra noi ed il senso delle parole, fra noi ed il buon senso, ti arriva una botta incredibile. Un colpo che stordisce e che alla fine, se non si fa attenzione, ti può nauseare.

Perchè la realtà di fondo non cambia, ovvero l'assoluta impotenza di fondo rimane la stessa.

Il mio giudizio finale è certamente quello che il Fatto Quotidiano vada letto, anche se con cautela. Perchè impone, alla fine, di prendere atto della situazione. Non si può più dire: "Io non sapevo". Leggerlo è come prendere la pillola rossa. Dopo non c'è scampo: o vieni spinto moralmente ancora più in basso o diventi qualcosa d'altro.

E su quest'ultimo punto, tornerei in futuro...

Unisci i puntini e trova le differenze

Faccio da cassa da risonanza ad un post di Byoblu.

Lo so, che lo sapete. Sappiamo tutto.
Che poi forse alcuni di voi già lo avevano. Io ne entro in possesso solo ora. Ammetto che il fatto che siano fotocopie dell'originale aggiunge veridicità.

Parlo del "Piano di Rinascita Democratica" della P2 di Licio Gelli, sequestrato nel Luglio del 1982.

Che Gelli avesse benedetto Berlusconi nell'attuazione del Piano è storia nota, addirittura alla Rai. Pare evidente comunque, leggendo, l'aiuto incredibile della sinistra italiana, anzi direi che è semplicemente innegabile.

Una buona attività può essere quella di munirsi di penna e trovare le differenze con la situazione politica attuale (vedrete che saranno poche).

Per scaricare il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, cliccate qui.

P.S. Non posso fare a meno di notare, a latere dell'intervista riportata sul link di cui sopra a RaiNews24, un commento trockista di Gelli, che così si esprimeva sul Lodo Alfano:
Rispondendo ancora ad una domanda dei giornalisti sul 'lodo Alfano',
Gelli ha poi aggiunto che "l'immunita' ai grandi dovrebbe essere
esclusa, perche' al Governo dovrebbero andare persone senza macchia e
che non si macchiano mai".
Un catechista.

domenica 20 settembre 2009

Q

E io che credevo... Credevo che niente valesse più la pena. Che era meglio il silenzio. Che era tutto artefatto. In un paese di anime perse e senza Dio quale quello in cui viviamo, in cui ognuno si vota alla sua personale causa (frega il prossimo tuo, come te stesso...) e se ne fotte di cercarne una comune, pensavo niente valesse la pena. Che fosse stupido mettermi qui a scrivere. Di che? Di pensieri profondi? A chi interesserebbero più? Suonerei come il solito benpensante rompicoglioni. No, meglio lasciar stare. Parlare di cazzate? Di buffe scoperte in rete? Di vuoti aneddoti che il tempo si porta via? Perchè? Per riempire quale vuoto? Perchè scrivo? Perchè scrivo in rete?

In un tempo ed un luogo come questo, a che serve dialogare? Ogni discorso che fai, lo conosci. Di ogni storia sai la fine. Tutti sanno tutto. E nessuno sa niente. Dunque, tutto è noia. I libri si giudicano dalla copertina. Neanche si aprono. Non si entra nel merito (merito?!). Corri veloce da un posto all'altro, senza porti mai vere domande, la pelle ha un solo sottilissimo strato, tanto sotto sai che c'è un sacco vuoto, uguale agli altri.
Allora via, meglio non pensare, meglio non guardare, meglio fregarsene e camminare senza più pretendere di avere una metà, di avere qualcosa da vedere, da conoscere, da condividere.

Ma è una presunzione. La curiosità è sempre lì.
Sarà questa la vita? Sarà questo il senso? Sapere come va a finire? Farlo per sè stessi?
Quale motivo ti trascina davvero?

"La felicità è vera solo quando è condivisa".

E se nessuno la vuole condividere? Se quello che sai non interessa a nessuno? Si può vivere di sè stessi? E' forse egoistico? Una masturbazione inutile, che lascia il tempo che trova, da lasciare danzare negli angoli del tempo come la polvere quando cambi l'aria, senza che nessuno se ne curi davvero?

Arduo. Alzi la testa e cerchi di farti un'idea generale. Tempi duri, per chi vuole continuare a vivere. Per chi vuol conoscere. Per chi c'ha addosso questo fuoco e non sa che farsene. La gamba, frenetica, sobbalza mentre scrivi. I denti digrignano fissi il nervosismo che li mastica. L'odore del caffè ti accompagna in ogni momento della giornata. Dove davvero vuoi volgere lo sguardo?
Credi servirebbe ritrovarsi con le solite facce a dire le solite cose? Ascoltare le solite bocche che dicono di parlar chiaro (e magari lo fanno per davvero), per sentirsi rincuorati di non esser soli a vederla così? Finisci che ti senti più solo che mai, chiuso in una gabbia che hai costruito sbarra per sbarra, aggrappandoti a chissà quali limpide teorie. Naufrago su un'isola dove hai scelto di andare a morire, lontano da tutto, da tutti.
E' brutto sentirsi chiusi fuori, ma forse è ancora più spiacevole restare chiusi dentro (Virginia Wolf, "Una stanza tutta per sè").

Eppure la curiosità è lì sotto. E' una brace che arde quando il fuoco è spento, che si ritira su da sola, respira l'ossigeno che le serve senza che nessuno glielo debba somministrare. E' indipendente. E' viva. Non ha bisogno di sondini che la tengano in vita, la curiosità. Non ha bisogno di sottane bianche che le dicano a che Dio piegare il capo. E' laica. E' indipendente. E' memoria ed azione. E' RNA. Qual'è il suo scopo? L'essere. L'essere ora. Non ieri, o domani.
Ora. Adesso. Qui.

"Non esistono verità, esistono solo opportunità".

Quanta cinica violenza dietro queste parole. E quanta violenta libertà. Quanta dirompente voglia di riprendersi sè stessi e sprezzo per quel gelo là fuori.
Opportunità. Opportunità per conoscere.
Non ricordo chi disse: "Se vuoi cambiare il mondo, non cercare di combatterlo. Crea qualcosa che renda il vecchio obsoleto".

Il cinismo t'ha quasi vinto quando sulla tua strada ti imbatti in Q. Mentre scorri le pagine t'accorgi d'essere letto. Da lui. Che mette la punteggiatura alle frasi che la tua curiosità (in silenzio- sotto la cenere) lasciava scritte dentro di te. La cosa più strana (e forse radicante il sentimento di autenticità del tuo essere) è trovare altri che con letture diverse, di età diverse, finisco per dirti ciò che avevi pensato: "E' come se tutto quello che vedi e che leggi si incastri a formare uno stesso disegno" (V.M.).

"La vita è un'occasione di felicità" (Tiziano Terzani, "Un altro giro di giostra")
Errata corrige.
La vita è un'occasione per vivere.
Se tanto poi dobbiamo morire, tanto vale provarci.

E allora proviamoci.
Certo, per noi stessi. Ma anche per gli altri. Sì, per altri che non conosci, di cui ora non t'importa. Altri che magari un giorno si faranno un'idea organica di come stanno le cose. Si faranno una loro idea.
E magari (magari) avranno attinto un piccolo pezzo da quello che hai detto tu.
Perchè davvero, alla fine, "omnia sunt communia".